Esprimete i vissuti

Esprimete i vissuti

Cara maestra Silvana,

Scrivo di getto. Su un foglio di carta, con la penna blu.

Se penso che sei stata proprio tu a insegnarmelo…

Lettera dopo lettera, abbracciate una all’altra, le parole avanzano a comporre la melodia più bella che io conosca.

Così come fanno i ricordi, quelli che mi accompagnano da quando, nel 1996, uscii dall’atrio della scuola elementare Grazia Deledda.

In lacrime, portandomi già addosso la nostalgia delle cose belle e ormai, passate.

Immagini, profumi e sensazioni che oggi esplodono dentro e fuori da me.

Flashback. È una parola che sono certa, ho imparato da te.

Ho passato intere serate, quando la noia era ancora terreno incolto dove piantare fantasia, in cameretta, impegnata nel mio gioco preferito.

Lasciavo me stessa da una parte e prendevo le sembianze di qualcun altro.

Diventavo io, la maestra. Imitavo te.

Scrivevo sulla lavagna del giocascuola, simulavo le tue movenze quando spiegavi la lezione, la posizione delle tue mani, come tenevi la penna rossa per correggere i compiti.

Le ho osservate così a lungo e attentamente che potrei mettermi a giocare anche ora, che ho trentasei anni.

Ci hai spiegato l’italiano e l’ortografia. L’analisi dei testi, logica e grammaticale.

Abbiamo imparato a leggere. Dio, a leggere.

Ricordo le gare di lettura in classe, con un vecchio registratore a cassette.

Tasto REC e le nostre voci impresse sul nastro da riavvolgere per riascoltarci, capire, migliorare.

Mi allenavo tantissimo a casa. La verità è che spesso prendevo il libro e leggevo comunque. A voce alta, anche quando non era prevista nessuna verifica.

Ma, Maestra, quello che hai portato dentro scuola va ben oltre.

Con la tua eleganza, quel viso che sapeva di terre lontane e il tuo profumo buono, che ci restava addosso insieme agli abbracci, ci hai insegnato a essere gentili, a dare sempre una mano a chi era meno fortunato o chi, semplicemente, aveva bisogno di un tacito aiuto.

Hai reso sacra l’importanza di creare legami. Alcuni mai spezzati, altri incredibilmente risplendenti come allora. 

Sei stata esempio di sensibilità, rispetto e fermezza.

Ci hai insegnato fin da piccoli a rimanere presenti a noi stessi, a credere in ogni minuto del tempo speso per vivere.

Ci hai regalato un mondo di esperienze, tutte intrise del tuo sapere e della tua passione.

E tante volte, ti sei messa dietro i banchi, in quelle sedie di legno che filavano le calze velate, desiderosa di ascoltare e conoscere dei nostri pezzetti di vita. 

Una recita non era soltanto il blaterare a memoria e a vuoto. Dietro ogni lavoro c’erano studio e divertimento, ricerca e tradizione.

Impegno.

Che da te partiva e a noi arrivava.

Abbiamo cucinato in classe i maritozzi con la panna.

Ci siamo sporcati mani e grembiule con la terra per piantare un albero nel giardino.

Il nostro pino. Quante volte passando di lì l’ho salutato, come fosse un vecchio compagno di scuola.

I lavori con il DAS, le bombolette spray oro e argento per Natale, “Su Nenniri”…

Una volta avevi convinto i miei genitori a mandarmi alla gita di quinta elementare, ad Alghero, nonostante avessi la febbre alta.

Non potevo perdermela.

Avevi dato la tua parola che ci avresti pensato tu a prenderti cura di me. Nessuno di noi poteva nutrire alcun dubbio su questo. E io, mi sentivo al sicuro come a casa ma nel frattempo continuavo ad arricchirmi.

“Esprimete i vissuti”. Lo dicevi ogni giorno muovendo con enfasi le mani dalla pancia alla bocca.

Come facevi a sapere che tenevo tutto lì dentro?

Forse perché ce la vedevi negli occhi la necessità di farli uscire fuori.

Perché tu lo sapevi già che il mondo è pieno di parole per dire chi siamo, cosa pensiamo, come stiamo.

E se non lo condividiamo, quale senso può avere?

Maestra, mi hai fatto dono di tutto questo. 

Non potrò dimenticare. 

Tu lo sai, con quale premura lo porto con me. E sai anche, perché non ho mai omesso di fartelo sapere, che devo a te tutta la mia voglia di raccontare, di meravigliarmi, di mostrarmi estremamente felice o estremamente triste.

Di fare sempre un po’ mie anche le emozioni degli altri.

Di chiedere “come stai?” e dire “grazie!”

Di leggere, e di scrivere.

Ora, ricopio in bella e ti restituisco la millesima parte di tutto il bene che mi hai dato.

Leggo a voce alta perché spero che ti arrivi. Puoi portarla con te, insieme a quella di tutti gli altri bambini che hai abbracciato, sgridato, confortato e spronato.

Spero anche ti tenga compagnia, qualunque sia il posto dove sei diretta.

Intanto, sappi che tu rimani anche qui perché non è per nulla facile salutarti.

Viva sempre, dentro ognuno di noi.

Sono grata che la mia strada sia stata illuminata dalla tua essenza. È una luce che non si spegnerà mai.

Grazi di cuore, Maestra Silvana.

©Erika Carta

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