Editoria e magia

I sognatori, quelli che annusano l’inchiostro sulle pagine e leggono con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, vedono i libri come mezzo di diffusione della felicità.

E se spogliamo il libro di questo alone evanescente e misterioso, cosa rimane?

Il contenuto, certo.

Ma cosa si nasconde dietro e tutt’intorno alla costruzione fisica e mediatica di un prodotto che, una volta terminato, diventa a tutti gli effetti un prodotto commerciale?

Che già… per arrivarci, bisogna attraversare il magico mondo dell’editoria.

E per magico, intendo dire che se ti distrai un attimo, può arrivare un “Expelliarmus” a tradimento e rimani così… disarmato, ecco. È la parola giusta.

Nascono editori come fiori per fronteggiare la presenza sempre più ingombrante di nuovi scrittori. Ora il mondo ne è zeppo. Ben venga, forse. Prima domanda, trita e ritrita: e i lettori? Mi piace pensare che qualcuno, mimetizzato, esista ancora.

Seconda domanda: dov’è finita la caparbietà nel lottare, come che so io, una J.K. Rowling che si è vista rifiutare il suo capolavoro da ben OTTO case editrici prima di poter finalmente regalare al mondo intero Harry Potter? Dov’è finita la competizione sana, il mettersi in gioco e quella voglia di emergere per un merito NON autoriconosciuto, NON salatamente pagato, e valorizzato, invece, da chi di dovere?

Mi faccio queste domande, perché io nell’editoria, che mi affascina e mi attrae, ci ho messo appena un piede e se mi guardo intorno vedo nubi, e se guardo oltre questo mare pieno di squali non riesco a cogliere nitido l’orizzonte.

Però, però.

C’è anche l’amore.

E a proposito di questo, ho voluto parlare in maniera diretta con chi di amore ne scrive, con chi, forse proprio per amore, prende una strada inaspettata, che aggiunge domande alle domande.

E allora, non ci resta che leggere le risposte, tra le righe dell’intervista allo scrittore Diego Galdino.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Diego Galdino, lo scorso anno, alla terza edizione della Fiera del Libro di Iglesias, dove, davanti alla vetrina di un bar, non a caso, ha presentato in anteprima nazionale il suo romanzo, edito da Sperling & Kupfler: “L’ultimo caffè della sera”, sequel de “Il primo caffè del mattino” (Sperling & Kupfler, Milano 2013).

Diego, barista romano e scrittore che parla d’amore, considerato il Nicholas Sparks italiano e che ama leggere Jane Austen e Rosamunde Pilcher.

Ci vuoi raccontare come nasce la tua passione per la lettura, prima di tutto, e per la scrittura poi?

Io dico sempre che leggere è la cosa migliore che possa fare un essere umano, dopo fare l’amore. Ho iniziato a scrivere romanzi molto tardi, anche se da bambino scrivevo delle storie di fantascienza. Affascinato da cartoni animati come Goldrake o Mazinga Z, ricordo che la signora Maria, uno dei personaggi de “Il primo caffè del mattino”, mi cuciva insieme i fogli per farli diventare dei piccoli libri. Mi dispiace tantissimo che siano andati persi. Si può dire che sono diventato lo scrittore di oggi per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher. Una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: “Tieni, questo è il mio romanzo preferito. Lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile”. Il titolo del romanzo era “Ritorno a casa” e la ragazza aveva pienamente ragione. Quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era “I cercatori di conchiglie”. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie. Ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: “Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere”.Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra. Con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia; un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce; al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno; fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza. Forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio. In fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me. La voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene.

Quindi è questo che ti spinge a scrivere di un tema universale e complicato come l’amore?

A me piace scrivere romanzi d’amore, perché scrivo quello che sento, quello che il mio cuore ha bisogno di esternare, io amo l’amore e tutti i suoi derivati.

Veniamo al tuo ultimo romanzo, “Bosco Bianco”. Cosa ci puoi raccontare in merito, per stuzzicare la nostra curiosità senza toglierci il gusto di leggere le tue parole?

Bosco Bianco è stato scritto tanti anni fa , in un periodo particolare della mia vita, avevo appena divorziato e c’era la paura di non poter più vivere le mie figlie nella quotidianità, e il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia unita. Ho proiettato queste mie paure ed emozioni nel protagonista di questo romanzo, padre divorziato con due figlie a cui è legatissimo, a cui cerca di non far mancare niente, ma ha sempre questa sensazione di colpevolezza nei loro confronti. In realtà è un romanzo che parla dell’amore in tutte le sue forme. L’ amore per i figli, l’amore per una donna, l’amore per un posto che è appunto la magnifica tenuta di Bosco Bianco che si affaccia sulla costiera amalfitana, e infine l’amore supremo quello che va oltre tutti i pregiudizi. Quando scrivi con il cuore escono fuori storie come Bosco Bianco.

Come detto, la tua scrittura parla d’amore, di sentimenti profondi e reali. Niente a che vedere con il mondo in cui il libro naviga, come prodotto commerciale, nel mare dell’editoria, del marketing. Ti va di portarci dietro le quinte? Di raccontarci il tuo percorso e come mai, uno scrittore del tuo livello, conosciuto in tutto il territorio nazionale e tradotto in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica, abbia deciso di intraprendere questa imprevedibile strada nel mondo dell’editoria, che vede, comunque già, il successo di “Bosco Bianco”, il tuo ultimo romanzo?

La scelta di autopubblicarmi è stata una scelta fatta con il cuore, perché con “L’ultimo caffè della sera”, si è conclusa la mia avventura editoriale col Gruppo Mondadori, e per pubblicare Bosco Bianco con un editore di pari livello avrei dovuto aspettare la primavera del 2020. Ma io ho pensato che questa storia meritasse di essere letta il prima possibile, così ho deciso di autopubblicarmi, una scelta che per un autore come me poteva sembrare una scelta folle, però ho creduto in questa storia e ho voluto affidarmi completamente a lei, credo nei miei amici lettori che mi seguono e stimano da tanti anni e sono certo che mi aiuteranno a sopperire alla mancanza di un editore di livello facendo in modo che Bosco Bianco non finisca nel cimitero dei libri dimenticati. Capisco che questo romanzo è un romanzo a cui voler bene, ancora di più degli altri scritti fin’ora, quando leggo le recensioni positive e mi commuovo. Bosco Bianco è un libro che nasce solo, forse una scommessa persa in partenza, un libro, fragile, vulnerabile, senza santi in paradiso, ma proprio per questo un libro da proteggere e aiutare, da far crescere in tranquillità, un libro che come gli altri merita di essere felice e di vivere la sua vita al meglio delle sue possibilità. Mai come per questo romanzo mi sento un genitore e un genitore non lascia mai da solo un figlio e così farò io, quindi se ameranno Bosco Bianco ameranno anche me e viceversa, così è e così dev’essere e così sarà.

Grazie per la sincerità! Volevo concludere con due domande. Una è: pur tenendo l’occhio a questo presente, che progetti hai per il tempo che verrà?
E la seconda domanda è questa: qual è il segreto per fare il caffè più buono del mondo?

Devo confessare di essere già al lavoro su una nuova storia dal titolo “Una storia straordinaria” sperando che come dicono i latini nomen omen… In più a fine Giugno volerò in Bulgaria per un tour di presentazioni nelle più importanti città del paese e tra qualche mese L’ultimo caffè della sera uscirà in tutti i paesi di lingua tedesca e in tutti i paesi di lingua spagnola… e in autunno potrebbero esserci importanti novità per quanto riguarda la trasposizione cinematografica de Il primo caffè del mattino. Per fare il caffè più buono del mondo ci vuole un’ottima miscela, la giusta macinatura, una macchina del caffè efficiente, una tazzina bollente e l’amore di chi lo prepara, perché se ci metti l’amore viene tutto più buono…

© Erika Carta

Un vocabolo per la Fiera del Libro di Iglesias, e perché. La parola agli ospiti.

Ylenia Bagato

*SINERGIA*

“Iglesias è un albero che affonda le radici in una terra antica e meravigliosa, è insieme di persone che lavorano con tenacia e attenzione, come i cloroplasti che nelle foglie trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, così Argonautilus porta cultura e respiro. È questo che vogliamo noi di Festival Giallo Garda dalla Rete PYM appena nata con Iglesias e Elba Book Festival: essere sinergia per una cultura rinnovata e vincente”.

Federica Calosso

*PERIFERIA*

“Falchera è un quartiere molto periferico di Torino dove ha sede il Circolo sardo Sant’Efisio, un luogo forse addirittura più periferico del quartiere Paraguay a Iglesias, con cui ha molti punti in comune. Anche la Sardegna è in qualche modo regione periferica dell’Italia. Spesso è proprio dalle zone più lontane e meno conosciute che nascono idee, spunti, suggestioni che poi dilagano altrove e attecchiscono bene, come la verdissima macchia mediterranea dell’isola che si allarga sulle strade. Così sta accadendo per la Fiera del Libro di Iglesias a cui quest’anno ho avuto l’onore di partecipare con il mio libro “Falchera Pietra Alta e Villaretto. Borghi fuori porta” edito da Graphot a Torino. Giornate intense e davvero interessanti che mi hanno dato la possibilità di conoscere una parte della terra sarda che non avevo mai visto, con i suoi abitanti, le sue tradizioni e le sue idee innovative per il futuro. Un grazie sincero ed un arrivederci”

Matteo Mereu

*NOSTOS*

“In greco significa ritorno. In epica rappresentava il ritorno dei guerrieri e degli eroi dalle imprese. Per me rappresenta il ritorno dei sardi a casa”.

Daniele Mocci

*VIVA*

“La cosa più bella della Fiera del Libro di Iglesias è la Fiera del Libro di Iglesias.
In quattro edizioni è diventata parte di me, parte dei miei impegni e dei miei pensieri. È lì, come un dato di fatto, come una di quelle cose inamovibili che facciamo (o che ci capitano) nel corso di un anno. Sia che faccia caldo, sia che faccia freddo.
Inamovibile ma non immutabile. È una creatura viva. Una creatura che cresce e che si evolve non solo nei quattro giorni di aprile in cui si apre al pubblico. Lo fa durante tutto il corso dell’anno, senza soluzione di continuità. Il merito è dell’associazione Argonautilus e, ancora meglio, delle persone che l’hanno creata e che la nutrono con pazienza e costanza.
Anche quest’anno la Fiera del Libro di Iglesias mi ha regalato stimoli, incontri e amicizie. Anche quest’anno ha alimentato le mie passioni per la scrittura, la lettura, i fumetti, i confronti e le diversità. Anche quest’anno mi ha coinvolto e mi ha fatto sentire parte di una bellissima esperienza di gruppo.
E allora non importa se in quei quattro giorni di aprile piove, fa vento o c’è il sole. Quel che importa è che ci sia la Fiera del Libro di Iglesias”

Marianna Cadeddu

*ACCOGLIENZA*

“Accoglienza come apertura, perché si è presa cura delle persone, delle idee, delle prospettive, perché ha unito in un’unica grande sinfonia tanti adulti che confrontandosi sono cresciuti e tanti bambini che con il loro modo semplice e genuino i guardare il mondo sono i custodi della verità”.

Giufà Galati

*SCAMBIO*

“Scambio come quello che c’è stato tra gli ospiti che vicendevolmente si sono “ospitati” durante questi giorni. Scambio di linguaggi tra poesia, giornalismo, prosa e musica. Scambio di accenti e dialetti italiani e, infine, scambio di idee, di parole e di abbracci”.

Daniele Aristarco

*MEMORIA*

“Nei miei incontri ho provato a ragionar con i presenti sul fatto che la verità ha bisogno di tutti e che per costruirla c’è bisogno di nutrirsi di memoria, la palestra nella quale si impara a confrontarsi con la realtà. La memoria alimenta il gioco e la fantasia, segna altre vie, alimenta il confronto. Memoria e verità sono legati da un filo importante, assieme generano la “memoria del futuro”, un arsenale di possibilità davvero infinito”.

Andrea Pau

*SANPIETRINO*

“Il fondo stradale, in tantissimi centri storici, è formato da sampietrini. Da pietre. Pietre dure, intagliate, squadrate, lavorate, levigate, posate l’una di fianco all’altra.
Anche la Fiera di Iglesias è così: un numero incredibile di teste dure, messe l’una di fianco all’altra, impegnate a non disperdersi, a non sparpagliare energie inutilmente. Teste durissime. Convinte che si possa fare cultura dovunque, che si possa parlare di Nietzsche in Piazza e di fumetti in teatro. Teste tenaci. Teste pensanti, che sanno bene quanto un mucchio di sassi possa trasformarsi da un cumulo di macerie a una strada che porta alla libertà”.

Marco Belli

*LUOGO*

“Luogo” come spazio determinato per riconoscersi in una presenza comune nel mondo che non si chiude nell’affermazione di un’identità e di una cultura che protegge i propri confini dalle influenze esterne e dalle possibilità di un’interazione e di dialogo.
“Fare luogo” significa appunto scostarsi, allargarsi per creare uno spazio dove altri possano stare o passare. 
I luoghi vivono di sovrapposizioni e co-presenze, servono a ricostruire una rotta, a ritrovare voci dimenticate per tracciare geografie dell’ospitalità, anziché dell’esclusione”.

Giulia Cannas

*RESPIRO*

“Quest’anno, alla Fiera del Libro di Iglesias ho portato un pezzo che parla di me, una coreografia che ho creato io. Ci tengo molto perché per la prima volta, senza paura, faccio vedere il mio lato più fragile. Spesso mi fa sentire inerme, come se fossi dentro una bolla e nonostante riesca a sentire quello che c’è attorno a me, anche se in lontananza, non riesca ad uscire.
Tuttavia, non mi sono mai risparmiata, ho fatto tutte le cose in cui credevo, da sola, anche se facevano paura.
Per me questo è il coraggio.
Questa coreografia parla di me, ma può parlare pure di altri, di quanto ci si possa sentire fragili e di quanto ci sia comunque la voglia di prendere la vita a schiaffi e a morsi.
Ho lavorato molto su me stessa, su questa mia fragilità, e ho imparato che avere paura del giudizio altrui e volerla nascondere è peggio di accettare che ci sia.
Dicono che accettare di avere un problema sia il primo passo per superarlo, è proprio per questo che ho deciso di parlarne attraverso la mia danza, che è la massima espressione di me stessa e del mio essere”.

Giacomo Putzu

*LUOGO*

“Poche altre volte mi sono sentito a casa come durante la Fiera del Libro di Iglesias. Belle persone, un centro storico incredibile, fumetti e tantissimi libri. Insomma, una bellissima esperienza”.

Il nostro Gioco del Mondo.

“Il tempo vola, quando leggi”.

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questo è tutto ciò che conta”.

“La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi”

Camminando per il Salone Internazionale del Libro di Torino, capita di fermare i propri passi davanti a frasi, citazioni come queste.

Pit stop di consapevolezza.

“Non puoi comprare la felicità, ma puoi comprare un libro che è praticamente la stessa cosa”.

Felicità. È sempre, esattamente questa, la parola che spicca tra le tante nella mia testa, quando penso ai libri. Lettere che rimbombano al suono delle centinaia, migliaia di voci che in questi giorni hanno fatto da sottofondo al mio incedere.

I libri. Ammassi di carta, storie, prodotti commerciali, certo.

Eppure, c’è tutto un mondo che si muove intorno. Dannatamente bello e maledetto.

E movimento, ora, mi sembra la parola più adatta a descrivere ciò che è la Fiera del Libro di Iglesias. Per il secondo anno, ospite dello spazio Super Festival al Salone Internazionale del Libro, per l’evento “Il mare intorno”, non a caso. Sul monitor scorrevano le immagini della quarta edizione della nostra Fiera appena trascorsa, immortalate da Valentino Film the Life, e al tavolo sedevano Eleonora Carta, Maurizio Cristella, Marco Belli, Riccardo Cavallero e Mara Facchetti a parlare di ciò che è stata e a cosa ha portato. Perché è importante l’evento in sé, ma forse ancor più, l’effetto che genera in seguito. E man mano che procede lungo il corso del tempo, la Fiera del Libro di Iglesias evolve, cura i rapporti instaurati e si apre a nuove conoscenze aggiungendole alla rete, che si fa sempre più solida.

E proprio al Salone Internazionale del Libro di Torino è stata presentata la neonata Rete Pym.

Rete di Fiere e Festival che si svolgono indipendentemente in vari punti del territorio italiano e che si uniscono come stelle di una costellazione, in gemellaggi che sanno di buono, che operano insieme per diffondere la lettura come strumento di benessere individuale e sociale.

Fiera del Libro di Iglesias, Elba Book Festival, Festival Giallo Garda, Piccolo Festival dell’Animazione di Pordenone.

Luoghi, isole, piazze, città… persone, perché è da lì che si parte.

Ed è importante essere consapevoli, dall’interno e all’esterno, che si può e si deve crescere, e che per far in modo che ciò sia possibile è necessario unire le forze, incontrarsi, parlarne, raccontarsi.

Immancabilmente, i libri e tutto ciò che è costruito intorno a questi, sono potente veicolo di diffusione, cassa di risonanza che produce di continuo sistemi di causa ed effetto, e perché no, che genera sempre “gioia a profusione”.

E quale luogo, fisico e non, meglio del Salone Internazionale del Libro di Torino, può accogliere tutte queste realtà dinamiche?

Micro mondo, sospeso in una dimensione che seppur caotica, o forse proprio per questo, sa di Gioco del Mondo per chi è del settore.

Sa di magia per chi chiude gli occhi quando inala il profumo di un libro e per chi, semplicemente, sogna.

©Erika Carta

Quid est Veritas?

Agosto 2018.

Una pioggia insolita aveva da poco finito di urlare, fuori, nello spazio aperto e bello dell’Antica Tonnara di Portoscuso.

Il Big Blue Festival si apprestava a terminare con una cena, tra ospiti, amici ed emozioni a caldo.

A un certo punto, Eleonora si alza in piedi e annuncia: “Per chi volesse cominciare a pensarci, il tema della prossima edizione della Fiera del Libro di Iglesias sarà… “Quid est Veritas?”.

Quid est Veritas? È la domanda che Ponzio Pilato rivolge a Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, chiedendo di “rendere testimonianza alla verità”.

Che cos’è la verità? Se lo si chiede a una sola persona, difficilmente si può ottenere risposta. O meglio, le parole dette dal singolo si perderebbero, come pochi granelli di sabbia che fanno mulinello assieme al vento. Nei quattro giorni appena trascorsi alla Fiera del Libro di Iglesias 2019, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda; di scomporre, sviscerare, analizzare e ricomporre la verità in ogni sua sfaccettatura; di guardarla da tutte le angolazioni. Ma questo viaggio comincia in un tempo che è difficile collocare con precisione.

Si potrebbe dire che “chi legge” è da sempre alla ricerca della verità, dove tra le parole scritte da altri spera di trovare uno spiraglio riflesso della propria, o al contrario uno schiaffo che risveglia la coscienza e sconfina in territori inesplorati, fomentando “il seme del dubbio”.

Per quanto ci riguarda, possiamo affermare di esserci aggregati, un giorno e di aver camminato fianco a fianco nella stessa direzione, se pure calcando passi differenti. Abbiamo cercato la verità nella “Cultura a km 0”, nella “Padrona della festa”, la nostra Terra, che sempre celebriamo nella sua giornata, il 22 Aprile. L’abbiamo trovata in ogni brandello lasciato per strada, nelle orme di un percorso che insieme ad altri non smetteremo mai di “Costruire”.

Vorrei partire da un concetto che considero fondamentale e che arriva dall’analisi fatta al connubio “verità e giustizia”, con uno sguardo profondo e di attenzione delicata a quello che dovrebbe essere punto di partenza della verità: l’ascolto. Mi correggo: il sentire. Prendersi carico delle verità altrui, farle proprie, per una comprensione a trecentosessanta gradi. Soprattutto per non diventare anestetizzati e sordi.

Abbiamo affiancato il tema della verità alla filosofia, a quel grande punto di domanda che si può considerare padre dell’attuale genere “noir”; alla scienza, alla poesia, alla lettura, quella silenziosa e quella ad Alta Voce; allo sport, anche quello estremo che è facile da giudicare, impossibile da comprendere appieno, pur ascoltando la testimonianza di un uomo, uno sportivo che ci ha parlato della sua “vita oltre”.

Ci siamo addentrati nel mondo scomposto e sempre più indecifrabile della comunicazione e dell’informazione che in un numero crescente di casi diventa disinformazione: vera bugia che pretende di vestire i panni di falsa verità.

Ci siamo resi conto di quanta verità è presente nei mondi immaginari disegnati con maestria dagli autori di graphic novel e di come, anche in questo caso, i messaggi vengano trasmessi attraverso forme d’arte differenti.

Abbiamo gettato reti su altre reti, guardato nascere e sigillato la collaborazione con Festiva Letterari che ci piace chiamare “gemelli”.

Un grande spazio di espressione e manipolazione consapevole è stato lasciato ai bambini, che loro, di verità, ne sono esperti osservatori e custodi. Forti delle nostre radici, ci siamo cullati nella storia e nelle tradizioni che ci contraddistinguono, apportando però nuovo sapere e sentendoci cittadini di mondi simili… se osservati tutti da vicino.

Come ogni anno, una particolare e sentita importanza è stata dedicata alla ricorrenza della Liberazione, nella giornata del 25 Aprile. Abbiamo pensato, letto, cantato di resistenza, e ascoltato parole rimaste impresse sulla carta così come sui cuori, per non permettere mai alla nostra memoria di stendere oblio su ciò che è stato. Siamo tutti un po’ “Giulia”: impariamo a sapere, a ricordare, a dissentire. Siamo tutti un po’ “Giordano”: impariamo a stare calmi.

Non so se, alla fine della fiera, abbiamo trovato una risposta alla nostra domanda, “Quid est Veritas?”, ma siamo sicuramente certi che non v’è unicità, ed è particolarmente stolto colui o colei che crede di conoscerla in toto, o peggio… di possederla. Come detto più volte, noi pensiamo che la Verità sia di tutti e che l’interrogativo possa rimanere aperto, ancora da scoprire. Soltanto muovendoci insieme potremo diventare esploratori e guide, sentirci coinvolti e mettere non un solo punto, ma creare sempre diversi e nuovi nodi nella medesima rete; seminare su terreni fertili di bellezza, lasciando al margine sterili aridità.

Posso dire che io immagino la verità come una delle entità più razionali che ci siano, eppure so che la mia parte affonda le sue (o le mie) radici in un groviglio inestricabile di emozioni e che sarà sempre questo il mio contributo alla verità collettiva.

Motivazione Ambulante

In queste giornate ho assistito a qualcosa che sa molto di magia ma che è tutto frutto di fatiche terrene.

Ho due parole. E ho deciso di usarle insieme.

Motivazione Ambulante.

Non si tratta di vivere sulle nuvole ed esser ciechi alla realtà. La vediamo bene, altroché. Non solo. Ce l’abbiamo sulla pelle, scotta e ci fa tremare. Prevalgono sentimenti di paura, disillusione e impotenza all’ordine del quotidiano.

Eppure, quando ci si ritrova seduti in cerchio a parlarne, credo si metta in atto la prima forma di lotta buona che rende le cose possibili.

Soltanto il fatto di esserci, non soltanto occupando una sedia ma presenti per davvero, insieme a quella passione e determinazione che muovono l’animo e alla voglia di mettersi ancora e sempre in gioco, assume un valore senza eguali.

Chi resiste e chi consapevolmente, nonostante faccia male, invece sa che deve prendere un’altra strada.

Spesso è necessario soltanto guardare le cose da un’altra prospettiva, da un punto di vista che sia al di fuori del vortice di nero in cui per inerzia, tante volte, ci muoviamo.

Ieri, oggi, il nostro LA del pianoforte è stato, come qualcuno l’ha definita, l’energia vulcanica di Chiara Cuttica che ha eruttato parole e idee di senso, una appresso all’altra. Progetti concreti. Scappatoie da attraversare per affrontare la realtà. Dietro ognuna di queste cose, c’è il lavoro di chi ci vede e ci crede.

Diciamocelo chiaramente… una piccola realtà, non può diventare grande dall’oggi al domani. Soprattutto non si può pensare che questo avvenga senza sacrifici e tentativi.

Eravamo tutti lì a raccogliere piccole perle di entusiasmo, ancora semi da piantare e di cui prenderci cura, sperando sempre di poter godere, un giorno, di fiori sbocciati e prati enormi a perdita d’occhio.

Perché non provarci di nuovo, ancora, in altri modi che magari non avevamo considerato? In certi casi, anche se per brevi lassi di tempo, l’unione fa la forza.

Mi fa venire voglia di crederci. Sempre di più.

Ci sarebbero tante parole che mi verrebbe da urlare ad ALTA VOCE, ma ce n’è una che gira di bocca in bocca, verso chi ha iniziato, da chi cerca di portare avanti l’inizio e viceversa. Rimbalza e diventa sempre più grande. GRAZIE.

Erika Carta

-Giallo in libreria-

“In una sera di Marzo, mentre fuori il sole comincia a sciogliere i cuori ibernati dal freddo inverno, accade che alcuni personaggi dei libri si ridestino dalle pagine ingiallite per fare visita alla Storytelling Libreria Sala Da Tè

Ma la serata prende una piega inaspettata. Mentre vengono sorseggiati tè e infusi, in un clima conviviale, improvvisamente la libreria si tinge di GIALLO!

Tra i libri si consuma un omicidio.

Ogni personaggio ha un movente.

Pennywise incarna le paure, Emma Bovary si sente giudicata, Jay Gatsby offeso perché la libraia non è mai andata alle sue feste, Romeo e Giulietta non sopportano che lei preferisca altre tragedie alla loro. Annie Wilkes non trova il libro del suo autore preferito e Mr. Hyde cerca la sua pozione. Anna Karenina è gelosa e Scrooge non tollera che a Marzo ci sia ancora una stella di Natale in libreria. Mattia Pascal teme che la sua fuga possa essere sabotata.

Ma… CHI HA UCCISO LA LIBRAIA?

Emma Bovary ci ha tentato. Ha provato a farle assaggiare il suo tè corretto al veleno; ma Jay Gatsby che ha visto tutta la scena è intervenuto, salvando la libraia.

E intanto Pennywise si aggirava nei paraggi.

Anche Annie Wilkes ci ha provato: non trovando il libro del suo autore preferito, in un impeto di rabbia, ha scaraventato a terra diversi libri, scagliandone uno anche contro la libraia. L’ha mancata per un soffio, colpendo però Scrooge che in quel momento stava accanto alla stella di natale. I due sono poi andati via insieme (?).

E intanto Pennywise si aggirava nei paraggi.

Anna Karenina non ha retto alla gelosia ma invece di uccidere la libraia ha deciso di farla finita scappando dalla libreria e andando a prendere (in faccia) il treno Iglesias-Cagliari delle 19.15 al binario 1.

Romeo e Giulietta hanno capito che l’unico modo per contrastare la rabbia è…l’amore. Così si sono appartati sul retro ma prima hanno nascosto un libro (L’imputato).

Mr. Hyde è troppo impegnato a cercare la sua pozione per accorgersi di quello che accade intorno a lui.

Intanto la libraia riconosce Mattia Pascal e decide di scrivere una lettera a sua moglie, Romilda, per informarla del fatto che lui si trovi in libreria. L’uomo se ne accorge e tenta di bloccarla ma lei scappa accartocciando la lettera tra le mani. Mattia Pascal la insegue per ucciderla, sta per strozzarla, e questa volta la paura è davvero troppa.

I contorni sfumano alla vista e la libraia si accascia. Muore di spavento ma soltanto dopo aver visto per l’ultima volta Pennywise che si aggirava nei paraggi”.

E’ trascorsa così la giornata di ieri, 7 Marzo, alla Storytelling di Gonnesa. La libreria, in collaborazione con l’Argo Circolo Letterario, ha organizzato il “Giallo in libreria”, una serata dedicata all’ospite d’onore, Eleonora Carta, che ha presentato il suo saggio edito da Graphe.it, “Breve storia della letteratura gialla“.

Il resto è stato tutto un gioco di ruoli, di personaggi saltati fuori dai libri, di indizi ed enigmi, tra un bicchiere di vino e un muffin al cioccolato.

Quella che doveva essere una gara spietata è diventata un bellissimo gioco di squadra che ha visto gli ospiti interagire e soprattutto RIDERE.

Perchè questa era la parola d’ordine, la prima regola da rispettare. E non è stato difficile. Quando si gioca e si torna un po’ bambini ogni cosa assume una sfumatura divertente e colorata, in questo caso, di giallo!

I mercoledì di Argonautilus. Alta VOCE – Bollicine Party

Parola d’ ordine: Voce.

Alta Voce. 30 Gennaio 2019.

Ottimo motivo per festeggiare, in uno dei nostri Mercoledì di Argonautilus, dove tra belle persone, buon cibo e bollicine abbiamo raccontato il progetto Alta Voce.

L’idea di Chiara Cuttica, redazione editoriale e ufficio stampa della casa editrice Scrittura Pura, amica della Fiera del Libro di Iglesias, nasce per dare spazio a tutti coloro che hanno sempre sognato di esibirsi davanti a un vero pubblico.

Modalità di espressione: qualunque si desideri. Una canzone, i versi di una poesia, la scena di un film e tanto altro ancora.

La messa in scena di queste performance sarà concretamente realizzabile durante la Fiera del Libro di Iglesias 2019 in seguito a un ciclo laboratoriale di tre incontri di preparazione e formazione.

Buttiamo via la maschera della timidezza e prendiamoci i nostri cinque minuti di gloria!

Per info e contatti, potete scrivere all’indirizzo mail: argonautiluslab@gmail.com

“Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana”

Federico Garcia Lorca

A un passo da un mondo perfetto

Sono tempi frenetici quelli in cui viviamo. La vita ci corre a fianco rimbalzando nel virtuale. Siamo spettatori, indifferenti per lo più. Brancoliamo nel buio seguendo l’unico filo fiocamente illuminato: l’inerzia. Eppure, ci sono dei momenti che ci costringono a rallentare, a fermare il vortice… a pensare. L’occasione è arrivata con le celebrazioni per la giornata della memoria. È sempre un dolore sordo ricordare, leggere, sentir parlare di quello che fu la Shoah. Ma non solo è giusto parlarne, è necessario.

Argonautilus e la Fiera del Libro di Iglesias hanno voluto ospitare, con onore, la scrittrice e giornalista Daniela Palumbo che come lei stessa sostiene, ha fatto i conti con la reale, profonda empatia per quella sofferenza, già all’età di 13 anni. Età di domande, dove tra tutte ce n’è una che ancora oggi rimane senza risposta.

Perché?

Però Daniela Palumbo indaga, si cala tra le sfaccettature che stanno attorno all’orrore. Non può descriverlo in maniera diretta ma la delicatezza che contraddistingue la sua narrazione arriva dritta e forte ai cuori. Dei più giovani e non solo. E apre quelle crepe di cui lei parla nel suo ultimo libro, A un passo da un mondo perfetto, edito da Il Battello a Vapore, Edizioni Piemme.

Sabato 26 Gennaio, presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, in anteprima nazionale, abbiamo presentato questo suo ultimo lavoro.

Al centro della vicenda c’è Iris, una bambina tedesca che smetterà ben presto di vivere nel mondo felice che ha sempre conosciuto. Suo padre ricopre il ruolo di Vicecomandante in un campo di concentramento vicino a Berlino, sua madre come la maggior parte del popolo cade in quella trance di odio ingiustificato, nello spazio grigio dove la folla si muove, in massa, senza distinguere la realtà dal sogno patriottico di un folle.

Iris però coi suoi occhi curiosi e svegli di bambina incrocia lo sguardo di un prigioniero ebreo, Ivano, e ci vede dentro esattamente quello che lui è: un essere umano. Si pone delle domande, giuste, legittime e in tutta la violenza che la circonda a un passo da casa, ha la fortuna di incontrare dei piccoli punti luce che fanno da riflesso al suo. L’istitutrice Helga, sua nonna Lena, Gerolf e lo stesso Ivano.

Si porterà per sempre nel cuore il senso di colpa, eppure nel suo piccolo con le crepe, le domande, con ogni gesto d’amore e per ogni volta che ha provato sdegno e vergogna, ha contrastato un po’ di quell’odio disumano.

Domenica 27, abbiamo replicato la presentazione di A un passo da un mondo perfetto nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias e il valore aggiunto sono stati gli alunni della ex classe 5^A della Scuola Primaria di Via Roma, che dopo cinque anni sotto la guida della maestra e coordinatrice degli eventi Enrica Ena, hanno costruito un lavoro autonomo per raccontarci Liliana Segre. Sono proprio loro lo specchio di quelle domande che è giusto e necessario porsi, anche oggi. Sono lo scudo all’indifferenza, invitano a guardare avanti e non a voltare la faccia dall’altra parte.

Veicolo di tutto questo, ancora una volta e sempre, i libri. La letteratura, che come la stessa Daniela Palumbo sostiene, ci permette di fare esercizio, di immedesimarci in punti di vista diversi dai nostri e di riportare questo germoglio di empatia anche fuori, nel mondo reale.

E ci lasciamo con una frase, tratta dal libro A un passo da un mondo perfetto, che più di tutte ha fatto breccia in noi.

“Quando vedi un uomo a terra, chiunque sia, non ti vergognare a sentire su di te il suo dolore, come ti capitava con il prigioniero ebreo all’inizio. Non te ne vergognare mai. Neppure se è ebreo, Iris. È questo sentire la sofferenza dell’altro che ci rende esseri umani”.

Daniela Palumbo

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”.

Liliana Segre

Fiera Off per la Giornata della Memoria

Nel weekend che verrà, per celebrare la Giornata della Memoria, la Fiera Off della Fiera del libro di Iglesias è lieta e orgogliosa di ospitare l’autrice e giornalista Daniela Palumbo.

Si comincerà Sabato 26 Gennaio alle ore 18:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, con la partecipazione della Storytelling Libreria Sala da tè. Avremo l’onore di conoscere IN ANTEPRIMA NAZIONALE il nuovo libro di Daniela Palumbo: “A un passo da un mondo perfetto”, Il Battello a Vapore Edizioni Piemme. Interverranno: il Sindaco di Gonnesa, Hansel Cabiddu, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Federica Olla, l’Assessore al Turisnìmo, Simone Franceschi.

A seguire, Domenica 27 Gennaio, alle ore 18:00 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias replicheremo con la presentazione del libro “A un passo da un mondo perfetto”. Inoltre i bambini della ex 5°A della Scuola Primaria di Via Roma ci parleranno del libro “Fino a quando la mia stella brillerà” di Liliana Segre, coautrice Daniela Palumbo, Edizioni Piemme. Dialogherà con l’autrice Enrica Ena. Con la collaborazione della libreria Mondadori Bookstore di Iglesias.

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”

Liliana Segre.

Siamo tutti invitati a riflettere, ancora e sempre, su questo importante tema.