L’archivio della biblioteca di New York va online e si trasforma in una camera delle meraviglie 2.0

Fonte originale dell’articolo di   : http://www.left.it/

 

L’archivio della biblioteca di New York va online e si trasforma in una camera delle meraviglie 2.0

È una camera delle meraviglie, una wunderkammer 2.0, il nuovo archivio digitale della New York Public Library. In Italia ancora pochissimi documenti sono stati digitalizzati e per consultare i materiali d’archivio di biblioteche e musei – e magari fare una foto con il proprio smartphone per ragioni di studio o semplice curiosità, oltre alla burocrazia necessaria per accedere al servizio, viene fatta pagare una tariffa. La biblioteca di New York ha scelto invece tutta un’altra politica e ha digitalizzato la maggior parte dei materiali d’archivio in suo possesso mettendo a disposizione di chi, sparso in qualsiasi punto del globo, possiede una semplice connessione internet ben 187.000 documenti fra stampe antiche, mappe, atlanti, cartoline, fotografie, libri, lettere, foto segnaletiche e addirittura spartiti musicali. Il risultato è impressionante e ricorda le camere dei collezionisti rinascimentali.

w8

Le epoche che possono essere consultate sono altrettanto disparate si va dal 11esimo secolo al 1900. Esplorando il sito potrete trovare addirittura le confezioni dei vecchi pacchetti di sigarette o i menù d’epoca di ristoranti, hotel e navi da crociera, documenti che raccontano quindi non solo la storia dei  Benjamin Franklin o dei George Washington, ma anche la quotidianità delle persone comuni e come si sono evoluti nel tempo la società e i costumi.
La quantità di materiale a disposizione è enorme e ci si può orientare navigando per generi come per epoche o addirittura per colore.

(continua a leggere dopo la gallery)

Schermata 01-2457396 alle 11.56.58

Schermata 01-2457396 alle 11.58.03

Schermata 01-2457396 alle 12.00.22

nypl.digitalcollections.7aca3c37-b54a-63ab-e040-e00a180619d0.001.v

Schermata 01-2457396 alle 11.53.38

stampa-pesci

Schermata 01-2457396 alle 12.02.39

Schermata 01-2457396 alle 12.03.41

Schermata 01-2457396 alle 11.46.12

«Vediamo la digitalizzazione come un punto di partenza non come un punto di arrivo» ha spiegato Ben Vershbow direttore della New York Public Library «non vogliamo solo mettere del materiale online e dire alle persone: “Ecco qua”, vogliamo mettere in moto un sistema e incoraggiare il riutilizzo e la diffusione dei documenti». Quindi cosa state aspettando? Accendete i motori e iniziate la vostra esplorazione.

Spencer Collection, The New York Public Library. "Ise monogatari = The Tales of Ise." The New York Public Library Digital Collections. 1608

The Miriam and Ira D. Wallach Division of Art, Prints and Photographs: Photography Collection, The New York Public Library. "Children. Manchester, New Hampshire." The New York Public Library Digital Collections. 1936 Oct..

atlante

nypl.digitalcollections.510d47da-e35b-a3d9-e040-e00a18064a99.001.v

Per chi di voi si vuole cimentare in prove di abilità dal gusto retrò la biblioteca pubblica di NYC ha ben pensato di festeggiare la digitalizzazione facendo un ulteriore regalo agli utenti con il videogioco Mansion Maniac, nel quale con l’aiuto di una icona in stile Pac-Man, gli utenti possono esplorare le planimetrie, sempre presenti nell’archivio, di alcune delle più stravaganti residenze di inizio del 20 ° secolo della Grande Mela.

   @GioGolightly

I pesci e le rocce parlano e cantano. La scoperta nel parco marino di #Tavolara.

Il progetto #Seacoustic dell’Area protetta svela le “chiacchierate” tra gli abitanti del mare. Il gruppo di ricerca Chorus ha calato in acqua degli idrofoni che hanno captato i suoni di posidonia e corallo

fonte: lanuovasardegna.geolocal.it


olbia

OLBIA. Altro che muto come un pesce. Gli abitanti del mare sono dei gran chiacchieroni. Ognuno di loro comunica con un suono originale, talvolta stridulo, altre volte baritonale. Spesso è solo un impercettibile vocalizzo. Nessuna fantateoria. Che nel blu di Tavolara ci siano discorsi a tutte le ore lo rivela una ricerca nell’Area marina protetta. E a sorpresa, a parlare non sono solo i pesci. Ma anche le rocce, il corallo, la posidonia. Sono i primi risultati del progetto sperimentale “Seacoustic”, realizzato in collaborazione con l’Agence de l’eau. Sono loro che hanno catturato i suoni del mare. Come delle intercettazioni in profondità. Le intercettazioni. Il gruppo di ricerca Chorus ha calato in acqua degli idrofoni, dei grandi microfoni subacquei che hanno registrato le conversazioni nel blu. Tre le zone in cui sono scattate le intercettazioni. Nell’area di Molarotto, Molara e Capo Coda Cavallo. Rispettivamente zone A, B e C. Lettere che indicano il livello di riserva, integrale, generale e parziale.

La playlist del mare. Cinque i giorni di ascolto e registrazioni realizzate in orari diversi. Suoni differenti in base all’orario, alla presenza umana. Vocalizzi che l’orecchio umano non può captare, ma che non sfuggono agli idrofoni. Dalle registrazioni dei supermicrofoni i ricercatori hanno estratto una traccia. Una chiacchierata nel blu di saraghi, cernie, murene, posidonia, che sarà fatta ascoltare al pubblico nel convegno di domani, sull’isola di Tavolara. Laura Iorio, una delle ricercatrici, l’ha battezzata playlist discoMolarotto.

La nuova frontiera. L’ecologia dei paesaggi sonori è una nuova disciplina. Utilizza i suoni per determinare la fauna ittica, le caratteristiche dell’ambiente, seguire lo stato di salute e i cambiamenti spazio-temporali. Il progetto sperimentale Chorus finanziato dall’Agence de l’eau ha immerso le sue grandi orecchie nel mare di Marsiglia, in Corsica a Calvì, in Sardegna a Tavolara e Cala Gonone.

I risultati. «Ora noi usiamo un approccio empirico per determinare la fauna ittica – spiega il direttore dell’area marina protetta di Tavolara Augusto Navone – Attraverso l’osservazione diretta. Se l’acustica passiva dovesse continuare ad evolversi e riuscire a identificare ogni singolo suono associato a una specie, probabilmente l’attività di monitoraggio sarebbe più efficace e avrebbe meno problemi. Un conto è immergersi con un operatore per fare le riprese e censire i pesci, un altro registrare e associare il canto di ogni singola specie».

Posidonia intercettata. Nelle registrazioni degli idrofoni non ci sono finiti solo i pesci. Anche la posidonia si diletta in discreti vocalizzi. «Abbiamo già fatto delle stime e siamo sicuri che alcuni habitat rispondono in maniera diversa e sono riconoscibili – rivela Navone – La posidonia risponde in un modo, il coralligeno in un altro. L’acustica potrebbe essere utile per caratterizzare anche gli habitat, non sono una specie. Senza dimenticare l’importanza dei suoni antropici,come quelli delle barche a motore, che entrano in conflitto con habitat e animali.

Il futuro. Navone scommette sull’acustica passiva. «Un’altra frontiera della ricerca che cerchiamo di perseguire grazie a una collaborazione internazionale a cui teniamo molto».

Fonte: lanuovasardegna.geolocal.it

Le carte celesti degli Egizi servivano a navigare tra le stelle

Gli antichi Egizi dovevano aspettarsi un aldilà denso di impegni. Migliaia di anni fa dipinsero grandi bellissimi occhi all’esterno dei loro sarcofagi, per continuare vedere che cosa succedeva nel mondo. Ma alcuni esponenti della nobiltà della città di Asyut nell’Alto Egitto avevano addirittura tabelle dettagliate sui movimenti delle stelle, dipinti all’interno – e non all’esterno – del sarcofago. Sembrerebbe trattarsi di tabelle orarie o veri e proprio fogli di calcolo dedicati al percorso celeste di alcune specifiche stelle, dalla levata eliaca al tramonto oltre l’orizzonte. E per essere tabelle orarie, erano anche bellissime.

Gli studiosi hanno creduto a lungo che questo tipo di carte stellari rappresentasse una forma molto antica di orologio, in grado di segnare il tempo anche in assenza di sole, cosa che poteva essere molto importante per lo svolgimento di rituali e pratiche religiose notturni. Ma Sarah Symons della McMaster University in Ontario ritiene più probabile che queste tabelle orarie rappresentino in realtà una sorta di mappa destinata ai defunti per consentire loro di navigare nel cielo, dove avrebbero vissuto per sempre come stelle, dopo la morte. Le sue conclusioni sono basate su anni di ricerche in antiche credenze egizie, approfondite indagini sulle 27 carte stellari conosciute e su molti altri frammenti sparsi per il mondo e sull’utilizzo di un software in grado di ricreare il cielo notturno così come si presentava oltre 4000 anni fa, sopra le terre del Nilo. La Symons e la sua co-autrice Elizabeth Tasker della Hokkaido University in Giappone descrivono il lavoro nel numero di ottobre di Scientific American.

L’esistenza di mappe stellare presso gli antichi egizi è nota da decenni, come Symons e Tasker scrivono nel loro articolo “Le stelle dei morti“. Ma le studiose richiamano l’attenzione sui particolari. Una tavola completa “è divisa in quarti da una striscia orizzontale e una verticale. La striscia orizzontale contiene un verso tratto da un testo religioso che dedica un’offerta a un certo numero di divinità egizie, mentre la striscia verticale contiene quattro raffigurazioni pittoriche delle stesse divinità”.

Lungo la parte superiore della tavola, si trova rappresentato l’antico calendario civile egiziano, in cui il mese era composto da 3 settimane di 10 giorni, con 12 mesi da 30 giorni per totali 360 giorni. I 5 giorni rimanenti alla fine dell’anno venivano inseriti in una colonna specifica, alla fine della tavola.
Ogni colonna di nomi delle stelle (scritti in geroglifico) era composta da 12 righe, con ogni cella che indicava il sorgere (o forse il tramontare) di una particolare stella sopra l’orizzonte.

All’esame dettagliato, la magia di queste tavole si anima ed è come trovarsi di fronte a un autentico programma di navigazione celeste, dipinto sul legno millenni or sono.

Con il permesso speciale della Museo dell’Università di Tubinga, in Germania, la seguente galleria fotografica mostra una delle tavole stellari stella meglio conservate dell’antico Egitto, proveniente dalla tomba di Idy di Asyut.

egypt1 egypt2 egyot5egypt6egyot3 egypt7 egypt8 rgypt9

Fonte originale:

http://www.scientificamerican.com/article/surprising-new-finds-from-ancient-egyptian-star-charts-slide-show1/

15.09.2015

In mostra a #Uri i bronzetti comprati all’asta dai cittadini

Fonte: La Nuova Sardegna, 11 settembre 2015

Il 19 settembre per la “Festa della civiltà nuragica” esposizione dei reperti recuperati con una raccolta di fondi sui social network

URI. «Bentornati a casa!» è stato lo slogan che ha concluso una piccola ma epocale azione di volontariato e coscienza civica, l’acquisto da parte di semplici cittadini di quattro bronzetti nuragici messi all’asta lo scorso giugno a Londra.

I bronzetti – che sono stati presentati ieri, giovedì 10, per la prima volta a Cagliari – saranno il 19 settembre a Uri per la “Festa della civiltà nuragica”.
«In quell’occasione speriamo di poter esporre anche delle riproduzioni tridimensionali che stiamo realizzando grazie al contributo di Sardegna Ricerca. Oggetti che potranno essere visti e maneggiati dai bambini e da tutti i curiosi, perché è attraverso la conoscenza che si crea la tutela e la consapevolezza che il patrimonio appartiene ai cittadini» dice Nicola Manca, presidente della fondazione Nurnet che con il gruppo Archeologia della Sardegna è stata in prima linea nel recupero dei reperti nuragici.
Due gruppi di volontariato con un grandissimo seguito sui social che descrivono i sardi interessati alla loro storia antichissima come non mai.

bronz2

bronz1