Ho impiegato più tempo del solito. Forse non mi era mai successo ma ho sempre seguito l’impulso e se negli anni precedenti mi ha praticamente gettato sulla pagina bianca a riversare tutto il vissuto, ancora caldo e pulsante, questa volta mi ha imposto di fermarmi un attimo.
Scrivo con onestà perché non vedo come potrei fare altrimenti: la sensazione prevaricante alla fine di questa Fiera è… la stanchezza!
E ho notato che mentre la bellezza, la gioia, la soddisfazione, vanno dette subito, incastonate nell’immediato per essere liberate e diffuse, come la spieghi la stanchezza? A chi importa? Come la elabori?
Ho l’impressione che l’elemento di disturbo maggiore però sia un altro. Ha a che fare con il cambiamento, e per una come me, non è mai semplice accettarlo, dichiararlo e affrontarlo. Forse è per questo che la mia restituzione ci ha messo un po’ a venire fuori, specie considerato che non ho ben chiara la fonte di questo cambiamento. Provo ad aggiustare il tiro così: è soltanto un momento di passaggio. Mi suona molto meglio.
Quest’anno, ora posso dirlo, siamo riusciti in qualcosa che non si era mai visto prima.
Cioè, abbiamo portato una barca in Piazza Municipio! Se penso a com’è nata l’idea, sembrava quasi uno scherzo, una follia.
E invece… Quante volte, nei giorni della Fiera, tra le mie innumerevoli traversate da un punto a un altro, mi sono fermata a guardarla. A pensare cosa è stato e a vederla… Una barca con la rete piena di libri, pagine, lanterne, messaggi in bottiglia. Capace di evocare viaggi per mare, restando fermi sulla terra.
Non solo!
Esistono ancora le persone gentili, che hanno voglia di mettersi in gioco e la passione di costruire qualcosa insieme.
Così, le ragazze della Fioreria Trixy hanno costruito per noi un pannello di libri aperti e rose rosse, che nemmeno a farlo apposta, era perfettamente in tema con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, sottolineando il legame esistente e quest’anno rafforzato dall’incontro internazionale con Carlos Zanon e Cecilia Ricciarelli, con la Spagna, Barcellona e Sant Jordi.
Un’esplosione sincrona di energie, insieme alle realtà espositive per la Fiera, che ha animato Piazza Municipio, restituendole la vita piena che merita.
Ecco uno dei tanti passaggi, una scommessa con noi stessi, faticosa ma vinta.
Il tempo della Fiera, comunque, rimane sempre un tempo a sé, fa strani giochi di luce, illusioni ottiche e sensoriali.
Un tempo in corsa, tanto che sembrava fosse dietro l’angolo fin da Dicembre; un tempo lento che pareva non farla arrivare più.
Ora la sento già lontana mesi eppure è come se non fosse successa mai.
E, ancora, ho davanti allo sguardo le piazze piene, gremite di studenti di ogni età pronti a salpare sul laboratorio che hanno scelto. Cerco di riposarmi, chiudo gli occhi e mi sembra di continuare a macinare chilometri avanti e indietro tra le piazze, mentre è in corso una presentazione e Valentino, presenza silenziosa, scatta le sue foto.
Vedo capannelli di ospiti seduti ai tavolini dei bar che fanno conversazione, e altri un po’ defilati che rilasciano interviste.
Incrocio le persone che sentono la Fiera come sentono la città, attivamente. Programma alla mano, per non perdersi nulla, si fermano, partecipano, tornano.
La vivono.
Mi guardo intorno, mi sento parte della rete di commercianti che hanno allestito le vetrine per noi, con noi.
Sento ancora gli abbracci sulla pelle, anche quelli che non mi riguardano.
Che tu sia un ospite nuovo o uno che ritorna, una bambina di sei anni, una ragazza che per la prima volta viene a occuparsi dei laboratori o semplicemente una persona di passaggio, il migliore augurio che possa farti è poter vivere questa atmosfera che la Fiera del Libro di Iglesias sprigiona. Ti potrebbe capitare di brillare.
Questa, è una cosa che non cambia mai.
Quando ho bisogno di un respiro un po’ più lungo mi basta soltanto avvicinarmi alla Casetta Argo, in Piazza Pichi, punto nevralgico, cuore pulsante, luogo dove cercare, incrociare e riflettere gli sguardi come il mio, quelli di Argonautilus.
“È tutto ok” “Abbiamo un problema” “Mi puoi fare questo favore?” “Ci penso io” “Ho bisogno di una mano” “Abbiamo risolto” “Spritz?”
In mezzo a tutto questo mare, noi, naviganti.
Con la nostra resistenza che non è solo quella del 25 Aprile. È sempre.
