È un tardo pomeriggio ancora caldo, i raggi del sole fermi nell’aria. L’imbrunire si può solo immaginare ma per ora il cielo è ancora chiaro, appena tinteggiato di arancione pastello.

Siamo nella piazza a lato della strada: è ombreggiata, grazie agli alberi. Prendiamo posto al Kimbe Bar tra tavoli e muretti, resi più ospitali da grandi cuscini colorati. Sorseggiamo Spritz Curaçao e Moijto ghiacciato; a poca distanza, l’apparente immobilità delle barche ormeggiate in porto.

È il preludio alla serata che sta per cominciare: il primo appuntamento della rassegna estiva “Kimbe BookFest”.

Fare aperitivo è un must ormai ma farlo, sentendo parlare di filosofia e letteratura in piazza, assume un sapore ben diverso, soprattutto quando è mosso dalla competenza e dalla passione di chi condivide il proprio sapere.

Razionalità e irrazionalità, e l’immenso viaggio che sta in mezzo, partendo dall’età dei lumi per arrivare al ‘900.

Immanuel Kant- Critica della ragion pura (1781). Siamo in pieno illuminismo. Il filosofo tedesco si pone due grandi domande, sulla conoscenza e sulla morale e l’unica risposta possibile, come ci dice la professoressa Federica Musu, non può che essere: la ragione. La ragione applicata a tutto ciò che risiede entro i limiti del sensibile e non quindi a due entità evanescenti come Dio e l’anima. E sulle note sfumate di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd arriviamo nel ‘700 letterario dove lo scenario ci porta a conoscere uno dei più grandi scrittori dell’epoca. Citando Eleonora Carta, scrittrice e appassionata di letteratura gialla, l’entrata in scena di Edgar Allan Poe “è come vedere Cesare che avanza con la sua biga nei fori imperiali e viene sorpassato da una Ferrari; è come l’avvento dei Beatles nell’universo della musica”. Insomma, assistiamo alla totale innovazione del genere, sancita dal primo romanzo di Poe, I delitti della Rue Morgue: efferati omicidi, descritti nei minimi dettagli e la conseguente, minuziosa ricerca del colpevole. E giusto per sottolineare il legame tra letteratura e musica, ascoltiamo Murder in the Rue Morgue degli Iron Maiden, dove è cantato tutto il romanzo di Poe. (E come ci racconta un ragazzo dal pubblico, il cantante degli Iron Maiden è laureato in storia). Ci piace quando i nostri aperitivi sono interattivi!

Ma ci spostiamo un po’ più avanti nel tempo. Arriviamo a un’amicizia: Hegel e Schopenhauer. Colleghi all’università, Hegel continua a professare il razionale, a muoversi sul lume della ragione. Ma Schopenhauer no. Arthur(per gli amici) non ne può più di questo ordine e non crede che tutto si possa spiegare in tal modo. C’è qualcos’altro che muove il mondo, qualcosa di più potente e sottinteso: la spinta alla vita, a voler vivere. E questo è totalmente folle, irrazionale appunto. Tanti, danno per scontato che Sigmund Freud, padre della psicoanalisi sia anche genitore di questo concetto dell’irrazionale ma come abbiamo appena visto, non è proprio così. La professoressa Musu ci fa immaginare un Freud che legge, ammirato e commosso, le parole di Schopenhauer e che fa sua l’idea dell’irrazionalità, portandola dentro l’uomo. Da qui, l’inconscio.

La playlist continua con Non è per sempre degli Afterhours e ci porta al romanticismo in letteratura, dove il sipario si alza su Arthur Conan Doyle che prosegue sul filone della letteratura gialla, aggiungendo però quel tocco che lo renderà famoso e che farà prendere vita al personaggio più famoso dell’investigazione deduttiva: Sherlock Holmes. Cominciano a essere introdotti anche elementi gotici, lo spiritismo, e quelle atmosfere tipiche… fredde, sinistre, con il canto degli uccelli che fende il cielo nebbioso. L’intervallo con Karma Police dei Radiohead ci trascina al ‘900.

Anno zero, spartiacque tra la filosofia tradizionale e un nuovo metodo di riflessione. Anno in cui Friedrich Nietzsche muore, lasciano agli eredi il suo pensiero informale e provocatorio. Ancora una volta l’irrazionalità viene tacciata di nuova essenza: mentre Schopenhauer si abbandonava inerme alla totale follia di quest’ultima, Nietzsche assume una posizione decisamente più consapevole. “Dio è morto”, e in chiave odierna possiamo leggere Nietzsche come autore noir per quest’affermazione. Nulla di consolatorio nel genere se non una presa di coscienza, l’accettazione della “morte di Dio”, della fine di ogni metafisica, di ogni orizzonte di senso; la “morte di Dio” come dato di fatto, necessaria per potersi basare sulla materia, accoglierla con “entusiasmo orgiastico”. E infine, affrontare l’irrazionalità contando solo ed esclusivamente (ditemi poco) su se stessi. Fix you dei Coldplay ci porta alla chiusura della serata, che termina con una lettura significativa prima di ascoltare Where is my mind dei Pixies.

Amicizia stellare.— Eravamo amici e siamo divenuti estranei. Ma è giusto così, e non vogliamo né dissimularcelo né tenercelo oscuro, come se dovessimo vergognarcene. Siamo due navi, ciascuna delle quali ha la sua meta e la sua traiettoria; potremmo certo incrociarci e celebrare una festa insieme, come abbiamo fatto – e poi, le due brave navi potrebbero starsene tranquillamente in un stesso porto e sotto uno stesaso sole, cosicché si potrebbe pensare che siano giunte alla meta e che avessero una meta comune. Ma poi l’onnipotente violenza dei nostri compiti ci separerebbe ancora, spingendoci in mari e sotto soli diversi, e forse non ci rivedremmo mai più; oppure ci rivedremmo, ma senza riconoscerci, perché mari e soli diversi ci avrebbero cambiato! Il fatto che dobbiamo divenire estranei è la legge sopra di noi: ma proprio per questo dobbiamo divenire anche più degni di noi! Proprio per questo il pensiero della nostra amicizia di un tempo si fa più sacro! Esiste, probabilmente, una curva, una traiettoria stellare immensa e invisibile di cui le nostre strade e mete tanto diverse possono costituire piccoli tratti: eleviamoci a questo pensiero! Ma la nostra vita è troppo breve e la nostra vista troppo scarsa perché possiamo essere più che amici nel senso di quella sublime possibilità. Crediamo dunque nella nostra amicizia stellare anche se, sulla terra, dovessimo essere nemici”.

Friedrich Nietzsche – La gaia scienza (1882)

© Erika Carta

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