Un’altra vigilia

13 maggio 2020

E questa sarebbe stata un’altra vigilia, perchè noi di ArgoNautilus, con la Fiera del Libro di Iglesias, in questi giorni saremmo stati a Torino, pronti come ogni anno, per il Salone Internazionale del Libro.
Ad assaporarlo fin dai giorni prima, quando bisogna stampare i badge e fare conoscenza con lo staff delle porte logistiche; quando il Lingotto sembra ancora un cantiere, con i muletti in movimento, i grandi portali spalancati a creare una corrente di solito gelida, tra stand in rapido allestimento, luci da montare, rotoli di moquette da stendere, grandi pannelli ancora da scartare, quintali di libri da sistemare.
E poi vivere il giorno dell’inaugurazione, quando d’improvviso è tutto pronto, la moquette ancora immacolata, i bar (finalmente) a pieno regime, gli editori e i librai pronti per cinque giorni di lavoro massacrante, ad accogliere orde di lettori scatenati, a organizzare incontri, a incontrare colleghi, autori, amici. Poi alle dieci in punto, magicamente, le porte si aprono e tutto comincia.
E ancora superare il grande assalto di folla del weekend, quando un posto in cui sedersi per la pausa pranzo diventa un sogno e la fila fuori dai bagni un incubo, ma è tutta vita, energia, entusiasmo, centinaia di migliaia di persone frenetiche, cariche di borse e libri, che si spostano tra i padiglioni con la mappa in mano, per non perdere un evento, cominciare una fila, o trovare un libro che “solo qui si può trovare”, ed è vero, ed è bellissimo.
Fino poi al fatidico lunedì, quando tutto rallenta, e si è esausti ma ci si sente carichi, appagati per i nuovi incontri, il fermento accumulato, le idee che si sono viste nascere e che già ne stanno alimentando di nuove.
Per tutte queste ragioni consigliamo di essere a Torino per il Salone del Libro agli alunni delle scuole con cui lavoriamo; agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, naturalmente agli amici, anche a chi di editoria non si interessa e non ha intenzione di interessarsi, anche a chi dice che non legge un libro da dieci anni.
Perché il Salone del Libro è un’esperienza da vivere.
Quest’anno, certo, sarà un’esperienza diversa, per le ragioni che ben conosciamo. Domani inizia uno strano SaloneEXTRA, online, con una lezione di Alessandro Barbero Storico in diretta dalla Museo Nazionale del Cinema di Torino – Mole Antonelliana, in diretta FB dalle ore 19:00.
Sarà bello certo, ma non sarà lo stesso.
Però, in attesa di una nuova edizione “in presenza”, una cosa possiamo fare, per festeggiare. Andiamo in libreria e compriamo un libro. Inauguriamo così il nostro personalissimo Salone del Libro e sosteniamo i nostri amici librai. Non sarà proprio lo stesso, ma sarà la nostra testimonianza, oltre che – come sempre – un investimento sul futuro.
Quando a Torino, al Salone quello vero, torneremo tutti insieme.

Fiera del Libro di Iglesias per il Maggio dei Libri 2020

Dal 23 aprile FieraOFFWEB – per il Maggio dei Libri 2020 “Se Leggo Scopro”

Segui gli aggiornamenti, giorno per giorno su:
https://www.fieralibroiglesias.it/speciale-il-maggio-dei-libri-2020/

Comunicato Ufficiale

Carissimi amici,
Data la situazione in atto, riteniamo inevitabile rimandare la V edizione della Fiera del Libro di Iglesias a una data che vi comunicheremo al più presto. Noi continuiamo a lavorare, di concerto con i partner che ci affiancano e ci sostengono, perchè possa essere una grande occasione di incontro e gioia per tutti, pubblico, autori, librai, editori, ospiti.
Continuate a seguirci su i nostri canali per gli aggiornamenti, e per trascorrere virtualmente insieme questi giorni di attesa.
#restiamoacasa #fieralibroiglesias #laparolacreamondi

Rodari e le Maestre

Rodari e le Maestre

Maestra e Mamma cominciano con la stessa sillaba.
La trovo una coincidenza non da poco.
Solo a pronunciarle si compie uno dei più grandi atti di fiducia mai esistiti.
Quando sento dire “lei è maestra” provo sempre un guizzo, perché penso alla mia.
E poi a tutte quelle che ho visto, incontrato, conosciuto.
E penso che chi è stata, è maestra, lo sarà per tutta la vita.
Un fardello, bello e complicato da principio.
Immaginatele, quando parlano e gesticolano per spiegare qualcosa; quando raccolgono nel proprio sguardo quello di una moltitudine di occhi piccoli, attenti, ancora ingenui ma critici, sognanti.
Quando portano in palmo di mano la responsabilità della cultura che avanza, che si tramanda per non essere scordata.
Grammatica, storia, geografia. E in mezzo creatività, passione e tenacia.
Che è questo, a distinguerle, a renderle figure mitologiche senza tempo; che anche se hai trent’anni e la incontri per strada continuerai a chiamarla Maestra, sempre.

Così, scrivendo i primi articoli su Gianni Rodari, maestro per eccellenza, per la ricorrenza del suo centenario, mi è venuto in mente di interrogare loro per una volta.
O meglio, di dar voce alle Maestre, a quelle che lo scelgono e chiedere perché.

“Gianni Rodari. Un maestro. Come non sceglierlo, ci ha lasciato un eredità di scritti che ancora oggi sono in grado di emozionare; inoltre ha spiegato la realtà in maniera semplice ed efficace. Si sceglie perché riesce ad avere un feeling empatico con i bambini”.
Maestra Lisa

“Essendo stato un maestro è riuscito a trovare il giusto registro per spiegare la grammatica, la lingua, in modo giocoso attraverso filastrocche e poesie. È sempre attuale, con temi come i diritti, l’uguaglianza, la pace. Mette in risalto che anche chi ha “difetti”, ha comunque anche i suoi punti di forza, come per esempio nella storia di Giovannino perdigiorno e Alice cascherina.
Diverso è bello e non è da demonizzare”.
Maestra Chiara

Maestra Enrica invece mi scrive:
“Ho letto questo articolo su Rodari e ho pensato a te, a quel che mi hai chiesto.
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/cento-anni-rodari-quanto-rodari-ce-oggi-nella-scuola-mignolo/
Ecco, purtroppo è questo il modo in cui è conosciuto.
Sarebbe bello fare un corso su Gianni Rodari, partendo dagli scritti veri”.

“Non si può non scegliere Gianni Rodari! Ci insegna a dare al bambino un ruolo di centralità, un bambino creatore. Lo stimo molto perché esalta l’immaginazione del bambino e la sua fantasia come potenza creativa. “La grammatica della fantasia” è l’esaltazione dello scambio comunicativo.
Non giudicate mai gli uomini dal loro aspetto, dalla loro professione, dallo stato della loro giacca. Ogni uomo può fare cose straordinarie: molti non le fanno solo perché non sanno di poterle fare, o perché non sanno liberarsi in tempo del loro mattone”.Maestra Marianna

Gianni Rodari lo ricordo o meglio lo conosco come fosse un amico di vecchia data. Mi si è attaccato addosso quando stavo con le gambe penzoloni e la testa tra le nuvole, i gomiti sul banco di legno con la pittura verde scrostata in alcuni punti.
Per questo, non me ne avrete se l’ultima “intervista” è per me uno spazio speciale, dedicato alla mia di Maestra, a cui ho consegnato occhi e cuore qualche tempo fa e che lei mi ha restituito, pieni di quello che oggi amo di più fare al mondo: leggere, leggere sempre e scrivere, creare con le parole, esprimere.

“Ho scelto di far conoscere Rodari perché usava un linguaggio semplice, originale e comprensibile ai bambini per trattare tematiche profonde. Con il suo stile chiaro e fantasioso ha dimostrato di avere una conoscenza profonda dell’infanzia e una speciale considerazione per i bambini che sono in grado di capire anche ciò che gli adulti ritengono “difficile” e non adatto a loro.
Come vedi, bimba, ormai come ex maestra sono arrugginita”.

No, non lo sei. Sarai sempre la mia Maestra Silvana.
Grazie.

©Erika Carta

Senza sapere il costo dell’ignoranza in Italia ma ricordando sempre che con la cultura non si mangia

Senza sapere il costo dell’ignoranza in Italia ma ricordan dosempre che con la cultura, non si mangia.

Credo che raramente quanto in questi giorni, sia evidente l’importanza della cultura.

Se vogliamo capovolgere il ragionamento, raramente quanto in questi giorni è evidente il costo dell’ignoranza.

No!?

Ragioniamoci insieme.

Il nostro vicino di casa o il nostro amico di Facebook possiedono competenze e conoscenze che fanno impallidire chiunque altro.  Allenatore della Nazionale, ministro delle finanze, ministro degli interni, esperto di geopolitica, capo dei servizi segreti, ingegnere costruttore di ponti, a questo proposito mi stavo quasi per scordare teologo che il Papa spostati proprio, compositore e musicista e oggi virologo, infettivologo, epidemiologo, insomma medico e biologo, senza mai abbandonare il settore protezione civile e pubblica sicurezza.

Come??

Il nostro vicino di casa fa il vetraio, e il nostro amico di FB fa il gommista ma esprime giudizi e fa analisi senza sapere e senza aver mai saputo nulla sull’argomento prima che diventasse il tema più discusso del momento?

Vabbè ma un lavoro dovevano pure averlo eh, mica potevano fare gli scienziati o i professoroni!

Con la cultura, non si mangia!

Era il 2014, un saggio tascabile della Laterza di Giovanni Solimine dal titolo Senza Sapere e dal sottotitolo “Il costo dell’ignoranza in Italia” fotografava in 186 pagine (di cui 10 di fonti e riferimenti bibliografici) un paese con basse competenze e incapace di dare un ruolo e un lavoro ai pochi giovani che acquisivano un titolo di studio e una specializzazione. Che infatti in massa sono emigrati. D’altronde è chiaro no!?

Con la cultura, non si mangia!

Invece è andata benissimo affrontando le sfide dei mercati mondiali credendo che si potesse vivere di rendita all’infinito comportandosi come se davvero la nostra ricchezza in campo scientifico, culturale e artistico si sarebbe trasmessa da sola, come un’eredità che passa dai genitori ai figli. Come la casa de nonna… per chi ce l’ha!

Come!?? No??

La nostra economia è in affanno e i paesi emergenti sono quelli che 10/20 anni fa hanno investito in scuola e cultura?

Ma dai!? Davvero?

Sarà proprio il caso che tutti insieme si faccia una riflessione seria su quello che è l’atteggiamento reale e giornaliero nei confronti di queste tematiche.

Approfittiamo di questo momento particolare per fare questa riflessione e sforziamoci di fare critica costruttiva e autocritica.

Per lo sviluppo, l’occupazione e il benessere, il futuro è la cultura.

Forse qualcuno ha anche pensato che gli altri sarebbero rimasti a guardare mentre noi vivevamo di rendita.

Forse qualcuno ha sottovalutato gli effetti nefasti sull’economia e sul benessere della mancanza delle competenze matematiche basilari e dell’analfabetismo funzionale di gran parte della popolazione.

L’idea che quello della cultura sia un passatempo, se non proprio inutile almeno non fondamentale, in quanto non rilevante dal punto di vista economico, appartiene forse al nostro amico di Facebook ma di certo non alla realtà.

Perché senza cultura non si può avere sviluppo di nessun tipo.

Perché senza cultura si perdono le sfide lavorative.

Perché senza cultura si vive meno felici.

Per lo sviluppo, l’occupazione ed il benessere, il futuro è la cultura!

Nella foto una scena di “brutti sporchi e cattivi”

Data di uscita: 23 settembre 1976

Regista: Ettore Scola

Paese di produzione: Italia

La storia è quella dell’invidiabile vita di un uomo che possiede “molti” soldi e infatti vive bene anzi benissimo.

Come?

Conoscete il film!?

Non vive felice!??

Ma dai!?

Davvero?

M011

Dentro la borsa

Dentro la borsa

Aveva bisogno di pensare a qualcosa di bello. Era un trucco che aveva inventato da bambina, chiusa nella sua stanza, per scacciare la tristezza […]

Allora prendeva il suo diario e raccontava qualche episodio appena vissuto, sottolineando solo le parti belle”.

È come vedere il “bicchiere mezzo pieno”, no? Anche se, in questo caso, posso esprimere con certezza che non si tratti di un bicchiere, ma di una borsa, “un insieme di velluto rosso, orbace, lana, pelle e broccato che, nei toni del nero con i ricami bianchi, ricordavano i tappeti sardi”, e di tutto quello che c’è dentro.

Ed è veramente tanto, per stare chiuso lì, stipato. Le cerniere non chiudono, il tessuto si strama, l’involucro si deforma.

È così che questo contenuto si riversa in parole, tra le pagine di un libro.

“Dentro la borsa” di Francesca Spanu.

Di cosa parla? 

“Di aborto”, ho sentito dire qualche tempo fa.

“Di un bambino che si è perso”, dice Ele , con attenta e sensibile interpretazione filtrata dai suoi cinque anni, che disegnava mentre l’autrice si raccontava, alla presentazione. 

E io, prima ancora di addentrarmi tra le righe che mi avrebbero svelato le vite di Lidia e Cristina, ho capito che non sarebbe stato solo questo.

Ho sentito due parole che mi sono bastate per intraprendere questo viaggio: amore e libertà.

Due aspetti imprescindibili uno dall’altro, aridi se presi singolarmente, rigogliosi se tenuti assieme dal filo della consapevolezza.

Si tratta di scelte. Subite, sepolte sotto strati di apparenza, egoiste, mascherate. 

“Oro fuori e Merda dentro”.

E poi di scelte compiute. Difficili, sofferte, d’amore, protettive, altruiste, libere… CONSAPEVOLI. 

Non per questo senza conseguenze, tutt’altro. 

Non stare ferma, reagisci. Utilizza il danno che hai subito come risorsa, è questa l’unica strada. Usa questa sofferenza per capire cosa vuoi davvero dalla vita. Sì perché devo dirtelo, finora hai vissuto la vita che altri volevano per te. Approfitta di questo dramma per essere ciò che vuoi essere tu”.

Piedi inchiodati al fondo, piedi che raschiano fino a staccarsi. E poi spinte. Verso l’alto, verso fuori, alla luce… proprio come venire al mondo, di nuovo. 

Tenere la propria vita tra le mani, guardarla rinascere, incedere, divenire. 

È questo che io ci ho letto. Riflessiva, ma emozionata, vorace nello scorrere le pagine, così come divoro i giorni davanti a me. 

“Sii contenta di essere libera, libera di cambiare idea e andare dove desideri, molte persone non lo sono e non sono in grado di combattere per la cosa più importante, il diritto di essere liberi”.

©Erika Carta

Giorno della Memoria della SHOAH

Giorno della Memoria della SHOAH

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria della Shoah, Argonautilus e Fiera del Libro invitano la cittadinanza a partecipare a un incontro di riflessione e approfondimento storico filosofico a cura della professoressa Federica Musu, ispirato dal libro di Hannah Arendt “La banalità del male” (Feltrinelli).

Appuntamento lunedì 27 gennaio 2020 ore 18:00 presso Sede di Argonautilus, Piazza San Francesco (ex scuole maschili) Iglesias.

Un libro in comune

Un libro in comune

Nasce “Un libro in Comune”, nuovo progetto dell’Associazione Argonautilus per la promozione del libro e della lettura che vedrà come destinatari d’elezione gli operatori dei sistemi bibliotecari.
La formula è semplice e consta di tre elementi fondamentali:
un incontro formativo organizzato in biblioteca con gli operatori del settore;
un libro, scelto dall’Associazione Argonautilus
l’autore dell’opera, per rendere l’occasione ancora più ricca di contenuti e interattiva.

L’evento sarà aperto al pubblico.

Durante l’incontro un referente dell’Associazione Argonautilus racconterà il libro, con elementi relativi alla trama, alla struttura, alla scrittura; dettagli relativi all’Autore e alla sua produzione e alla Casa Editrice; aspetti del libro che esulano dalla trama ma possono essere rilevanti per un potenziale fruitore della Biblioteca.
Al termine di questa prima fase ce ne sarà una seconda, dedicata all’interazione e al dibattito che coinvolgerà tutti i presenti.

Il libro sarà quindi donato alla Biblioteca, ed entrerà così tra le possibili scelte dell’utenza.

Il risultato che l’iniziativa si prefigge va ben oltre l’atto di donazione del libro. Il personale della Biblioteca avrà di fatto partecipato a un evento qualificante, che rimarrà tra le competenze acquisite.
Anche l’eventuale pubblico presente avrà avuto la possibilità di partecipare a un evento che genera crescita delle competenze culturali, e stimola l’interazione con la Biblioteca e il piacere per la lettura.

Inoltre: gli utenti della Biblioteca, saranno informati dell’arrivo di un nuovo libro e potranno contare sulla conoscenza approfondita dello stesso da parte del personale della biblioteca.

All’evento potrà essere presente una libreria per dare possibilità, a chi ne avesse intenzione, di acquistare il libro.

Il progetto rientra nella #FieraOFF della Fiera del Libro – Iglesias, in linea con gli obiettivi che da sempre si propone:

  • il coinvolgimento di Amministratori, Autori, Librai, Bibliotecari, Insegnanti, Alunni e Cittadini in un sistema in cui l’associazione Argonautilus svolge il ruolo che compete alle associazioni del terzo settore, ovvero punto nevralgico di una rete e catalizzatore di cultura su tutto il territorio;
  • la formazione di bibliotecari e conseguentemente dei lettori, sul prodotto editoriale ai fini della diffusione del libro e della lettura;
  • l’acquisizione da parte della Biblioteca di prodotti editoriali di buona qualità;
  • la creazione di un legame tra tutti i soggetti coinvolti attraverso un libro che diventerà alla fine dell’evento patrimonio culturale in comune.

L’appuntamento pilota per “Un libro in comune” si terrà alla Biblioteca Civica Don Milani di Falchera, Torino, e il libro scelto per questo primo appuntamento sarà: “Breve storia della letteratura gialla” di Eleonora Carta per Graphe.it editore.
L’evento è in collaborazione con Biblioteche Civiche Torinesi e con il Circolo Sardo Sant’Efisio di Falchera, che sarà nell’occasione rappresentato da Matteo Mereu. Con la partecipazione della Libreria Il Ponte sulla Dora.

L’isola delle anime

L’isola delle anime

La parola amuleto che mi hanno lasciato è: Ali.
Ha un suono bellissimo e così tante sfaccettature che però mi fanno pensare subito a due cose.
I sogni. E i libri.
Ed è su queste ali che ho viaggiato, ancora una volta, tra le parole di Piergiorgio Pulixi.
Ho volato alto nel cielo turchese e blu notte, ho sentito la salsedine sulla pelle e gli odori forti di macchia mediterranea. Sono entrata dentro una Sardegna di cui ho solo conoscenze marginali, come fossero leggende, riscoprendone ancora un volto nuovo, un’anima profondamente marcata in ogni suo confine.
Ho provato inquietudine.

“Non crede che sia proprio questo che la letteratura deve fare, inquietare?”
Antonio Tabucchi in Requiem.

L’isola delle anime, edito da Rizzoli.
Piergiorgio Pulixi, con magistrale bravura, riesce sempre a lasciare la sua di anima ai margini, prediligendo quella dello scrittore. Di colui che ascolta e raccoglie storie e senza giudizio dà voce a personaggi che diventano chiaramente reali, e raccontano.
Un romanzo, questo, intriso di femminilità con due figure quasi opposte, punti fermi e contrastanti ma allo stesso tempo complementari.
Mara Rais ed Eva Croce, due donne che vanno avanti, prendono decisioni difficili e importanti, riescono con forza e fragilità a sovrastare maledizioni antiche e nuove.
Morendo Barrali, un uomo che la maledizione ce l’ha dentro e lotta per venirne fuori.
E poi… i Ladu della montagna. Un popolo dentro il popolo, una comunità di persone legate visceralmente alla terra e ad ogni suo elemento. Difficile fino alla fine comprendere se questa è una storia che corre parallela o affonda nelle altre.

Piergiorgio Pulixi è stato ospite nella serata di ieri, alla Storytelling Libreria sala da tè di Gonnesa, abilmente allestita ad hoc per l’occasione, con la riproduzione della scrivania di Moreno Barrali e una cartina della Sardegna appesa in parete.
Ad accompagnare la narrazione, Eleonora, libraia e Federica, argonauta, entrambe con passione.
E il pubblico curioso e coinvolto, anime di lettori.

Questa sera, si replica a Iglesias, dove a ospitarci saranno Stefania e Antonella della libreria Mondadori.

Appuntamenti di imperdibile ricchezza.