L’isola delle anime

La parola amuleto che mi hanno lasciato è: Ali.
Ha un suono bellissimo e così tante sfaccettature che però mi fanno pensare subito a due cose.
I sogni. E i libri.
Ed è su queste ali che ho viaggiato, ancora una volta, tra le parole di Piergiorgio Pulixi.
Ho volato alto nel cielo turchese e blu notte, ho sentito la salsedine sulla pelle e gli odori forti di macchia mediterranea. Sono entrata dentro una Sardegna di cui ho solo conoscenze marginali, come fossero leggende, riscoprendone ancora un volto nuovo, un’anima profondamente marcata in ogni suo confine.
Ho provato inquietudine.

“Non crede che sia proprio questo che la letteratura deve fare, inquietare?”
Antonio Tabucchi in Requiem.

L’isola delle anime, edito da Rizzoli.
Piergiorgio Pulixi, con magistrale bravura, riesce sempre a lasciare la sua di anima ai margini, prediligendo quella dello scrittore. Di colui che ascolta e raccoglie storie e senza giudizio dà voce a personaggi che diventano chiaramente reali, e raccontano.
Un romanzo, questo, intriso di femminilità con due figure quasi opposte, punti fermi e contrastanti ma allo stesso tempo complementari.
Mara Rais ed Eva Croce, due donne che vanno avanti, prendono decisioni difficili e importanti, riescono con forza e fragilità a sovrastare maledizioni antiche e nuove.
Morendo Barrali, un uomo che la maledizione ce l’ha dentro e lotta per venirne fuori.
E poi… i Ladu della montagna. Un popolo dentro il popolo, una comunità di persone legate visceralmente alla terra e ad ogni suo elemento. Difficile fino alla fine comprendere se questa è una storia che corre parallela o affonda nelle altre.

Piergiorgio Pulixi è stato ospite nella serata di ieri, alla Storytelling Libreria sala da tè di Gonnesa, abilmente allestita ad hoc per l’occasione, con la riproduzione della scrivania di Moreno Barrali e una cartina della Sardegna appesa in parete.
Ad accompagnare la narrazione, Eleonora, libraia e Federica, argonauta, entrambe con passione.
E il pubblico curioso e coinvolto, anime di lettori.

Questa sera, si replica a Iglesias, dove a ospitarci saranno Stefania e Antonella della libreria Mondadori.

Appuntamenti di imperdibile ricchezza.

#FieraOFF “Lo stupore della notte”

“La società in cui viviamo ci ha sempre insegnato a scindere il lato femminile da quello maschile e viceversa. Ma soltanto chi attinge senza alcuna remora a entrambi è dotato di quella che si chiama: intelligenza emotiva”.

Con questo concetto, Piergiorgio Pulixi porta a conclusione la serata che lo ha visto protagonista alla Storytelling Libreria-Sala da tè, nell’evento di FieraOFF, della Fiera del libro di Iglesias, organizzata dall’Associazione culturale Argonautilus.

Non è stata una mera “presentazione” del suo ultimo romanzo, piuttosto mi piace vederla come una chiacchierata compartecipata dove l’autore ha raccontato, anche attraverso le domande delle relatrici e del pubblico, “Lo stupore della notte”.

È lo stupore suscitato da Milano, che va vissuta da dentro, per essere davvero capita.

E Piergiorgio Pulixi si è calato di persona nelle tenebre della città, per raccontarle.

Parole senza bavagli, pagine fitte di emozioni forti e contrastanti che rimandano alla paura, al disagio, al sentimento radicato della vendetta e della giustizia, con un velato senso di impotenza che pende come spada di Damocle sopra le teste.

Un piede già in là, oltre il baratro del buio.

Terrorismo, lotta a un nemico che si è venuto a creare all’interno della società stessa. Immigrati di seconda e terza generazione in conflitto, che vivono il contrasto tra il fallimento delle famiglie d’origine e l’immaginario occidentale.

Il lavoro incessante delle forze dell’ordine, ramificato in trame complesse, non sempre lineari.

Piergiorgio Pulixi ha imparato a seguire le storie, a recarsi personalmente dove esse parlano per toccare con mano le situazioni ed entrare nel loro cuore pulsante.

Ha la straordinaria capacità di entrare nelle vite dei personaggi con spiccata sensibilità ma soprattutto con reale empatia e questo gli permette di non esprimere o lasciar trapelare giudizi sul loro operato.

Il confine tra bene e male è appena accennato, si confonde perfino agli occhi del lettore, che si lascia trascinare dai diversi punti di vista.

Osserva come dovrebbe osservare un giornalista, con gli occhi accesi di oggettività e al momento di mettere nero su bianco la storia che intratterrà il pubblico, riesce non soltanto a raccontare verità, siano esse scomode o meno, ma a romanzarle in un perfetto intreccio di situazioni e personaggi.

Rosa Lopez, protagonista tra le pagine, è una donna in carriera nelle forze dell’ordine, superiore in formazione a tanti dei suoi colleghi uomini. La sua scelta la porta a dover compiere un duplice sforzo per emergere e non fare entrare nessuno nella sfera privata delle sue emozioni. Lei stessa se ne allontana quando a prevalere non può che essere la lucidità.

È una donna coraggiosa che ha imparato a non fuggire dal buio perché questo vorrebbe dire tirarsi indietro, abbandonare, e lei non può permetterselo.

C’è un momento però, in cui si spoglia della freddezza necessaria che la accompagna nel mondo esterno, per addentrarsi nel profondo di sé stessa, ed è un momento puro, intenso e pregno di bellezza.

E dopo aver parlato di scelte, punti di vista e scambi di idee in questa serata di cultura, Piergiorgio Pulixi si è prestato con disponibilità e simpatia a un’intervista particolare dove “scelta” e “parole” sono state protagoniste.

“Piergiorgio, cominciamo. Bianco o Nero?”

“Nero”.

“Rosa Lopez o Carla Rame?”

“Carla Rame”.

“Città o Campagna?”

“Città”.

“Luce o Buio?”

“Buio”.

“Topolino o Dylan Dog?”

“Dylan Dog”.

“Romanzo o Racconto?”

“Racconto”.

“Milano o Cagliari?”

“Cagliari”.

“Spritz o Mojto?”

“Mojto”.

“Stephen King o Lovecraft?”

“Stephen King”.

“Leggere o scrivere?”

“Sempre leggere, assolutamente!”

“Alba o Tramonto?”

“Alba”.

“Guerra e pace o Harry Potter?”

“Eh, questa è ardua… Guerra e pace”.

“E per finire… Apatia o Stupore?”

“(Sorride) … Stupore”.

 

©Erika Carta