I mercoledì di ArgoNautilus

Mi piace pensare che diventerà un appuntamento fisso.

I Mercoledì di Argonautilus.

Con la musica in sottofondo e gli ospiti che si muovono nel fermento delle chiacchiere, che sorridono al tintinnare dei bicchieri.

Mi piace vederlo come luogo magico, terreno fertile di scambi reciproci.

È l’incontro tra le persone, ogni parola può diventare nodo di una rete in continua costruzione.

È un’Iglesias che cerca d’essere diversa, di respirare aria di novità.

Per la prima serata, in sintonia con il caldo rinnovato di questo Settembre a cavallo tra l’estate che sgocciola e l’autunno che si avvicina di soppiatto, abbiamo scelto un tema tropicale. Candele profumate, foglie di ficus decorate in oro con quelle che sono le nostre parole chiave: Party, Argonautilus, Fiera del libro di Iglesias, Fiera Off, Costruire, Big Blue Festival, Aperitivi Filosofici.

Carne speziata, patate, cous cous di verdure, spiedini di frutta a dare un tocco di colore e ad accompagnare il rosso dolce della sangria, in un clima di convivialità.

Calici di vetro, piatti in porcellana, barchette e posate di legno. Sì, perché sensibilizzati al tema dal Big Blue Festival e come abbiamo optato agli aperitivi filosofici, anche in questa occasione abbiamo scelto di non utilizzare la plastica.

E anche così, ha tutto una luce diversa.

Il coro di Iglesias, in borghese, ci ha regalato un momento di canto e musica allietando gli ospiti.

Tra i presenti, l’illustre archivista Celestina Sanna, l’Assessore alla cultura di Iglesias, scrittrici, docenti, ragazzi e ragazze ormai diplomati che hanno speso con l’associazione Argonautilus le ore di alternanza scuola/lavoro. La loro costante presenza è un chiaro segno di quanto attività come queste possano lasciare un segno forte nelle loro menti, depositandosi nelle anime ancora acerbe ma assennate, che hanno davanti il futuro da costruire.

Abbiamo festeggiato insieme l’uscita del nuovo libro di Khaled Hosseini “Preghiera del mare”, edito da SEM società editrice milanese con la quale speriamo sia solo l’inizio di una collaborazione.

Un tema forte, attuale, che con le parole di Khaled Hosseini e le illustrazioni di Dan Williams cerca di tenerci ancorati alla nostra umanità, mentre sfogliamo le pagine del libro e andiamo avanti con la nostra vita.

Vita da festeggiare, da proteggere e da coltivare anche con le piccole cose come un mercoledì qualunque in mezzo a una qualunque settimana dell’anno.

I Mercoledì di Argonautilus.

di Erika Carta

 

 

Parola chiave, emozioni. Gli aperitivi filosofici di Argonautilus.

Responsabilità. Consapevolezza. Autonomia.

Tre parole che hanno riecheggiato in questa estate iglesiente sui social e tra i tavoli dell’Electra Cafe’ Letterario.

Tre parole che sono chiave e al tempo stesso tesoro, che si diramano nell’attuale ma hanno radici profonde ben più lontane.

Condivido spesso il mio pensiero sulla magia emanata dai libri, ne trovo dimostrazione ogni qualvolta mi accolgono tra le pagine, quando incontro gli occhi di chi parla questa stessa lingua.

Lo scorso 28 Agosto si è conclusa la prima rassegna di Aperitivi Filosofici a cura di Argonautilus.

Tre incontri che hanno sprigionato il genere di magia di cui ho parlato poc’anzi.

Federica Musu, socia di Argonautilus, professoressa e donna che va veloce come un treno e non smette mai di correre, ha permesso a tre filosofi di rivivere ancora una volta nella sua voce.

Trovo meraviglioso il fatto che le parole scritte, raccontate e ascoltate abbiano l’immenso potere di attorcigliare passato e presente, di fondere le persone in un unico cuore pulsante, in grado di riempire una piazza.

Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.) padre, assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele, del pensiero filosofico occidentale.

Abbiamo affrontato il concetto di Responsabilità attraverso il mito di Er, dove il filosofo greco parla di reincarnazione e della responsabilità morale che abbiamo nello scegliere le nostre vite dopo la morte.

René Descartes, per gli amici Cartesio (1596-1650) padre francese della matematica e della filosofia moderna.

Un discorso intenso sulla Consapevolezza, che ha tenuto gli ospiti incollati alle sedie.

“Cogito ergo sum”, Penso dunque sono. Una massima bellissima che fa del pensiero il mezzo per rendersi conto che l’uomo, in quanto essere pensante, può distinguersi dalla “res estensa”, ovvero dalle cose sensibili che lo circondano. Da Cartesio abbiamo anche appreso l’importanza del dubitare, dell’esercizio del dubbio come metodo non per distruggere una verità, piuttosto per avere sempre nuove certezze fondate su qualcosa di veramente solido.

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

Immanuel Kant (1724-1804) filosofo tedesco tra i primi a portarci nella corrente dell’illuminismo e fondatore del criticismo.

Si parla ancora una volta di morale, ma la grande novità al riguardo è la nascita del concetto di Autonomia. Kant parla di morale autonoma, sostiene che la fonte delle leggi risiede all’interno dell’uomo stesso. Egli può, servendosi della Ragione, decidere volontariamente se seguire e applicare queste leggi dettate dal proprio io, piuttosto che seguire una qualsivoglia legge proveniente dall’esterno.

Tutti i temi affrontati sono stati seguiti con partecipata attenzione, discussi e adattati al qui e ora.

A fare da sfondo a queste chiacchierate, le illustrazioni di Sara Camboni, socia che mette a disposizione la propria arte al pubblico, rendendo facilmente comprensibile ciò che vuol rappresentare in modo divertente, ironico e sagace.

Un’importante collaborazione che ha accompagnato gli aperitivi filosofici è stata quella con il Big Blue Festival che dice No alle cannucce di plastica, prediligendo l’ecologia e la salvezza dell’ambiente.

Ma sapete, la cosa che più rimane, ogni volta che le persone si incontrano a questo genere di eventi e si scambiano sorrisi e cultura, sono le emozioni.

Forti, tangibili, frutto dello stare insieme e tornare a casa arricchiti con qualcosa che non ha un prezzo materiale.

La soddisfazione pura e semplice per un evento ben riuscito, che ripaga tutto il duro lavoro che sta dietro alla nascita di una nuova idea.

E di idee, di sogni, gli Argonauti ne hanno pieni i cassetti, che aspettano solo di essere spalancati e condivisi.

Altri filosofi fremono in attesa che si parli un po’ di loro agli aperitivi che verranno, in versione autunnale.

Mentre un evento prossimo, il 5 Settembre, vedrà l’inaugurazione dei “Mercoledì di Argonautilus”, dove si parlerà insieme del nuovo libro in uscita di Khaled Hosseini, “Preghiera del Mare” edito da SEM Società Editrice Milanese. Sarà un altro modo per riflettere e per festeggiare la vita con un tropical sangria party.

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”.

-Hans Georg Gadamer-

di @Erika Carta

Big e Blue, un mare di avventure

Un racconto inedito di Erika Carta per il Big Blue Festival 2018, con le illustrazioni di Sara Camboni.

 

C’era una volta un mare di acqua cristallina che si divertiva a spumeggiare con le sue onde, facendo il solletico alla riva e portando via con sé milioni di minuscoli granelli di sabbia dorata.
Era una vastissima distesa turchese che si estendeva in lungo e in largo, dove brillavano tanti puntini luminosi di sole.

Laggiù, nelle profondità sempre più azzurre vivevano due piccoli pesciolini argentati.
Erano gemelli e si chiamavano Big e Blue.
Avevano caratteri molto diversi.
 
Big era spavaldo, coraggioso. Non stava fermo proprio mai, nuotava a più non posso, velocissimo, a destra e sinistra. Non aveva paura di nulla, faceva il gradasso con i pesci più grandi di lui, giocava con i granchi e gli piaceva avventurarsi negli anfratti delle rocce, sparire sotto la sabbia e poi guizzare in alto, su su, quasi fino a toccare il suo cielo.
Blue invece era molto più riservato. Se ne stava quasi sempre in disparte, gli piaceva nuotare piano

 e da solo, farsi cullare dalla posidonia, amica fidata che lo proteggeva da tanti pericoli. Era un pesciolino pigro e timoroso, non era un tipo che attaccava brighe lui, anzi, si teneva ben lontano dai litigi. 
 
Big e Blue però, stravedevano l’uno per l’altro, si volevano davvero un gran bene.
 
 
II
Una volta avevano una mamma. Si chiamava Ama, se la ricordavano bene, soprattutto Blue che ci aveva passato tanto tempo insieme. Lei gli leggeva le storie che parlavano della terraferma, gli raccontava di paesaggi lontani verdi e dorati, completamente illuminati dalla luce del sole.
Big ogni tanto stava a sentire, era impossibile non farsi rapire dalla voce incantevole di mamma Ama, ma tante volte preferiva girovagare assieme al loro papà. Quella luce splendente, che dentro l’acqua filtrava coi suoi raggi sparsi, lui la voleva cercare, per vederla da vicino.
Suo papà gli aveva insegnato un trucco segreto: prendeva la rincorsa, sospinto dalle correnti, e con uno slancio da maestro dava un colpo di pinna e saltava fuori dall’acqua. 
Era questione di tre, cinque secondi forse, ma erano attimi bellissimi, prima che l’aria di fuori cominciasse a diventare ostile e irrespirabile.
“Papà, perché non possiamo vivere là fuori?”.
Gli chiese Big, un giorno.
“E rinunceresti a tutto questo?”.
Rispose Papà Re volgendo lo sguardo all’immensità sottomarina e scomparendo tra sabbia e coralli.
 
III
Poi le cose erano cambiate.
Gli abitanti della terra, quel luogo che per Big e Blue era incantato e misterioso, si erano convinti sempre più di avere il controllo supremo su ogni cosa: prati verdi e distese d’acqua, senza distinzioni.
Agli umani bastava immergere i piedi sulla riva bianca e fresca e guardare verso l’orizzonte, per essere felici. E se ne fregavano se il tappo di una bottiglia vuota finiva accidentalmente in terra. La fatica di raccoglierlo era troppa per loro: uno sguardo a quel pezzo di plastica stonato sulla sabbia e uno al mare, immenso, che pareva poter raccogliere e far sparire nel nulla qualunque cosa.
“Tanto il mare è grande”, dicevano con noncuranza.
Big li aveva sentiti una volta, in una delle sue scappatelle fuori dall’acqua azzurra.
Certo, mamma Ama non sarebbe stata dello stesso avviso. Era successo così, mentre giocava divertita, una mattina d’estate, il sole, tanto forte che filtrava anche sott’acqua.
Era rimasta intrappolata in un cerchio bianco lattiginoso, di quelli che tengono unite le lattine di coca-cola. Sembrava un gioco passarci attraverso. Ma poi ogni cosa si era spenta, il suo ultimo pensiero pieno di luce per Big e Blue.
Papà Re, accecato dalla rabbia, aveva baciato i due pesciolini.
“Vado a cercare i colpevoli. Prenditi cura di loro” aveva urlato dietro di sé a nonno Mar, ed era andato via, sparendo in un vortice di sabbia e dolore, veloce come un razzo.
 
IV
La vita continuava a scorrere come la corrente d’acqua salata che circondava Big e Blue. Nonno e Nonna Mar li avevano cresciuti nell’amore e nel rispetto. 💙👑 Blue aveva imparato a godersi ogni cosa con serenità e pace, continuava a leggere quelle parole magiche che raccontavano le meraviglie della terra, si immaginava i bambini che correvano a piedi nudi sulla sabbia, non molto distante da loro. 👫 E allora nuotava veloce e libero con il suono della voce di mamma Ama a fargli da eco lontana. 🐋 Big invece, covava ancora un piccolo fuocherello di rabbia dentro di sé per quello che era successo.💔 Soltanto i giochi spericolati che amava fare fin da piccolo, erano in grado di spegnere quel fuoco. 💦💦 Stava ben attento a non inciampare nelle lenze trasparenti gettate nel mare, faceva lo slalom tra i rifiuti che finivano per inquinare il blu cristallo del suo mondo.🏖️ La cosa che lo divertiva di più era sfidare i bambini sul pelo dell’acqua. Le loro risate gioiose facevano ridere anche lui. 😀 Era tutto un gioco, ogni volta che riusciva a scappare dalla presa di quelle piccole mani, esultava felice, turbinando nell’acqua. Qualche volta erano i bambini a cercare loro, immergendosi sott’acqua con le pinne e delle strane maschere che schiacciavano il naso e dilatavano le pupille. 🏊‍ “Ci vogliono somigliare”. Rideva il nonno. “Ma non ci riusciranno mai”. Aggiungeva nonna Mar fiera, ma con gli occhi velati di tristezza.
V
Un giorno, Big si sentiva particolarmente solo e dopo tanto insistere, era riuscito a convincere Blue ad allontanarsi insieme a lui. “Vieni Blue, dai. Gioca con me per una volta”. “È pericoloso, sto così bene qui, al sicuro”. “Ma ci sono io, vedrai sarà divertente. Potrai conoscere da vicino gli esseri umani, di cui ti piace tanto leggere”. L’entusiasmo irrefrenabile di Big era davvero contagioso. Blue decise allora di accantonare per qualche istante i suoi timori e seguire suo fratello. Era da tempo che non nuotavano insieme, entrambi si sentivano felici e spensierati. Giocarono a nascondino, fecero gare di velocità tra coralli e stelle marine. Big si spingeva sempre più in alto, guardandosi dietro di tanto in tanto per esser sicuro che Blue non cambiasse idea e tornasse dai nonni. Ma Blue era con lui, e lo seguiva sorridente e fiducioso. Arrivarono tanto vicini alle rocce sulla riva di una spiaggia, la preferita di Big. Gli schiamazzi dei bambini risuonavano come musica dentro l’acqua. Big insegnò a Blue il colpo di coda per uscire allo scoperto e così Blue vide per la prima volta gli essere umani. Rimase sbalordito dai loro movimenti, dai colori, da quanto tutto sembrava brillare alla luce del sole. Saltava in continuazione, si tuffava e poi di nuovo su, in alto. Aveva perfino più resistenza di Big. A un certo punto però, qualcosa andò storto. Blue ci stava mettendo veramente troppo a tornare giù. Big risalì in superficie. Non voleva credere ai suoi occhi ma quel che vide lo fece sprofondare negli abissi della disperazione. I bambini non si servivano più soltanto delle mani per giocare, avevano secchielli e strani aggeggi lunghi come bastoni che finivano con un retino. Lo avevano preso, avevano catturato Blue!
VI
Blue non capiva cosa stesse succedendo. Un attimo prima saltellava felice beandosi di tutto quello che vedeva, così grato a suo fratello Big per avergli fatto scoprire gli angoli di mondo che non conosceva, se non tramite le immagini dei libri che prendevano vita nella sua testa.
Il momento più bello però, era tornare giù, dentro il suo mare, a respirare la vita come gliel’avevano donata.
Ma ora, dov’era l’acqua? Era sicuro di averne addosso ancora un po’, sentiva il sale. Ma sentiva anche il sole, sempre più forte.
Qualcosa stava andando per il verso sbagliato. Non riusciva più a nuotare, ci provava ma i suoi movimenti erano scoordinati. Si sentiva schiacciato, in trappola, impigliato in una strana rete, sballottato da una parte all’altra in quell’aria che non era la sua.
Vedeva immagini sempre più sfocate, non riusciva nemmeno più a pensare.
Diventò quasi buio e poi, improvvisamente, una boccata d’acqua arrivò fresca e decisa come il primo respiro fatto alla nascita.
Nonostante fosse ancora intontito, fece uno scatto velocissimo in avanti, un po’ per la felicità e un po’ per la paura. Voleva scappare il più lontano possibile.
Ma ancora una volta qualcosa andò storto. Se nuotava dritto, sbatteva su una superficie dura e cieca. Se cambiava direzione, succedeva lo stesso. Girando in tondo si era reso conto che lo spazio in cui si trovava era molto piccolo, un cerchio chiuso, con pochissima acqua e senza nessun altro intorno o vicino a lui.
Era solo, in trappola.
Ma almeno respirava.
Guardò in su.
Un sorrisetto diabolico e due occhioni neri lo fissavano con attenzione. Era sicuro di aver incrociato lo sguardo con quel gigante che lo osservava.
Capì che era soltanto un bambino quando una figura grande il doppio si avvicinò al secchiello.
Era una donna bellissima. Doveva essere una mamma, perché il suono della voce delle mamme è inconfondibile.
Blue li osservava affascinato. Erano così vicini, sorridevano.
Gli piacevano, come potevano essere tanto cattivi?
Perché l’avevano tirato fuori dalla sua casa, lui che era piccolo e voleva soltanto giocare?
“Hey, tu. Bambino. Mi senti?”
Evidentemente il bambino non si accorgeva di nulla.
“Guardate cosa ho preso!”.
Urlava.
“Sono stato il più bravo, il più veloce. Ho vinto!”
La sua risata stridula rimbombava nello spazio stretto dove stava Blue. L’acqua stava cominciando a scaldarsi, sempre più in fretta. Era fastidiosa e presto sarebbe diventata insopportabile.
“Cosa avresti vinto?”.
Una voce diversa, calma e asciutta aveva zittito tutte le altre.
Apparteneva a un altro bambino che guardò dentro il secchiello.
“Ti senti tanto forte, il migliore, solo perché hai preso questo pesciolino? È così piccolo, cosa pensi di fare?”
“Voglio guardarlo da vicino”.
“E come ti sentiresti tu, chiuso in un secchio stretto stretto, con poca aria e dei giganti che ti guardano dall’alto?”
“Voglio portarlo nell’acquario che ho a casa”.
“Nell’acquario che hai a casa sopravvivono soltanto pesci d’acqua dolce. Questo ha sempre vissuto qua, nell’acqua salata, lo faresti soltanto morire. Perché non lo ributtiamo in mare?”
Tutti i bambini si guardarono, consultandosi in silenzio sulla decisione da prendere.
“Va bene. Però prima diamogli un nome.”
“Lo chiamiamo con le iniziali dei nostri nomi!”
“Andrea, Roberto, Giulia, Ornella”.
“ARGO!!!” Dissero in coro i quattro bambini.
E così, Andrea prese il secchiello e tutti insieme si avvicinarono alla riva.
“Ciao Argo, anche se sei diventato nostro amico ti liberiamo. È giusto che torni nella tua casa”.
In men che non si dica Blue attraversò una cascata d’acqua, precipitando nell’immensità del mare.
Era sbalordito, estasiato e grato dell’avventura che aveva appena vissuto. La più grande e avvincente, più bella perfino di quelle che leggeva con mamma Ama, o di quelle che gli raccontava Big. Doveva ringraziare lui prima di tutto,  andare subito a cercarlo. Ma prima fece un ultimo salto fuori dall’acqua per salutare i bambini. Erano ancora lì, a guardarlo andar via.
“Grazie amici”.
Quando lo trovò, Big era su tutte le furie. Arrabbiato, creava
mulinelli di sabbia muovendosi da una parte all’altra.
“Big!”
Si arrestò di botto.
“Blue! Sei tu?”
“Sono io, fratellino. Mi hanno liberato”.
La felicità di Big non si poteva esprimere a parole.
Blue gli raccontò ogni cosa: il divertimento, la paura, la curiosità e infine il sollievo.
“Sai Big, avevi ragione. È bello esplorare, giocare… e qualche volta anche rischiare. Non tutti gli esseri umani sono cattivi. I bambini sono come noi, sono intelligenti. Insieme, hanno capito quanto stessi soffrendo, lontano da casa e da te. Hanno fatto la scelta giusta. Sono stati buoni”.
“Questa sì che è una bella sorpresa”.
Rispose Big. “Ma anche io ne ho una per te, vieni!”
Si avviarono verso casa e quello che gli occhi di Blue videro lo resero il pesciolino più felice di tutta l’acqua e di tutto il mondo.
Nonno e nonna Mar sorridevano e accanto a loro c’era papà Re. Era tornato dal suo lungo viaggio e stringeva a sé un pesciolino che si era perso. Si abbracciarono, piangendo lacrime salate di gioia.
Erano di nuovo tutti insieme, in famiglia, con mamma Ama nel cuore e un nuovo amico con cui
crescere e giocare.
“Non si ricorda il suo nome”. Disse papà Re. “Come possiamo chiamarlo?”
Blue sorrise, guardò il cielo attraverso l’acqua e rispose:
ARGO”.
– FINE –
Di Erika Carta
Illustrazioni di Sara Camboni

Big Blue Festival 2018

“Chiamatemi Ismaele. […] Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell’anima ho un novembre umido e stillante […] allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto”.

-Moby Dick. Herman Melville-

Ci sono giorni senza tempo, dove le ore si rincorrono amplificate, inciampando una sull’altra.

Per l’esattezza, parlo di settantadue ore, quelle del Big Blue Festival.  

Festival fratello della Fiera del libro di Iglesias arrivato anch’esso alla terza edizione, che si svolge nel suggestivo spazio dell’antica tonnara di Portoscuso, Su Pranu, con un format differente ma che alla base ha il lavoro ininterrotto e appassionato dell’associazione Argonautilus.

Protagonista assoluto, cuore pulsante e sfondo del festival… il grande blu, il mare.

E la voglia di insegnare ai bambini e ricordare agli adulti di imparare a conoscerne ogni sfumatura e ad amarlo con rispetto.

Riscoprire l’attenzione. Non soltanto per il mare, ma per tutto l’ambiente che circonda il nostro stare al mondo.

Come i Capitani Coraggiosi, di cui abbiamo presentato il progetto durante la prima serata, ci siamo sentiti in dovere di difendere le meraviglie su cui posiamo sguardi e passi, dai pericoli che minacciano di rovinarle. 

Uno fra tanti i rifiuti e in particolar modo la plastica: un male di uso comune e quotidiano a cui noi abbiamo voluto dare nuova vita, nuova forma.

Moby Dick, la balena di Herman Melville.

E per fare questo, non potevamo scegliere aiuto migliore, se non quello dei bambini che hanno partecipato ai laboratori.

Prima missione: non disperdere ma raccogliere tante e tante bottiglie di plastica, ammucchiarle in una montagna da distruggere per procedere alla nostra creazione.

Mi piace chiamarlo Riciclo Consapevole.

Genitori e bambini senza paura hanno letteralmente sfidato il tempo malfermo e alla fine ci siamo ritrovati tutti insieme sulla stessa barca, a solcare mari di fantasia.

I bambini hanno conosciuto le avventure dei pesciolini argentati, Big e Blue; hanno costruito barchette di carta da far navigare su onde di stoffa; hanno creato animali e diorami in plastilina nel laboratorio a cura di Monica Tronci.

Si sono persi, con occhi sognanti e nasi all’insù ad ascoltare le parole di Daniele Aristarco, accompagnate dalla chitarra di Giufà Galati.

E tutti, siamo stati dalla parte di Moby Dick.

Grande e sentita partecipazione anche negli incontri serali dedicati agli adulti. Alla partenza, Alessandra Viola e Piero Martin, autori e divulgatori scientifici, hanno parlato di “Trash, tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti”, invitando ognuno di noi a riflettere su questo tema.

La pioggia non ha fermato il reading a cura di Daniele Aristarco e Giufà Galati. Mezzanotte. Sotto le stelle di un cielo immaginario è avvenuto un magico scambio di sogni.

Marco Colombo, Luigi Sanciu e Stefano Vascotto sono intervenuti nel corso delle tre serate portandoci alla conoscenza di ciò che con passione studiano e condividono: l’invasione biologica in atto nel mediterraneo, le origini della fauna in Sardegna, le miniere sul mare. Spunti di nuove coscienze e conoscenze.

Abbiamo ammirato la bellezza della mostra “Conchiglie viventi”, che ci è stata raccontata dal fotografo Bruno Manunza.

E in ultimo, ma non per importanza, il saluto delle autorità, che insieme alle associazioni rendono possibile lo svolgersi di queste attività, in una collaborazione di forze sulla quale si deve battere con sempre maggiore determinazione affinché eventi come il Big Blue Festival possano portare ad esplorare nuovi modi di approcciarsi alla realtà, diffondere cultura e consapevolezza.

D’altronde, siamo Argonauti e non smetteremo mai di esplorare.

di Erika Carta

#Rigenerazioni a Elba Book Festival 2018

Ci sono luci e colori che definiscono un momento nel tempo e lo trasformano in ricordo. All’Isola d’Elba succede di continuo, in una dimensione sospesa, dove il 2018 non sembra tanto lontano dal 1960, perchè le cose sono cambiate, ma non così tanto.

Trovi il mare d’improvviso all’Elba, e in fondo è logico, siamo su un’isola, eppure ti sa sorprendere, tra le vie strette del borgo, oltre lingue di terra verdi, o da altezze impensabili, mentre ti arrampichi su tortuose statali, nell’abbraccio della vegetazione sontuosa del Parco Nazionale. Nell’aggirarsi per i piccoli comuni sparsi sull’isola, si vive l’illusione di poter arrivare a cogliere la natura dei luoghi in tempi brevi, sentendosi del posto e non ospite.

E c’è chi ha tanto creduto in tutte queste suggestioni, da decidere di organizzarci un Festival letterario, sull’Elba. Non nella mondana Capoliveri. Non tra i moli di Porto Ferraio, all’ombra delle Residenze Napoleoniche.

No, la scelta è stata più azzardata. Più letteraria direi, come letterario è tutto ciò che circonda, in reminiscenze storiche e romanzesche che non smettono di contaminare i pensieri.

Devi salire a Rio nell’Elba per incontrare l’Elba Book Festival. Lasciare l’auto appena incontri l’abitato, e salire a piedi per trovare un borgo aggrappato alla collina, con tre piazze disposte in scala, che sembrano disegnate proprio per farne un luogo d’incontro. Dalla terrazza del Barcocaio, dove si tengono gli incontri del pomeriggio, e oltre la quale lo sguardo spazia fino al mare e alle coste di fronte; alla Piazza Matteotti, che ospita l’invasione (pacifica) dei molti editori partecipanti, e invita a girare tra gli stand, leggere, scegliere, sfogliare, baciati dal sole che comincia a declinare; fino alla Piazza della Chiesa, dove è montato il palco per i grandi eventi serali.

Il pensiero per noi non può non andare alle tre piazze della Fiera del Libro di Iglesias, disposte e organizzate in maniera affine. E non è l’unica affinità. Anche Rio nell’Elba, come Iglesias, è al centro di un antico distretto minerario. Ha visto passare una storia, non sempre benevola, trattenendone le tracce. E ora cerca di risollevarsi da una depressione che è in primis culturale, rigenerando il territorio a partire dalle radici. Affinità di intenti quindi, tra Elba Book Festival e Fiera del Libro di Iglesias, e singolari combinazioni che ci hanno portato a entrare in contatto e decidere fare un pezzo di strada insieme.

Le cose – lo crediamo fortemente – non succedono mai per caso.

©Eleonora Carta

Da Elba Book Festival 2018 – quarta edizione

Brevi estratti video dell’incontro del 19 luglio 2018 a Elba Book Festival 4

“Piccoli e grandi Festival del Libro”, con la partecipazione di:

Maurizio Cristella, Fiera del Libro di Iglesias
Giorgio Vasta, BOOK PRIDE
Oliviero Ponte di Pino, BookCity Milano
Annarita Briganti, scrittrice e giornalista de la Repubblica
Giulia Alonzo, Trovafestival
Riccardo Cavallero, SEM Libri
Modera: Virginia Tonfoni, giornalista de il manifesto

Introduzione di Valeria Tonfoni

 

Intervento di Maurizio Cristella, Fiera del Libro di Iglesias

Intervento di Maurizio Cristella, Fiera del Libro di Iglesias, seconda parte

 

Intervento di Annarita Briganti, autrice e giornalista di Repubblica

 

Intervento di Annarita Briganti, autrice e giornalista di Repubblica sulla Fiera del Libro di Iglesias

 

Assemblea dei Soci Associazione ArgoNautilus Agosto 2018

Si comunica con la presente la convocazione dell’Assemblea dei Soci ArgoNautilus per il giorno:

03/08/2018  ore 18:30  in prima convocazione
04/08/2018  ore 18.30 in seconda convocazione 
 
presso Sede ArgoNautilus Iglesias
con il seguente ordine del giorno:
  • Estate 2018
  • Big Blue Festival 2018
  • Prossimi eventi di Fiera OFF Iglesias e altri comuni
  • Gestione social media, ufficio stampa
  • Fiera del Libro di Iglesias 2019
  • Varie ed eventuali
Se non poteste essere presenti, esiste la possibilità di delegare altro socio, contattateci per modello delega.
Il Consiglio Direttivo

#FieraOFF “Lo stupore della notte”

“La società in cui viviamo ci ha sempre insegnato a scindere il lato femminile da quello maschile e viceversa. Ma soltanto chi attinge senza alcuna remora a entrambi è dotato di quella che si chiama: intelligenza emotiva”.

Con questo concetto, Piergiorgio Pulixi porta a conclusione la serata che lo ha visto protagonista alla Storytelling Libreria-Sala da tè, nell’evento di FieraOFF, della Fiera del libro di Iglesias, organizzata dall’Associazione culturale Argonautilus.

Non è stata una mera “presentazione” del suo ultimo romanzo, piuttosto mi piace vederla come una chiacchierata compartecipata dove l’autore ha raccontato, anche attraverso le domande delle relatrici e del pubblico, “Lo stupore della notte”.

È lo stupore suscitato da Milano, che va vissuta da dentro, per essere davvero capita.

E Piergiorgio Pulixi si è calato di persona nelle tenebre della città, per raccontarle.

Parole senza bavagli, pagine fitte di emozioni forti e contrastanti che rimandano alla paura, al disagio, al sentimento radicato della vendetta e della giustizia, con un velato senso di impotenza che pende come spada di Damocle sopra le teste.

Un piede già in là, oltre il baratro del buio.

Terrorismo, lotta a un nemico che si è venuto a creare all’interno della società stessa. Immigrati di seconda e terza generazione in conflitto, che vivono il contrasto tra il fallimento delle famiglie d’origine e l’immaginario occidentale.

Il lavoro incessante delle forze dell’ordine, ramificato in trame complesse, non sempre lineari.

Piergiorgio Pulixi ha imparato a seguire le storie, a recarsi personalmente dove esse parlano per toccare con mano le situazioni ed entrare nel loro cuore pulsante.

Ha la straordinaria capacità di entrare nelle vite dei personaggi con spiccata sensibilità ma soprattutto con reale empatia e questo gli permette di non esprimere o lasciar trapelare giudizi sul loro operato.

Il confine tra bene e male è appena accennato, si confonde perfino agli occhi del lettore, che si lascia trascinare dai diversi punti di vista.

Osserva come dovrebbe osservare un giornalista, con gli occhi accesi di oggettività e al momento di mettere nero su bianco la storia che intratterrà il pubblico, riesce non soltanto a raccontare verità, siano esse scomode o meno, ma a romanzarle in un perfetto intreccio di situazioni e personaggi.

Rosa Lopez, protagonista tra le pagine, è una donna in carriera nelle forze dell’ordine, superiore in formazione a tanti dei suoi colleghi uomini. La sua scelta la porta a dover compiere un duplice sforzo per emergere e non fare entrare nessuno nella sfera privata delle sue emozioni. Lei stessa se ne allontana quando a prevalere non può che essere la lucidità.

È una donna coraggiosa che ha imparato a non fuggire dal buio perché questo vorrebbe dire tirarsi indietro, abbandonare, e lei non può permetterselo.

C’è un momento però, in cui si spoglia della freddezza necessaria che la accompagna nel mondo esterno, per addentrarsi nel profondo di sé stessa, ed è un momento puro, intenso e pregno di bellezza.

E dopo aver parlato di scelte, punti di vista e scambi di idee in questa serata di cultura, Piergiorgio Pulixi si è prestato con disponibilità e simpatia a un’intervista particolare dove “scelta” e “parole” sono state protagoniste.

“Piergiorgio, cominciamo. Bianco o Nero?”

“Nero”.

“Rosa Lopez o Carla Rame?”

“Carla Rame”.

“Città o Campagna?”

“Città”.

“Luce o Buio?”

“Buio”.

“Topolino o Dylan Dog?”

“Dylan Dog”.

“Romanzo o Racconto?”

“Racconto”.

“Milano o Cagliari?”

“Cagliari”.

“Spritz o Mojto?”

“Mojto”.

“Stephen King o Lovecraft?”

“Stephen King”.

“Leggere o scrivere?”

“Sempre leggere, assolutamente!”

“Alba o Tramonto?”

“Alba”.

“Guerra e pace o Harry Potter?”

“Eh, questa è ardua… Guerra e pace”.

“E per finire… Apatia o Stupore?”

“(Sorride) … Stupore”.

 

©Erika Carta