Connessioni – Giallosardo

Immagini tratte della serata del 10 luglio 2020 al Nuraghe Seruci per GialloSardo

Ph: Michela Atzori

A Carlos Ruiz Zafón

A Carlos Ruiz Zafón

Non è semplice spiegare il legame che si crea tra un libro e il suo lettore. 

Chi parla questa lingua codificata, sa bene cosa intendo.

E immancabilmente, la persona che il libro l’ha scritto, entra di diritto in quella cerchia di amici stretti, strettissimi, che non c’è bisogno di essersi mai incontrati per aver speso insieme un tempo che non ha eguali.

Ecco perché, quando giri l’ultima pagina, senti che quell’amico ti mancherà da subito e che, allo stesso tempo rimarrà per sempre con te.

“Non so dire se dipese da queste riflessioni, dal caso o dal suo parente nobile, il destino, ma in quell’istante ebbi la certezza di aver trovato il libro che vi avrei adottato, o meglio, il libro che avrebbe adottato me. Sporgeva timidamente da un ripiano, rilegato in pelle color vino, col titolo impresso sul dorso a caratteri dorati. Accarezzai quelle parole con la punta delle dita e lessi in silenzio.

JULIÁN CARAX 

L’ombra del vento”.

È di pochi giorni fa la terribile notizia della prematura morte di Carlos Ruiz Zafón, lo scrittore spagnolo che ha portato tutti noi a camminare in una notte in cui “i lampioni delle ramblas impallidivano accompagnando il pigro risveglio della città, pronta a disfarsi della sua maschera di colori slavati”. 

L’uomo che ci ha fatto fermare “davanti a un grande portone di legno intagliato, annerito dal tempo e dall’umidità […] il cadavere di un palazzo, un mausoleo di echi e di ombre […] un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri, un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate, piattaforme e impalcature: una gigantesca biblioteca dalla geometria impossibile”.

Il Cimitero dei Libri Dimenticati.

Mi vengono i brividi ogni volta che lo leggo, lo sento, ne parlo. Come fosse la prima volta, quando piena di meraviglia lo scoprivo tramite gli occhi di un quasi undicenne Daniel Sempere.

Davvero mi riesce complicato trovare parole per dire in quanta magia mi sia imbattuta, percorrendo queste pagine. 

E non si tratta solo di un libro che parla di libri o di storie avvincenti e misteri da svelare. 

Zafón è tanto di più.

In tutte le sue opere, ogni personaggio dismette tali abiti, diventando semplicemente una persona. Così ben caratterizzata, così umanamente sfaccettata, che è impossibile passare oltre. 

“Non sapevo ancora che, prima o poi, l’oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo. Quindici anni più tardi, mi è tornato alla mente quel giorno. Ho visto quel ragazzo girovagare nella bruma della stazione Francia e il nome di Marina si è infiammato di nuovo come una ferita recente. Tutti custodiamo un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell’anima. Questo è il mio”. 

Come Marina, fiamma di luce in un paesaggio tetro e sinistro.

La smania di leggere fino all’ultima parola freme chiassosa eppure ogni vita raccontata lì dentro, ogni legame, ogni luogo, ti si attaccano addosso con lentezza, in profondità.

“Possedeva uno strano fascino che seduceva in modo lento ma inesorabile”.

Storie di coraggio, storie dove l’amore illumina costantemente il percorso e l’amicizia tiene in vita società segrete, anche dopo che si sciolgono, come la Chowbar Society.

“Lì eravamo cresciuti senz’altra famiglia che noi stessi e senza altri ricordi che le storie che ci raccontavamo intorno al fuoco a notte fonda, nel cortile della vecchia casa abbandonata che sorgeva all’angolo tra Cotton Street e Brabourne Road, un casermone in rovina che avevamo ribattezzati il Palazzo della Mezzanotte”.

I libri di Carlos Ruiz Zafón sono una scossa elettrica la prima volta che ti imbatti in loro. Scrigno di meraviglie a cui tornare infinite volte sentendosi come a casa di un amico fedele.

Le parole sopravvivono a ogni male del mondo, creando unioni profonde che vanno oltre i confini.

L’unico pensiero che si affaccia alla mia mente è questo, e te lo dedico, amico:

“Vivrai per sempre. Grazie.”


FieraOFFWEB Estate2020

Riprende domani 15 giugno la #FieraOFFWEB Estate2020.
Fino al 15 agosto, sui nostri canali social, con contenuti video, audio, dirette web, articoli, recensioni, illustrazioni, musica tutti pensati per portare i libri nella vostra quotidianità, e sempre con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.
La #FieraOFFWEB estate2020 aderisce al IlMaggioDeiLibri, campagna indetta dal Cepell secondo gli auspici dei MiBACT al fine di creare un pubblico di nuovi lettori, che si uniscano a quello già grande dei “lettori forti”.
Aspettiamo le vostre interazioni le vostre proposte e la vostra partecipazione diretta.
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foto di ArgoNautilus.
Breve storia della letteratura rosa

Breve storia della letteratura rosa

C’è stato un periodo, quand’ero più che adolescente ormai, in cui ogni sabato mattina mi recavo nella biblioteca della città, con mia zia, a fare incetta di libri per la settimana. 

Erano anni sospesi, in cui tutto poteva essere (o non essere, a onor del vero).

Sorelle gemelle di “Bridjet Jones” e con “I love shopping” di Sophie Kinsella, siamo entrate in un mondo di cui, poi, abbiamo cercato infinite repliche.

Sognare, attraversare ostacoli e imprevisti  con un pizzico di ironia a fior di labbra e arrivare al lieto fine con il cuoregonfio d’amore e speranza. Appagate dalle parole.

Ricordo una collana in particolare, la “Red Dress Ink”, di cuinessun titolo s’è fatto salvo dai miei avidi occhi.

E oggi, leggerne su “Breve storia della letteratura rosa”, mi ha fatto venire i brividi, di quelli che fanno riaffiorare ricordi di un tempo andato. 

Il libro, edito dalla casa editrice umbra, Graphe.it, fa partedella collana “Parva”, dedicata ai saggi brevi.

“Parva scintilla magnum saepe excitat incedium”.

“Una piccola scintilla è spesso causa di un grande incendio”.

Libri gioiello, così mi piace pensarli.

Soprattutto, per quanto mi riguarda, se si parla di letteratura.

Scintilla che, davvero, genera un incendio di sapere.

Così, Patrizia Violi, giornalista che si occupa di attualità, costume e psicologia, ci racconta tra le pagine il percorso di questa letteratura, a partire dal colore: il rosa. 

Tipicamente associato alle donne, é un colore rassicurante, che semplifica la realtà, lenendo un po’ di quella parte cinica e dolorosa della quotidianità.

Come un analgesico.

Il suo è un excursus che parte dal 1740, nel mondo di “Pamela, o la virtù premiata” (Samuel Richardson) per arrivare ai giorni nostri, con “After” (Anna Todd).

E nel mezzo, lo spaccato di una condizione, quella femminile, in perenne evoluzione che mai, si ferma ad accettarepassivamente le circostanze esterne, diventando così continua fonte di ispirazione per scrittrici e scrittori del genere. 

Che siano i tempi del patriarcato, del ventennio fascista o l’era del consumismo; che la critica continui a trovarsi in dissensocon il pubblico, “il rosa è duttile, non sparisce e si rigenera”, come scrive la Violi.

E d’altronde, altro non fa se non espletare il compito della letteratura, di qualunque colore sia e a chiunque sia rivolta: essere lente di ingrandimento sulla società, offrire un’altraprospettiva, una diversa angolazione, un nuovo modo di vedere le cose.

Con il tempo, il mio modo di leggere è cambiato, eppuretalvolta sento la necessità di tornarci, al rosa, o di cercarlo trale righe in qualunque libro o nelle immagini davanti alloschermo, in film e serie tv.

È un po’ come guardarsi allo specchio, riconoscersi e allostesso tempo cercare di sbirciare oltre.

Leggere questa breve storia è stato come fare un tuffonell’ottimismo, che di questi tempi se ne sente un gran bisogno.

Come scartare un cioccolatino e gustarlo in un solo boccone.

Squisito.

E con un retrogusto piccante:

“Good girls go to heaven, bad girls go everywhere”.

©Erika Carta

Speciale Fiere del Libro: Fiera del Libro di Iglesias

Per il Sito:
http://liberatrailibri.blogspot.com/2020/05/speciale-fiere-del-libro-fiera-del.html

(a cura di Erika Carta, ArgoNautilus)
by Leryn (Libera tra i Libri) on 10:30

Buongiorno Lettori,
ci spostiamo nella stupenda Sardegna per parlare della Fiera del Libro di Iglesias!

L’Articolo che state per leggere è stato redatto da Erika Carta, socia di ArgoNautilus , associazione che dal 2016 organizza con grande impegno e passione La Fiera del Libro di Iglesias .

Ringrazio Erika e tutta ArgoNautilus per l’aiuto offerto.
Questo Post vi permetterà d’immergervi nella storia dell’evento e di scoprirne il futuro.

Pronti?

Era il 2016 e già si respirava un’aria diversa, di cambiamento.
Iglesias, città medievale del sud Sardegna, sembrava sul punto di esplodere. Nuove idee, voglia di fare, entusiasmo, da troppo tempo sopiti dietro anni un po’ vuoti, piatti, di stasi.
Posso dire fieramente che la spinta che ho sentito maggiormente sotto i piedi e che mi ha permesso, finalmente, di muovermi in avanti è stata la Fiera del libro di Iglesias.
L’idea, piccola come un seme e per questo già immensa, nasce da Eleonora Carta, scrittrice e Maurizio Cristella, Direttore artistico dell’AssociazioneCulturale Argonautilus.
Chiamarla Associazione Culturale è una mera riduzione rispetto a ciò che è veramente:
Argonautilus è più un modo di essere. Caratteristica principale: la caparbietà.

Non smetteremo mai di esplorare. E dopo tutto il nostro andare torneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”.
T.S. Eliot

Il nome è un forte richiamo alla natura che circonda la nostra isola: il mare.
Argo come la prima nave che solca le acque nel mito di Giasone, Nautilus come il sottomarino del capitano Nemo.
E da ben cinque anni gli Argonauti navigano su un mare talvolta placido, talaltra in tempesta, in quest’avventura che ha come protagonisti i libri e la cultura.

La Fiera del libro di Iglesias è una fiera itinerante che grazie alla sua appendice, la Fiera Off, si muove durante tutto l’anno tra Iglesias e i Comuni partner, con eventi culturali che coinvolgono scuole, librerie, musei, biblioteche, autori, editori, associazioni e cittadini.

Nei quattro giorni di Aprile, 22-23-24-25, il centro storico di Iglesias vede la manifestazione al suo culmine. Le piazze prendono vita, sotto stand zeppi di libri e si può toccare con mano la vividità di questo mondo, assistendo a colazioni d’autore, tavole rotonde, incontri e rappresentazioni tra le vie, il Teatro Electra, e le sale di biblioteca e musei.

La scelta delle date non è casuale: 22 Aprile: Giornata della Terra, 23 Aprile: Giornata del Libro e del Diritto d’Autore, 25 Aprile: Giornata della Liberazione. Ricorrenze attorno alle quali saremo sempre fieri di riunirci per ricordare, celebrare e riflettere in modi sempre diversi e attenti.

Ogni anno la Fiera de libro di Iglesias si snoda attorno a un tema differente e raccoglie pensieri e parole, iniziative di tutti i soggetti sopracitati che insieme si muovono alla volta di un unico, comune obiettivo: diffondere cultura,
privilegiare la discussione costruttiva, tramite un mezzo che da sempre è promotore di progresso e divenire: il libro.

Edizione 2016: “La cultura al KM0” per esplorare il rapporto tra la produzione artistica e le radici culturali;
Edizione 2017: “La padrona della Festa”, per esplorare il rapporto tra uomo, natura, ambiente e territorio;
Edizione 2018: “Costruire – Nec sine labore”, per costruire insieme conoscenza, coscienza, identità, consapevolezza, e reti di lavoro;
Edizione 2019: “Quid est Veritas?” alla ricerca della verità nell’informazione, comunicazione e realtà storica;
Edizione 2020: “La Parola crea Mondi”: la parola come atto creativo ed evocativo, dalla letteratura alla comunicazione.

Come detto, un piccolo seme porta in sé un nucleo di potenzialità da coltivare con cura, piantato in un terreno fertile che raccoglie tutta l’energia buona possibile. In questi anni è cresciuta tanto, diventando nodo di una rete più ampia che lavora a ritmi simultanei.

La Rete PYM che vede oltre alla Fiera del Libro di Iglesias, altri tre Festival gemelli: Festival GialloGarda, Elba BookFestival, ognuno di essi generato dai medesimi intenti.

Una volta l’anno, la nave Argo s’imbarca, pronta a partire verso il mare aperto del Salone Internazionale del Libro a Torino. Nello spazio dedicato al Super Festival, portiamo fuori dalla Sardegna un bel pezzo del territorio in cui viviamo e raccontiamo di come proviamo a prendercene cura, nel nostro piccolo.

Da qualche tempo abbiamo deciso di dedicarci una giornata che potesse essere spazio di incontro festoso: “I mercoledì di Argonautilus”, nei locali della nostra sede, senza perdere di vista il motore intimo che muove ogni nostra iniziativa.

Inoltre, nell’Ottobre del 2020, compirà due anni anche l’Argo Circolo Letterario, nato all’interno dell’Associazione, dal desiderio impellente e, di conseguenza, bisogno necessario di creare due Gruppi di lettura di cui si sentiva mancanza nel territorio: InLibroVeritas per gli adulti e Fantadìa per i più piccoli. Due mondi dove è possibile incontrarsi, creare, parlare ancora di libri, leggere a voce alta, riflettere sulle pagine e raccontarsi liberamente.

Perfino in un momento difficile come quello che abbiamo e stiamo vivendo, ArgoNautilus e la Fiera del Libro di Iglesias, dopo lo sgomento iniziale, si sono risollevati e con immenso piacere e forza d’animo hanno adattato i propri eventi alla fruibilità da lontano, “da casa”, creando ad hoc la Fiera Off Web, consolidando le collaborazioni esistenti e stringendone di nuove, partecipando a “Il Maggio dei Libri” e rimanendo aggrappati sempre al libro, alla lettura, ai mondi creati dalle parole e mai come in questo momento alla potenza vitale della cultura.

Ed è stata nuova linfa, infinita energia che continua a scorrere, nonostante tutto.
Se non è passione questa, cosa lo è?

Un’altra vigilia

13 maggio 2020

E questa sarebbe stata un’altra vigilia, perchè noi di ArgoNautilus, con la Fiera del Libro di Iglesias, in questi giorni saremmo stati a Torino, pronti come ogni anno, per il Salone Internazionale del Libro.
Ad assaporarlo fin dai giorni prima, quando bisogna stampare i badge e fare conoscenza con lo staff delle porte logistiche; quando il Lingotto sembra ancora un cantiere, con i muletti in movimento, i grandi portali spalancati a creare una corrente di solito gelida, tra stand in rapido allestimento, luci da montare, rotoli di moquette da stendere, grandi pannelli ancora da scartare, quintali di libri da sistemare.
E poi vivere il giorno dell’inaugurazione, quando d’improvviso è tutto pronto, la moquette ancora immacolata, i bar (finalmente) a pieno regime, gli editori e i librai pronti per cinque giorni di lavoro massacrante, ad accogliere orde di lettori scatenati, a organizzare incontri, a incontrare colleghi, autori, amici. Poi alle dieci in punto, magicamente, le porte si aprono e tutto comincia.
E ancora superare il grande assalto di folla del weekend, quando un posto in cui sedersi per la pausa pranzo diventa un sogno e la fila fuori dai bagni un incubo, ma è tutta vita, energia, entusiasmo, centinaia di migliaia di persone frenetiche, cariche di borse e libri, che si spostano tra i padiglioni con la mappa in mano, per non perdere un evento, cominciare una fila, o trovare un libro che “solo qui si può trovare”, ed è vero, ed è bellissimo.
Fino poi al fatidico lunedì, quando tutto rallenta, e si è esausti ma ci si sente carichi, appagati per i nuovi incontri, il fermento accumulato, le idee che si sono viste nascere e che già ne stanno alimentando di nuove.
Per tutte queste ragioni consigliamo di essere a Torino per il Salone del Libro agli alunni delle scuole con cui lavoriamo; agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, naturalmente agli amici, anche a chi di editoria non si interessa e non ha intenzione di interessarsi, anche a chi dice che non legge un libro da dieci anni.
Perché il Salone del Libro è un’esperienza da vivere.
Quest’anno, certo, sarà un’esperienza diversa, per le ragioni che ben conosciamo. Domani inizia uno strano SaloneEXTRA, online, con una lezione di Alessandro Barbero Storico in diretta dalla Museo Nazionale del Cinema di Torino – Mole Antonelliana, in diretta FB dalle ore 19:00.
Sarà bello certo, ma non sarà lo stesso.
Però, in attesa di una nuova edizione “in presenza”, una cosa possiamo fare, per festeggiare. Andiamo in libreria e compriamo un libro. Inauguriamo così il nostro personalissimo Salone del Libro e sosteniamo i nostri amici librai. Non sarà proprio lo stesso, ma sarà la nostra testimonianza, oltre che – come sempre – un investimento sul futuro.
Quando a Torino, al Salone quello vero, torneremo tutti insieme.

Fiera del Libro di Iglesias per il Maggio dei Libri 2020

Dal 23 aprile FieraOFFWEB – per il Maggio dei Libri 2020 “Se Leggo Scopro”

Segui gli aggiornamenti, giorno per giorno su:
https://www.fieralibroiglesias.it/speciale-il-maggio-dei-libri-2020/

Lockdown-La lista della spesa

Lockdown-La lista della spesa

LOCKDOWN – LA LISTA DELLA SPESA

CAPITOLO 1 

Autrici: Erika Carta e Laura Altobelli

Foto di Barbara Pau

Sono giorni ormai che vorrei scriverle.

Un messaggio, breve.

No.

Digito… e cancello.

Se potessi le invierei solo 5 lettere, come un dardo luminoso sparato nell’aria:

“Aiuto”.

Ma non è possibile.

Perché?

E allora mi viene una domanda che potrei farle, mascherata certo, ma tanto lei me le fa sempre cadere tutte le maschere.

E infatti…

“Ciao. ❤ Come va?”-

“Bene amica mia, bene. Sto provando a riposarmi. Tu?”

“Io altalena. No montagne russe. No, peggio. Volevo sapere se tu la stai vivendo da umana o da psicologa questa situazione. Fammela una rubrica, anche piccola, di consigli”.

“La prepariamo insieme. Io buttò giù e tu aggiusti”.

“❤ Non so se lo stai facendo volontariamente o inconsciamente, ma già mi aiuti 🙏🏼”

“Entrambe le cose 😉”.

Eeee giù la maschera.

Scrivere.

Ogni persona che mi conosce, bene e non, mi sta dicendo: “Scrivi su questo!”

Folli! È impossibile. Io, in mezzo al dolore e al terrore… sono movimento apparente.

Immobile.

Però con il suo aiuto potrei riuscirci, penso.

Ho mille domande e lei avrà risposte.

Certo, detta così sembra facile ma no, è tutt’altro.

Volete un esempio?

Torniamo alla mia “domanda”, o meglio, dardo luminoso, “aiuto”!

“Fammela una rubrica, anche piccola, di consigli”.

Direttivi con noi stessi

Riprogrammarsi di mezz’ora in mezz’ora

Resilienti

Autocritici

Generativi”

“E che è?! Sembra la lista della spesa!”

E attendo.

E nel mentre mi rigiro questi cinque punti tra le dita, a fior di labbra.

Alcuni pulsano di luce fioca, altri sono oscuri.

“Autocritici”, per esempio, so già che non mi piacerà. O forse si?

Ci sarà sicuramente da lavorarci.

E… non vedo l’ora!

Questo sì che sarà bello metterlo nero su bianco, fissarlo alla carta, aggrapparmi ad essa insieme all’inchiostro, specchio specchio delle mie brame.

“Ciao Ery eccomi, ho dormito e riposato per una settimana. 

E ho imparato la prima lezione di questa quarantena: il mio corpo ha bisogno di sette giorni per riposare e rigenerarsi, una volta disinnescato il mio pilota automatico che in sintesi chiamiamo: -Senso di responsabilità e del dovere-.

Ho ascoltato solo i ritmi e i bisogni del corpo. Dovevo farlo prima, non certo aspettare una pandemia e una serie di decreti ministeriali per fermarmi.

Non ci sono riuscita, a farlo prima, ma ho imparato.

Questo virus ci costringe a stare a casa, per chi ha la fortuna di poter stare a casa, a guardare ciò che in noi dimora: le nostre risorse e le nostre aree critiche ancora in cura.

Tornando alla lista della spesa, il mio sistema nervoso è pronto a essere di nuovo generativo.

Qualunque emozione sopraggiunga o si provi davanti a questo evento complesso va bene, è adattiva, è necessaria, è umana.

L’emergenza disattiva la neocorteccia e iperattiva il sistema limbico: quella parte del cervello che è maggiormente coinvolta nell’esperienza emotiva.

Siccome non è “robetta” che si risolverà in una settimana, questa dolorosa e complessa pandemia di COVID – 19 del 2020, mi piacerebbe che questo isolamento forzato fosse un’occasione per stare fermi ma in maniera dinamica. 

E, tornando alla lista, ho pensato di individuare quelli che sono per me, gli ingredienti primari che un adulto potrebbe usare per affrontare questa situazione.

Io te li spiego, però poi sei Tu che li devi riempire di significato, con i Tuoi di significati, a seconda di come Tu funzioni e del momento che Tu stai vivendo.

Per i bambini e per gli adolescenti, o giovanissimi adulti, la lista della spesa è un po’ diversa, ma per noi… la immagino così:

– Direttivi con noi stessi: significa che dobbiamo avere padronanza di noi e delle nostre azioni, rispetto delle regole che ci vengo richieste. Insomma non possiamo fare quello che ci pare e piace, non mi sembra proprio il momento! 

Questo ha e avrà un costo emotivo enorme da tollerare intimamente in termini di costrizione, soffocamento, rabbia, tristezza, noia o al contrario senso di tutela e protezione, ma non possiamo farne a meno”

Ecco, io rispetto queste nuove regole, per paura. E me ne faccio scudo. Ma mi sa tanto che la paura non ha l’aria di esser una padrona efficiente e diplomatica, in questa situazione. 

Devo rispettare le regole sì, ma con consapevolezza. 

E al diavolo la mia famosa e conclamata -claustrofobia-. 

È ora di farci due chiacchiere, da buone amiche.

Sulla bilancia, il peso emotivo.

“- Riprogrammarsi di mezz’ora in mezz’ora: questa roba l’ho imparata un po’ di tempo fa, quando la vita mi ha messo di fronte buona parte delle mie più grandi paure. Così, per sopravvivere, ho imparato una riprogrammazione di mezz’ora in mezz’ora. Oggi mi è utilissima! Ve la consiglio: programmate il tempo passetto per passetto, fate una chiamata che non avevate avuto il coraggio o il tempo di fare, aggiornate un curriculum, leggete un piano di studi che avevate messo in un cassetto, mettetevi la crema sul corpo, fatevi un bel pianto, scrivete, leggete, cucinate, pregate, cantate, supportate”.

Farà sempre parte di quel -non correre a perdifiato per vedere cosa c’è alla fine- ma muovi un passo, il primo. 

Poi un altro, e un altro ancora. 

Percorso tracciato, cronometro: i primi trenta minuti.

Ora scrivo, poi… 

“- Resilienti non è una condizione, ma un processo che si costruisce giorno per giorno. Significa che -tieni botta- davanti a questo evento complesso, pur sentendo il massimo della tua vulnerabilità. 

La senti in maniera incarnata ma non ti spezzi. 

Oggi, siamo chiamati a essere resilienti”.

Wow, il fatto che non sia una condizione, mi consola. Il fatto che oggi, siamo chiamati a esserlo, fa tanto Formazione Dell’Esercito di Resilienza. 

Ebbene, mi arruolo. 

Figura filiforme, vetro di Murano, oscillo DI CONTINUO pensando che se la forza di gravità schiaccerà un altro po’, mi romperà in mille pezzi. 

Mi sento spingere sull’orlo del burrone, piegata, mi manca la terra da sotto i piedi. Sarebbe facile e tremendo lasciarmi andare, perciò riacquisto terreno, indietro. 

Cerco di tornare dritta ogni volta che posso, a fatica. Ma sempre.

“- Autocritici: ogni tragedia ti fornisce la massima informazione sul tuo modo di funzionare, se non ti giri a guardare gli altri, ma metti a fuoco bene dentro di te, vedi con più chiarezza cosa puoi esplorare, accarezzare e aggiustare di te”. 

Eccallà. Lo sapevo che -Autocritici- sarebbe stato insidioso. 

Pochissimo tempo fa, quando -i problemi erano altri- e questo era invece uno spettro sfuocato e lontano, da film (ammetto tristemente), mi è stato detto a voce alta: -Sì, ma tu! Cosa provi? TU! Mi stai sempre parlando degli altri, mai di TE.

TU COSA PROVI?-

E via di zoom adesso. Sotto lente, spiata da me stessa. Osservatrice e osservata nello stesso corpo, nella stessa mente.

Auguri! Ci sarà da divertirsi… vedrai come ti passerà il tempo, altro che impastare gnocchetti freschi!

“- Generativi: essere produttivi nel tempo, fedelmente alla propria natura e al proprio talento. Questo, è per me essere generativi”.

Wow. Talento, che bella parola. E Produttività… più spigolosa, ma vanno a braccetto, vero?

Mi attira e mi riattiva la circolazione mentale.

E sai dove sento il formicolio che stava sopito? 

Nelle punta delle dita.

-Generativi- l’ultima voce della lista.

“Oggi amica mio, io e te abbiamo generato, un piccolo pezzo scritto”.