È un tardo pomeriggio ancora caldo, i raggi del sole fermi nell’aria. L’imbrunire si può solo immaginare ma per ora il cielo è ancora chiaro, appena tinteggiato di arancione pastello.

Siamo nella piazza a lato della strada: è ombreggiata, grazie agli alberi. Prendiamo posto al Kimbe Bar tra tavoli e muretti, resi più ospitali da grandi cuscini colorati. Sorseggiamo Spritz Curaçao e Moijto ghiacciato; a poca distanza, l’apparente immobilità delle barche ormeggiate in porto.

È il preludio alla serata che sta per cominciare: il primo appuntamento della rassegna estiva “Kimbe BookFest”.

Fare aperitivo è un must ormai ma farlo, sentendo parlare di filosofia e letteratura in piazza, assume un sapore ben diverso, soprattutto quando è mosso dalla competenza e dalla passione di chi condivide il proprio sapere.

Razionalità e irrazionalità, e l’immenso viaggio che sta in mezzo, partendo dall’età dei lumi per arrivare al ‘900.

Immanuel Kant- Critica della ragion pura (1781). Siamo in pieno illuminismo. Il filosofo tedesco si pone due grandi domande, sulla conoscenza e sulla morale e l’unica risposta possibile, come ci dice la professoressa Federica Musu, non può che essere: la ragione. La ragione applicata a tutto ciò che risiede entro i limiti del sensibile e non quindi a due entità evanescenti come Dio e l’anima. E sulle note sfumate di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd arriviamo nel ‘700 letterario dove lo scenario ci porta a conoscere uno dei più grandi scrittori dell’epoca. Citando Eleonora Carta, scrittrice e appassionata di letteratura gialla, l’entrata in scena di Edgar Allan Poe “è come vedere Cesare che avanza con la sua biga nei fori imperiali e viene sorpassato da una Ferrari; è come l’avvento dei Beatles nell’universo della musica”. Insomma, assistiamo alla totale innovazione del genere, sancita dal primo romanzo di Poe, I delitti della Rue Morgue: efferati omicidi, descritti nei minimi dettagli e la conseguente, minuziosa ricerca del colpevole. E giusto per sottolineare il legame tra letteratura e musica, ascoltiamo Murder in the Rue Morgue degli Iron Maiden, dove è cantato tutto il romanzo di Poe. (E come ci racconta un ragazzo dal pubblico, il cantante degli Iron Maiden è laureato in storia). Ci piace quando i nostri aperitivi sono interattivi!

Ma ci spostiamo un po’ più avanti nel tempo. Arriviamo a un’amicizia: Hegel e Schopenhauer. Colleghi all’università, Hegel continua a professare il razionale, a muoversi sul lume della ragione. Ma Schopenhauer no. Arthur(per gli amici) non ne può più di questo ordine e non crede che tutto si possa spiegare in tal modo. C’è qualcos’altro che muove il mondo, qualcosa di più potente e sottinteso: la spinta alla vita, a voler vivere. E questo è totalmente folle, irrazionale appunto. Tanti, danno per scontato che Sigmund Freud, padre della psicoanalisi sia anche genitore di questo concetto dell’irrazionale ma come abbiamo appena visto, non è proprio così. La professoressa Musu ci fa immaginare un Freud che legge, ammirato e commosso, le parole di Schopenhauer e che fa sua l’idea dell’irrazionalità, portandola dentro l’uomo. Da qui, l’inconscio.

La playlist continua con Non è per sempre degli Afterhours e ci porta al romanticismo in letteratura, dove il sipario si alza su Arthur Conan Doyle che prosegue sul filone della letteratura gialla, aggiungendo però quel tocco che lo renderà famoso e che farà prendere vita al personaggio più famoso dell’investigazione deduttiva: Sherlock Holmes. Cominciano a essere introdotti anche elementi gotici, lo spiritismo, e quelle atmosfere tipiche… fredde, sinistre, con il canto degli uccelli che fende il cielo nebbioso. L’intervallo con Karma Police dei Radiohead ci trascina al ‘900.

Anno zero, spartiacque tra la filosofia tradizionale e un nuovo metodo di riflessione. Anno in cui Friedrich Nietzsche muore, lasciano agli eredi il suo pensiero informale e provocatorio. Ancora una volta l’irrazionalità viene tacciata di nuova essenza: mentre Schopenhauer si abbandonava inerme alla totale follia di quest’ultima, Nietzsche assume una posizione decisamente più consapevole. “Dio è morto”, e in chiave odierna possiamo leggere Nietzsche come autore noir per quest’affermazione. Nulla di consolatorio nel genere se non una presa di coscienza, l’accettazione della “morte di Dio”, della fine di ogni metafisica, di ogni orizzonte di senso; la “morte di Dio” come dato di fatto, necessaria per potersi basare sulla materia, accoglierla con “entusiasmo orgiastico”. E infine, affrontare l’irrazionalità contando solo ed esclusivamente (ditemi poco) su se stessi. Fix you dei Coldplay ci porta alla chiusura della serata, che termina con una lettura significativa prima di ascoltare Where is my mind dei Pixies.

Amicizia stellare.— Eravamo amici e siamo divenuti estranei. Ma è giusto così, e non vogliamo né dissimularcelo né tenercelo oscuro, come se dovessimo vergognarcene. Siamo due navi, ciascuna delle quali ha la sua meta e la sua traiettoria; potremmo certo incrociarci e celebrare una festa insieme, come abbiamo fatto – e poi, le due brave navi potrebbero starsene tranquillamente in un stesso porto e sotto uno stesaso sole, cosicché si potrebbe pensare che siano giunte alla meta e che avessero una meta comune. Ma poi l’onnipotente violenza dei nostri compiti ci separerebbe ancora, spingendoci in mari e sotto soli diversi, e forse non ci rivedremmo mai più; oppure ci rivedremmo, ma senza riconoscerci, perché mari e soli diversi ci avrebbero cambiato! Il fatto che dobbiamo divenire estranei è la legge sopra di noi: ma proprio per questo dobbiamo divenire anche più degni di noi! Proprio per questo il pensiero della nostra amicizia di un tempo si fa più sacro! Esiste, probabilmente, una curva, una traiettoria stellare immensa e invisibile di cui le nostre strade e mete tanto diverse possono costituire piccoli tratti: eleviamoci a questo pensiero! Ma la nostra vita è troppo breve e la nostra vista troppo scarsa perché possiamo essere più che amici nel senso di quella sublime possibilità. Crediamo dunque nella nostra amicizia stellare anche se, sulla terra, dovessimo essere nemici”.

Friedrich Nietzsche – La gaia scienza (1882)

© Erika Carta

Editoria e magia

I sognatori, quelli che annusano l’inchiostro sulle pagine e leggono con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, vedono i libri come mezzo di diffusione della felicità.

E se spogliamo il libro di questo alone evanescente e misterioso, cosa rimane?

Il contenuto, certo.

Ma cosa si nasconde dietro e tutt’intorno alla costruzione fisica e mediatica di un prodotto che, una volta terminato, diventa a tutti gli effetti un prodotto commerciale?

Che già… per arrivarci, bisogna attraversare il magico mondo dell’editoria.

E per magico, intendo dire che se ti distrai un attimo, può arrivare un “Expelliarmus” a tradimento e rimani così… disarmato, ecco. È la parola giusta.

Nascono editori come fiori per fronteggiare la presenza sempre più ingombrante di nuovi scrittori. Ora il mondo ne è zeppo. Ben venga, forse. Prima domanda, trita e ritrita: e i lettori? Mi piace pensare che qualcuno, mimetizzato, esista ancora.

Seconda domanda: dov’è finita la caparbietà nel lottare, come che so io, una J.K. Rowling che si è vista rifiutare il suo capolavoro da ben OTTO case editrici prima di poter finalmente regalare al mondo intero Harry Potter? Dov’è finita la competizione sana, il mettersi in gioco e quella voglia di emergere per un merito NON autoriconosciuto, NON salatamente pagato, e valorizzato, invece, da chi di dovere?

Mi faccio queste domande, perché io nell’editoria, che mi affascina e mi attrae, ci ho messo appena un piede e se mi guardo intorno vedo nubi, e se guardo oltre questo mare pieno di squali non riesco a cogliere nitido l’orizzonte.

Però, però.

C’è anche l’amore.

E a proposito di questo, ho voluto parlare in maniera diretta con chi di amore ne scrive, con chi, forse proprio per amore, prende una strada inaspettata, che aggiunge domande alle domande.

E allora, non ci resta che leggere le risposte, tra le righe dell’intervista allo scrittore Diego Galdino.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Diego Galdino, lo scorso anno, alla terza edizione della Fiera del Libro di Iglesias, dove, davanti alla vetrina di un bar, non a caso, ha presentato in anteprima nazionale il suo romanzo, edito da Sperling & Kupfler: “L’ultimo caffè della sera”, sequel de “Il primo caffè del mattino” (Sperling & Kupfler, Milano 2013).

Diego, barista romano e scrittore che parla d’amore, considerato il Nicholas Sparks italiano e che ama leggere Jane Austen e Rosamunde Pilcher.

Ci vuoi raccontare come nasce la tua passione per la lettura, prima di tutto, e per la scrittura poi?

Io dico sempre che leggere è la cosa migliore che possa fare un essere umano, dopo fare l’amore. Ho iniziato a scrivere romanzi molto tardi, anche se da bambino scrivevo delle storie di fantascienza. Affascinato da cartoni animati come Goldrake o Mazinga Z, ricordo che la signora Maria, uno dei personaggi de “Il primo caffè del mattino”, mi cuciva insieme i fogli per farli diventare dei piccoli libri. Mi dispiace tantissimo che siano andati persi. Si può dire che sono diventato lo scrittore di oggi per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher. Una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: “Tieni, questo è il mio romanzo preferito. Lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile”. Il titolo del romanzo era “Ritorno a casa” e la ragazza aveva pienamente ragione. Quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era “I cercatori di conchiglie”. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie. Ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: “Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere”.Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra. Con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia; un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce; al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno; fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza. Forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio. In fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me. La voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

Quindi è questo che ti spinge a scrivere di un tema universale e complicato come l’amore?

A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati.

Veniamo al tuo ultimo romanzo, “Bosco Bianco”. Cosa ci puoi raccontare in merito, per stuzzicare la nostra curiosità senza toglierci il gusto di leggere le tue parole?

Bosco Bianco è stato scritto tanti anni fa , in un periodo particolare della mia vita, avevo appena divorziato e c’era la paura di non poter più vivere le mie figlie nella quotidianità, e il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia unita. Ho proiettato queste mie paure ed emozioni nel protagonista di questo romanzo, padre divorziato con due figlie a cui è legatissimo, a cui cerca di non far mancare niente, ma ha sempre questa sensazione di colpevolezza nei loro confronti. In realtà è un romanzo che parla dell’amore in tutte le sue forme. L’ amore per i figli, l’amore per una donna, l’amore per un posto che è appunto la magnifica tenuta di Bosco Bianco che si affaccia sulla costiera amalfitana, e infine l’amore supremo quello che va oltre tutti i pregiudizi. Quando scrivi con il cuore escono fuori storie come Bosco Bianco.

Come detto, la tua scrittura parla d’amore, di sentimenti profondi e reali. Niente a che vedere con il mondo in cui il libro naviga, come prodotto commerciale, nel mare dell’editoria, del marketing. Ti va di portarci dietro le quinte? Di raccontarci il tuo percorso e come mai, uno scrittore del tuo livello, conosciuto in tutto il territorio nazionale e tradotto in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica, abbia deciso di intraprendere questa imprevedibile strada nel mondo dell’editoria, che vede, comunque già, il successo di “Bosco Bianco”, il tuo ultimo romanzo?

La scelta di autopubblicarmi è stata una scelta fatta con il cuore, perché con “L’ultimo caffè della sera”, si è conclusa la mia avventura editoriale col Gruppo Mondadori, e per pubblicare Bosco Bianco con un editore di pari livello avrei dovuto aspettare la primavera del 2020. Ma io ho pensato che questa storia meritasse di essere letta il prima possibile, così ho deciso di autopubblicarmi, una scelta che per un autore come me poteva sembrare una scelta folle, però ho creduto in questa storia e ho voluto affidarmi completamente a lei, credo nei miei amici lettori che mi seguono e stimano da tanti anni e sono certo che mi aiuteranno a sopperire alla mancanza di un editore di livello facendo in modo che Bosco Bianco non finisca nel cimitero dei libri dimenticati. Capisco che questo romanzo è un romanzo a cui voler bene, ancora di più degli altri scritti fin’ora, quando leggo le recensioni positive e mi commuovo. Bosco Bianco è un libro che nasce solo, forse una scommessa persa in partenza, un libro, fragile, vulnerabile, senza santi in paradiso, ma proprio per questo un libro da proteggere e aiutare, da far crescere in tranquillità, un libro che come gli altri merita di essere felice e di vivere la sua vita al meglio delle sue possibilità. Mai come per questo romanzo mi sento un genitore e un genitore non lascia mai da solo un figlio e così farò io, quindi se ameranno Bosco Bianco ameranno anche me e viceversa, così è e così dev’essere e così sarà.

Grazie per la sincerità! Volevo concludere con due domande. Una è: pur tenendo l’occhio a questo presente, che progetti hai per il tempo che verrà?
E la seconda domanda è questa: qual è il segreto per fare il caffè più buono del mondo?

Devo confessare di essere già al lavoro su una nuova storia dal titolo “Una storia straordinaria” sperando che come dicono i latini nomen omen… In più a fine Giugno volerò in Bulgaria per un tour di presentazioni nelle più importanti città del paese e tra qualche mese L’ultimo caffè della sera uscirà in tutti i paesi di lingua tedesca e in tutti i paesi di lingua spagnola… e in autunno potrebbero esserci importanti novità per quanto riguarda la trasposizione cinematografica de Il primo caffè del mattino. Per fare il caffè più buono del mondo ci vuole un’ottima miscela, la giusta macinatura, una macchina del caffè efficiente, una tazzina bollente e l’amore di chi lo prepara, perché se ci metti l’amore viene tutto più buono…

© Erika Carta

Un vocabolo per la Fiera del Libro di Iglesias, e perché. La parola agli ospiti.

Ylenia Bagato

*SINERGIA*

“Iglesias è un albero che affonda le radici in una terra antica e meravigliosa, è insieme di persone che lavorano con tenacia e attenzione, come i cloroplasti che nelle foglie trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, così Argonautilus porta cultura e respiro. È questo che vogliamo noi di Festival Giallo Garda dalla Rete PYM appena nata con Iglesias e Elba Book Festival: essere sinergia per una cultura rinnovata e vincente”.

Federica Calosso

*PERIFERIA*

“Falchera è un quartiere molto periferico di Torino dove ha sede il Circolo sardo Sant’Efisio, un luogo forse addirittura più periferico del quartiere Paraguay a Iglesias, con cui ha molti punti in comune. Anche la Sardegna è in qualche modo regione periferica dell’Italia. Spesso è proprio dalle zone più lontane e meno conosciute che nascono idee, spunti, suggestioni che poi dilagano altrove e attecchiscono bene, come la verdissima macchia mediterranea dell’isola che si allarga sulle strade. Così sta accadendo per la Fiera del Libro di Iglesias a cui quest’anno ho avuto l’onore di partecipare con il mio libro “Falchera Pietra Alta e Villaretto. Borghi fuori porta” edito da Graphot a Torino. Giornate intense e davvero interessanti che mi hanno dato la possibilità di conoscere una parte della terra sarda che non avevo mai visto, con i suoi abitanti, le sue tradizioni e le sue idee innovative per il futuro. Un grazie sincero ed un arrivederci”

Matteo Mereu

*NOSTOS*

“In greco significa ritorno. In epica rappresentava il ritorno dei guerrieri e degli eroi dalle imprese. Per me rappresenta il ritorno dei sardi a casa”.

Daniele Mocci

*VIVA*

“La cosa più bella della Fiera del Libro di Iglesias è la Fiera del Libro di Iglesias.
In quattro edizioni è diventata parte di me, parte dei miei impegni e dei miei pensieri. È lì, come un dato di fatto, come una di quelle cose inamovibili che facciamo (o che ci capitano) nel corso di un anno. Sia che faccia caldo, sia che faccia freddo.
Inamovibile ma non immutabile. È una creatura viva. Una creatura che cresce e che si evolve non solo nei quattro giorni di aprile in cui si apre al pubblico. Lo fa durante tutto il corso dell’anno, senza soluzione di continuità. Il merito è dell’associazione Argonautilus e, ancora meglio, delle persone che l’hanno creata e che la nutrono con pazienza e costanza.
Anche quest’anno la Fiera del Libro di Iglesias mi ha regalato stimoli, incontri e amicizie. Anche quest’anno ha alimentato le mie passioni per la scrittura, la lettura, i fumetti, i confronti e le diversità. Anche quest’anno mi ha coinvolto e mi ha fatto sentire parte di una bellissima esperienza di gruppo.
E allora non importa se in quei quattro giorni di aprile piove, fa vento o c’è il sole. Quel che importa è che ci sia la Fiera del Libro di Iglesias”

Marianna Cadeddu

*ACCOGLIENZA*

“Accoglienza come apertura, perché si è presa cura delle persone, delle idee, delle prospettive, perché ha unito in un’unica grande sinfonia tanti adulti che confrontandosi sono cresciuti e tanti bambini che con il loro modo semplice e genuino i guardare il mondo sono i custodi della verità”.

Giufà Galati

*SCAMBIO*

“Scambio come quello che c’è stato tra gli ospiti che vicendevolmente si sono “ospitati” durante questi giorni. Scambio di linguaggi tra poesia, giornalismo, prosa e musica. Scambio di accenti e dialetti italiani e, infine, scambio di idee, di parole e di abbracci”.

Daniele Aristarco

*MEMORIA*

“Nei miei incontri ho provato a ragionar con i presenti sul fatto che la verità ha bisogno di tutti e che per costruirla c’è bisogno di nutrirsi di memoria, la palestra nella quale si impara a confrontarsi con la realtà. La memoria alimenta il gioco e la fantasia, segna altre vie, alimenta il confronto. Memoria e verità sono legati da un filo importante, assieme generano la “memoria del futuro”, un arsenale di possibilità davvero infinito”.

Andrea Pau

*SANPIETRINO*

“Il fondo stradale, in tantissimi centri storici, è formato da sampietrini. Da pietre. Pietre dure, intagliate, squadrate, lavorate, levigate, posate l’una di fianco all’altra.
Anche la Fiera di Iglesias è così: un numero incredibile di teste dure, messe l’una di fianco all’altra, impegnate a non disperdersi, a non sparpagliare energie inutilmente. Teste durissime. Convinte che si possa fare cultura dovunque, che si possa parlare di Nietzsche in Piazza e di fumetti in teatro. Teste tenaci. Teste pensanti, che sanno bene quanto un mucchio di sassi possa trasformarsi da un cumulo di macerie a una strada che porta alla libertà”.

Marco Belli

*LUOGO*

“Luogo” come spazio determinato per riconoscersi in una presenza comune nel mondo che non si chiude nell’affermazione di un’identità e di una cultura che protegge i propri confini dalle influenze esterne e dalle possibilità di un’interazione e di dialogo.
“Fare luogo” significa appunto scostarsi, allargarsi per creare uno spazio dove altri possano stare o passare. 
I luoghi vivono di sovrapposizioni e co-presenze, servono a ricostruire una rotta, a ritrovare voci dimenticate per tracciare geografie dell’ospitalità, anziché dell’esclusione”.

Giulia Cannas

*RESPIRO*

“Quest’anno, alla Fiera del Libro di Iglesias ho portato un pezzo che parla di me, una coreografia che ho creato io. Ci tengo molto perché per la prima volta, senza paura, faccio vedere il mio lato più fragile. Spesso mi fa sentire inerme, come se fossi dentro una bolla e nonostante riesca a sentire quello che c’è attorno a me, anche se in lontananza, non riesca ad uscire.
Tuttavia, non mi sono mai risparmiata, ho fatto tutte le cose in cui credevo, da sola, anche se facevano paura.
Per me questo è il coraggio.
Questa coreografia parla di me, ma può parlare pure di altri, di quanto ci si possa sentire fragili e di quanto ci sia comunque la voglia di prendere la vita a schiaffi e a morsi.
Ho lavorato molto su me stessa, su questa mia fragilità, e ho imparato che avere paura del giudizio altrui e volerla nascondere è peggio di accettare che ci sia.
Dicono che accettare di avere un problema sia il primo passo per superarlo, è proprio per questo che ho deciso di parlarne attraverso la mia danza, che è la massima espressione di me stessa e del mio essere”.

Giacomo Putzu

*LUOGO*

“Poche altre volte mi sono sentito a casa come durante la Fiera del Libro di Iglesias. Belle persone, un centro storico incredibile, fumetti e tantissimi libri. Insomma, una bellissima esperienza”.

Motivazione Ambulante

In queste giornate ho assistito a qualcosa che sa molto di magia ma che è tutto frutto di fatiche terrene.

Ho due parole. E ho deciso di usarle insieme.

Motivazione Ambulante.

Non si tratta di vivere sulle nuvole ed esser ciechi alla realtà. La vediamo bene, altroché. Non solo. Ce l’abbiamo sulla pelle, scotta e ci fa tremare. Prevalgono sentimenti di paura, disillusione e impotenza all’ordine del quotidiano.

Eppure, quando ci si ritrova seduti in cerchio a parlarne, credo si metta in atto la prima forma di lotta buona che rende le cose possibili.

Soltanto il fatto di esserci, non soltanto occupando una sedia ma presenti per davvero, insieme a quella passione e determinazione che muovono l’animo e alla voglia di mettersi ancora e sempre in gioco, assume un valore senza eguali.

Chi resiste e chi consapevolmente, nonostante faccia male, invece sa che deve prendere un’altra strada.

Spesso è necessario soltanto guardare le cose da un’altra prospettiva, da un punto di vista che sia al di fuori del vortice di nero in cui per inerzia, tante volte, ci muoviamo.

Ieri, oggi, il nostro LA del pianoforte è stato, come qualcuno l’ha definita, l’energia vulcanica di Chiara Cuttica che ha eruttato parole e idee di senso, una appresso all’altra. Progetti concreti. Scappatoie da attraversare per affrontare la realtà. Dietro ognuna di queste cose, c’è il lavoro di chi ci vede e ci crede.

Diciamocelo chiaramente… una piccola realtà, non può diventare grande dall’oggi al domani. Soprattutto non si può pensare che questo avvenga senza sacrifici e tentativi.

Eravamo tutti lì a raccogliere piccole perle di entusiasmo, ancora semi da piantare e di cui prenderci cura, sperando sempre di poter godere, un giorno, di fiori sbocciati e prati enormi a perdita d’occhio.

Perché non provarci di nuovo, ancora, in altri modi che magari non avevamo considerato? In certi casi, anche se per brevi lassi di tempo, l’unione fa la forza.

Mi fa venire voglia di crederci. Sempre di più.

Ci sarebbero tante parole che mi verrebbe da urlare ad ALTA VOCE, ma ce n’è una che gira di bocca in bocca, verso chi ha iniziato, da chi cerca di portare avanti l’inizio e viceversa. Rimbalza e diventa sempre più grande. GRAZIE.

Erika Carta

I mercoledì di Argonautilus. Alta VOCE – Bollicine Party

Parola d’ ordine: Voce.

Alta Voce. 30 Gennaio 2019.

Ottimo motivo per festeggiare, in uno dei nostri Mercoledì di Argonautilus, dove tra belle persone, buon cibo e bollicine abbiamo raccontato il progetto Alta Voce.

L’idea di Chiara Cuttica, redazione editoriale e ufficio stampa della casa editrice Scrittura Pura, amica della Fiera del Libro di Iglesias, nasce per dare spazio a tutti coloro che hanno sempre sognato di esibirsi davanti a un vero pubblico.

Modalità di espressione: qualunque si desideri. Una canzone, i versi di una poesia, la scena di un film e tanto altro ancora.

La messa in scena di queste performance sarà concretamente realizzabile durante la Fiera del Libro di Iglesias 2019 in seguito a un ciclo laboratoriale di tre incontri di preparazione e formazione.

Buttiamo via la maschera della timidezza e prendiamoci i nostri cinque minuti di gloria!

Per info e contatti, potete scrivere all’indirizzo mail: argonautiluslab@gmail.com

“Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana”

Federico Garcia Lorca

A un passo da un mondo perfetto

Sono tempi frenetici quelli in cui viviamo. La vita ci corre a fianco rimbalzando nel virtuale. Siamo spettatori, indifferenti per lo più. Brancoliamo nel buio seguendo l’unico filo fiocamente illuminato: l’inerzia. Eppure, ci sono dei momenti che ci costringono a rallentare, a fermare il vortice… a pensare. L’occasione è arrivata con le celebrazioni per la giornata della memoria. È sempre un dolore sordo ricordare, leggere, sentir parlare di quello che fu la Shoah. Ma non solo è giusto parlarne, è necessario.

Argonautilus e la Fiera del Libro di Iglesias hanno voluto ospitare, con onore, la scrittrice e giornalista Daniela Palumbo che come lei stessa sostiene, ha fatto i conti con la reale, profonda empatia per quella sofferenza, già all’età di 13 anni. Età di domande, dove tra tutte ce n’è una che ancora oggi rimane senza risposta.

Perché?

Però Daniela Palumbo indaga, si cala tra le sfaccettature che stanno attorno all’orrore. Non può descriverlo in maniera diretta ma la delicatezza che contraddistingue la sua narrazione arriva dritta e forte ai cuori. Dei più giovani e non solo. E apre quelle crepe di cui lei parla nel suo ultimo libro, A un passo da un mondo perfetto, edito da Il Battello a Vapore, Edizioni Piemme.

Sabato 26 Gennaio, presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, in anteprima nazionale, abbiamo presentato questo suo ultimo lavoro.

Al centro della vicenda c’è Iris, una bambina tedesca che smetterà ben presto di vivere nel mondo felice che ha sempre conosciuto. Suo padre ricopre il ruolo di Vicecomandante in un campo di concentramento vicino a Berlino, sua madre come la maggior parte del popolo cade in quella trance di odio ingiustificato, nello spazio grigio dove la folla si muove, in massa, senza distinguere la realtà dal sogno patriottico di un folle.

Iris però coi suoi occhi curiosi e svegli di bambina incrocia lo sguardo di un prigioniero ebreo, Ivano, e ci vede dentro esattamente quello che lui è: un essere umano. Si pone delle domande, giuste, legittime e in tutta la violenza che la circonda a un passo da casa, ha la fortuna di incontrare dei piccoli punti luce che fanno da riflesso al suo. L’istitutrice Helga, sua nonna Lena, Gerolf e lo stesso Ivano.

Si porterà per sempre nel cuore il senso di colpa, eppure nel suo piccolo con le crepe, le domande, con ogni gesto d’amore e per ogni volta che ha provato sdegno e vergogna, ha contrastato un po’ di quell’odio disumano.

Domenica 27, abbiamo replicato la presentazione di A un passo da un mondo perfetto nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias e il valore aggiunto sono stati gli alunni della ex classe 5^A della Scuola Primaria di Via Roma, che dopo cinque anni sotto la guida della maestra e coordinatrice degli eventi Enrica Ena, hanno costruito un lavoro autonomo per raccontarci Liliana Segre. Sono proprio loro lo specchio di quelle domande che è giusto e necessario porsi, anche oggi. Sono lo scudo all’indifferenza, invitano a guardare avanti e non a voltare la faccia dall’altra parte.

Veicolo di tutto questo, ancora una volta e sempre, i libri. La letteratura, che come la stessa Daniela Palumbo sostiene, ci permette di fare esercizio, di immedesimarci in punti di vista diversi dai nostri e di riportare questo germoglio di empatia anche fuori, nel mondo reale.

E ci lasciamo con una frase, tratta dal libro A un passo da un mondo perfetto, che più di tutte ha fatto breccia in noi.

“Quando vedi un uomo a terra, chiunque sia, non ti vergognare a sentire su di te il suo dolore, come ti capitava con il prigioniero ebreo all’inizio. Non te ne vergognare mai. Neppure se è ebreo, Iris. È questo sentire la sofferenza dell’altro che ci rende esseri umani”.

Daniela Palumbo

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”.

Liliana Segre

Fiera Off per la Giornata della Memoria

Nel weekend che verrà, per celebrare la Giornata della Memoria, la Fiera Off della Fiera del libro di Iglesias è lieta e orgogliosa di ospitare l’autrice e giornalista Daniela Palumbo.

Si comincerà Sabato 26 Gennaio alle ore 18:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, con la partecipazione della Storytelling Libreria Sala da tè. Avremo l’onore di conoscere IN ANTEPRIMA NAZIONALE il nuovo libro di Daniela Palumbo: “A un passo da un mondo perfetto”, Il Battello a Vapore Edizioni Piemme. Interverranno: il Sindaco di Gonnesa, Hansel Cabiddu, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Federica Olla, l’Assessore al Turisnìmo, Simone Franceschi.

A seguire, Domenica 27 Gennaio, alle ore 18:00 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias replicheremo con la presentazione del libro “A un passo da un mondo perfetto”. Inoltre i bambini della ex 5°A della Scuola Primaria di Via Roma ci parleranno del libro “Fino a quando la mia stella brillerà” di Liliana Segre, coautrice Daniela Palumbo, Edizioni Piemme. Dialogherà con l’autrice Enrica Ena. Con la collaborazione della libreria Mondadori Bookstore di Iglesias.

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”

Liliana Segre.

Siamo tutti invitati a riflettere, ancora e sempre, su questo importante tema.

Tra pace e dolore

E’ esattamente così che ci siamo sentiti al terzo appuntamento del gruppo di lettura In Libro Veritas, per l’Argo Circolo Letterario.

Sospesi tra la pace e il dolore che emergono dalle pagine di “Una giornata dall’aria antica”, edito dalla Graphe.it.

12 Novembre 2003. Attentato a Nassirya. C’è la Brigata Sassari in quel campo, missione di pace…

L’autrice Antonella Serrenti ha dato voce al suo dolore di madre, alla paura che ha provato in quei momenti concitati dove vacillava e lottava per credere fermamente alla convinzione che suo figlio stesse bene. Poi il sollievo e la paura che dopo anni è svanita soltanto per lasciare il posto al “timore di avere paura”.

Non solo la voce di una madre, ma tutti i racconti in cui l’autrice si è immedesimata, hanno scavato dentro ognuno di noi emozioni forti e contrastanti che sono venute fuori senza freni, vive e condivise.

Perché è sempre questo il potere della parola scritta e raccontata: un viaggio da un cuore a un altro. Ricchezza in circolo.

“E’ una strana giornata, tiepida, tersa ma di un colore che non so definire. Sembra che tutto abbia un’aria antica. Sì, ecco cos’è: una giornata dall’aria antica”.

Antonella Serrenti – Una giornata dall’aria antica.

E noi, cari amici lettori, prendiamo appuntamento al 5 Febbraio per un’altra avventura da scoprire. Ad aspettarci, il confronto “Tra realismo e allegoria” con “Il paradiso degli animali” di David James Poissant, edito da NN Editore.

Buona lettura.

Tra sostanza e apparenza

Martedì 4 Dicembre 2018.

Non eravamo al lavatoio del sesto piano di Via Grotta Perfetta 315, ma lo stesso ci siamo riuniti, nella sede di Argonautilus a parlare ancora di libri.
È nato e trascorso così il secondo appuntamento del gruppo di lettura In Libro Veritas.
Il tempo si è messo in circolo insieme alle parole e alle idee.
Controverse, animate.
Chi con uno sguardo fugace, chi in punta di piedi o di prepotenza, tutti ci siamo comunque intrufolati in un condominio che non era nostro ma che forse un po’ lo è diventato.
Abbiamo sbirciato le luci accese in ognuna di quelle case, ci siamo fatti portavoce e giudici di altre vite, irreali ma non troppo.

“E oggi mi sembra che nessuna donna oltre a me, è mai diventata Mamma”.

Abbiamo conosciuto quella scellerata di Maria e seguito la piccola Mandorla nelle sue strampalate famiglie. Tina Polidoro che cena con l’immaginazione; Lidia e Lorenzo che non riescono a scindere l’amore dal male che si infliggono; Caterina, donna e Samuele, bambino; Paolo e Michelangelo che si aggrappano uno all’altro in spazi diversi; la famiglia Barilla, specchio di apparenze.
Porcomondo, la paura del diverso.

Al riparo dal mondo per un po’, abbiamo lasciato comunque nuove impronte, che seppure minuscole, rimarranno impresse dentro noi stessi e almeno vicine a chi ci sta intorno.

Vorrei Vorrei Vorrei…
Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri. Dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male”.

Le luci nelle case degli altri.
Chiara Gamberale.

E poi, ci siamo detti la frase di congedo più bella che possa esserci, per salutare questo nostro Dicembre letterario:

“Ci vediamo a Gennaio”.

        

 

         

 

 

 

 

 

Parola chiave, emozioni. Gli aperitivi filosofici di Argonautilus.

Responsabilità. Consapevolezza. Autonomia.

Tre parole che hanno riecheggiato in questa estate iglesiente sui social e tra i tavoli dell’Electra Cafe’ Letterario.

Tre parole che sono chiave e al tempo stesso tesoro, che si diramano nell’attuale ma hanno radici profonde ben più lontane.

Condivido spesso il mio pensiero sulla magia emanata dai libri, ne trovo dimostrazione ogni qualvolta mi accolgono tra le pagine, quando incontro gli occhi di chi parla questa stessa lingua.

Lo scorso 28 Agosto si è conclusa la prima rassegna di Aperitivi Filosofici a cura di Argonautilus.

Tre incontri che hanno sprigionato il genere di magia di cui ho parlato poc’anzi.

Federica Musu, socia di Argonautilus, professoressa e donna che va veloce come un treno e non smette mai di correre, ha permesso a tre filosofi di rivivere ancora una volta nella sua voce.

Trovo meraviglioso il fatto che le parole scritte, raccontate e ascoltate abbiano l’immenso potere di attorcigliare passato e presente, di fondere le persone in un unico cuore pulsante, in grado di riempire una piazza.

Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.) padre, assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele, del pensiero filosofico occidentale.

Abbiamo affrontato il concetto di Responsabilità attraverso il mito di Er, dove il filosofo greco parla di reincarnazione e della responsabilità morale che abbiamo nello scegliere le nostre vite dopo la morte.

René Descartes, per gli amici Cartesio (1596-1650) padre francese della matematica e della filosofia moderna.

Un discorso intenso sulla Consapevolezza, che ha tenuto gli ospiti incollati alle sedie.

“Cogito ergo sum”, Penso dunque sono. Una massima bellissima che fa del pensiero il mezzo per rendersi conto che l’uomo, in quanto essere pensante, può distinguersi dalla “res estensa”, ovvero dalle cose sensibili che lo circondano. Da Cartesio abbiamo anche appreso l’importanza del dubitare, dell’esercizio del dubbio come metodo non per distruggere una verità, piuttosto per avere sempre nuove certezze fondate su qualcosa di veramente solido.

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Immanuel Kant (1724-1804) filosofo tedesco tra i primi a portarci nella corrente dell’illuminismo e fondatore del criticismo.

Si parla ancora una volta di morale, ma la grande novità al riguardo è la nascita del concetto di Autonomia. Kant parla di morale autonoma, sostiene che la fonte delle leggi risiede all’interno dell’uomo stesso. Egli può, servendosi della Ragione, decidere volontariamente se seguire e applicare queste leggi dettate dal proprio io, piuttosto che seguire una qualsivoglia legge proveniente dall’esterno.

Tutti i temi affrontati sono stati seguiti con partecipata attenzione, discussi e adattati al qui e ora.

A fare da sfondo a queste chiacchierate, le illustrazioni di Sara Camboni, socia che mette a disposizione la propria arte al pubblico, rendendo facilmente comprensibile ciò che vuol rappresentare in modo divertente, ironico e sagace.

Un’importante collaborazione che ha accompagnato gli aperitivi filosofici è stata quella con il Big Blue Festival che dice No alle cannucce di plastica, prediligendo l’ecologia e la salvezza dell’ambiente.

Ma sapete, la cosa che più rimane, ogni volta che le persone si incontrano a questo genere di eventi e si scambiano sorrisi e cultura, sono le emozioni.

Forti, tangibili, frutto dello stare insieme e tornare a casa arricchiti con qualcosa che non ha un prezzo materiale.

La soddisfazione pura e semplice per un evento ben riuscito, che ripaga tutto il duro lavoro che sta dietro alla nascita di una nuova idea.

E di idee, di sogni, gli Argonauti ne hanno pieni i cassetti, che aspettano solo di essere spalancati e condivisi.

Altri filosofi fremono in attesa che si parli un po’ di loro agli aperitivi che verranno, in versione autunnale.

Mentre un evento prossimo, il 5 Settembre, vedrà l’inaugurazione dei “Mercoledì di Argonautilus”, dove si parlerà insieme del nuovo libro in uscita di Khaled Hosseini, “Preghiera del Mare” edito da SEM Società Editrice Milanese. Sarà un altro modo per riflettere e per festeggiare la vita con un tropical sangria party.

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”.

-Hans Georg Gadamer-

di @Erika Carta