Un cuore logorroico

Un cuore logorroico


Dove stanno le parole? 

Ne è piena la mente. 

Ho l’immagine di stringhe di lettere che circolano e si incrociano di continuo, all’altezza delle tempie.

Nella mano, che guida la penna a portarle via, per depositarle su un foglio. 

Ma posso dire, con certezza quasi assoluta, che a farle nascere ci pensi il cuore. 

Tanto più se è un “Cuore logorroico” come quello di Stefania Congiu, che (finalmente) ci regala la sua seconda raccolta di poesie.

Sono altrettanto sicura che nel momento in cui lo leggerete, ci sentirete anche il vostro di cuore, dentro. In questo spazio condiviso e paradossalmente silenzioso come soltanto un libro riesce a essere. 

Molto spesso si suole fare confronti tra i libri di uno scrittore. E così, immancabilmente, penso a “L’elefante tra gli ombrellini” dove Stefania scattava parole, scrivendo fotografie così nitide che sembrava si animassero davanti agli occhi.

Ora abbiamo questo cuore, che ha come cambiato prospettiva.  

Legato profondamente alla natura della nostra Terra, alla lentezza, a chi… per forza di cose ha dovuto osservare molto più dentro, che fuori. 

Così, è parso a me. 

Ma si sa, le parole, soprattutto quelle in versi, hanno l’enorme potere di uniformare o ramificare i pensieri, in un terreno da spartire tra chi scrive e chi legge. 

Io, sono grata a Stefania per aver trovato il coraggio, una seconda volta, di donare a noi le parole del suo cuore logorroico. 

Spero tanto lo sia anche lei, per essere riuscita a lasciarle andare.

Di chi scrive

“Si sentono arrivare 

come onde improvvise, 

non hanno barriera.

Si prova a scansarle

ad allontanarsi 

a non ascoltare.

Delle volte sono leggere, 

altre pesanti.

Non si lasceranno mettere a tacere, 

devono avere parole.

Serve uno spazio vuoto, 

spesso servono silenzi 

per i turbamenti di chi scrive 

schiavo di emozioni e impressioni 

che anche solo un altro 

a leggere possa riconoscere”.

Un cuore logorroico

Stefania Congiu

Erika Carta

FieraOFF Aprile 2021

Per celebrare le date canoniche (e originali) della Fiera del Libro di Iglesias 22-23-24-25 aprile, Argonautilus dedica 4 speciali appuntamenti di #FieraOFF a quattro libri e a autori, editori e partner con cui la collaborazione è proficua e interattiva.

Si comincia il 22 aprile con Luigi La Rosa “L’uomo senza inverno” PIEMME edizioni, con la partecipazione di Rosario Russo, autore del Collettivo Sicilia Niura.

Il 23 aprile, Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, festeggiamo il nostro Sant Jordi con “Teoria e pratica di Pane e Pomodoro” un saggio per Graphe.it edizioni di Leopoldo Pomés, con Cecilia Ricciarelli della Libreria Le Nuvole di Barcellona e Roberto Russo di Graphe.it edizioni.

Il 24 aprile, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Samatzai e con la Società Cooperativa Tesauro, Daniele Mocci e Luca Usai tornano in #FieraOFF con “Coda di Castoro” per Mondadori Ragazzi. Con la partecipazione di Emanuela Porcu.

Infine il 25 aprile, Festa della Liberazione, Ciro Auriemma presenterà “Il vento ci porterà” di imminente uscita per PIEMME edizioni. Con la partecipazione di Renato Troffa e in collaborazione con la Scuola Baskerville di editoria e Scrittura.

Tutti gli incontri saranno moderati da Eleonora Carta, presidente di Argonautilus e autrice per PIEMME edizioni.

L’evento è parte del Maggio dei Libri 2021.

Vi aspettiamo online sulle pagine di Argonautilus e FieraLibroIglesias tutti i dettagli nel cartellone in allegato e sui nostri canali social Facebook, Instagram, Linkedin e Twitter, oltre che sul sito web www.argonautilus.it

Dentro la borsa

Dentro la borsa

Aveva bisogno di pensare a qualcosa di bello. Era un trucco che aveva inventato da bambina, chiusa nella sua stanza, per scacciare la tristezza […]

Allora prendeva il suo diario e raccontava qualche episodio appena vissuto, sottolineando solo le parti belle”.

È come vedere il “bicchiere mezzo pieno”, no? Anche se, in questo caso, posso esprimere con certezza che non si tratti di un bicchiere, ma di una borsa, “un insieme di velluto rosso, orbace, lana, pelle e broccato che, nei toni del nero con i ricami bianchi, ricordavano i tappeti sardi”, e di tutto quello che c’è dentro.

Ed è veramente tanto, per stare chiuso lì, stipato. Le cerniere non chiudono, il tessuto si strama, l’involucro si deforma.

È così che questo contenuto si riversa in parole, tra le pagine di un libro.

“Dentro la borsa” di Francesca Spanu.

Di cosa parla? 

“Di aborto”, ho sentito dire qualche tempo fa.

“Di un bambino che si è perso”, dice Ele , con attenta e sensibile interpretazione filtrata dai suoi cinque anni, che disegnava mentre l’autrice si raccontava, alla presentazione. 

E io, prima ancora di addentrarmi tra le righe che mi avrebbero svelato le vite di Lidia e Cristina, ho capito che non sarebbe stato solo questo.

Ho sentito due parole che mi sono bastate per intraprendere questo viaggio: amore e libertà.

Due aspetti imprescindibili uno dall’altro, aridi se presi singolarmente, rigogliosi se tenuti assieme dal filo della consapevolezza.

Si tratta di scelte. Subite, sepolte sotto strati di apparenza, egoiste, mascherate. 

E poi di scelte compiute. Difficili, sofferte, d’amore, protettive, altruiste, libere… CONSAPEVOLI. 

Non per questo senza conseguenze, tutt’altro. 

Non stare ferma, reagisci. Utilizza il danno che hai subito come risorsa, è questa l’unica strada. Usa questa sofferenza per capire cosa vuoi davvero dalla vita. Sì perché devo dirtelo, finora hai vissuto la vita che altri volevano per te. Approfitta di questo dramma per essere ciò che vuoi essere tu”.

Piedi inchiodati al fondo, piedi che raschiano fino a staccarsi. E poi spinte. Verso l’alto, verso fuori, alla luce… proprio come venire al mondo, di nuovo. 

Tenere la propria vita tra le mani, guardarla rinascere, incedere, divenire. 

È questo che io ci ho letto. Riflessiva, ma emozionata, vorace nello scorrere le pagine, così come divoro i giorni davanti a me. 

“Sii contenta di essere libera, libera di cambiare idea e andare dove desideri, molte persone non lo sono e non sono in grado di combattere per la cosa più importante, il diritto di essere liberi”.

©Erika Carta

L’isola delle anime

L’isola delle anime

La parola amuleto che mi hanno lasciato è: Ali.
Ha un suono bellissimo e così tante sfaccettature che però mi fanno pensare subito a due cose.
I sogni. E i libri.
Ed è su queste ali che ho viaggiato, ancora una volta, tra le parole di Piergiorgio Pulixi.
Ho volato alto nel cielo turchese e blu notte, ho sentito la salsedine sulla pelle e gli odori forti di macchia mediterranea. Sono entrata dentro una Sardegna di cui ho solo conoscenze marginali, come fossero leggende, riscoprendone ancora un volto nuovo, un’anima profondamente marcata in ogni suo confine.
Ho provato inquietudine.

“Non crede che sia proprio questo che la letteratura deve fare, inquietare?”
Antonio Tabucchi in Requiem.

L’isola delle anime, edito da Rizzoli.
Piergiorgio Pulixi, con magistrale bravura, riesce sempre a lasciare la sua di anima ai margini, prediligendo quella dello scrittore. Di colui che ascolta e raccoglie storie e senza giudizio dà voce a personaggi che diventano chiaramente reali, e raccontano.
Un romanzo, questo, intriso di femminilità con due figure quasi opposte, punti fermi e contrastanti ma allo stesso tempo complementari.
Mara Rais ed Eva Croce, due donne che vanno avanti, prendono decisioni difficili e importanti, riescono con forza e fragilità a sovrastare maledizioni antiche e nuove.
Morendo Barrali, un uomo che la maledizione ce l’ha dentro e lotta per venirne fuori.
E poi… i Ladu della montagna. Un popolo dentro il popolo, una comunità di persone legate visceralmente alla terra e ad ogni suo elemento. Difficile fino alla fine comprendere se questa è una storia che corre parallela o affonda nelle altre.

Piergiorgio Pulixi è stato ospite nella serata di ieri, alla Storytelling Libreria sala da tè di Gonnesa, abilmente allestita ad hoc per l’occasione, con la riproduzione della scrivania di Moreno Barrali e una cartina della Sardegna appesa in parete.
Ad accompagnare la narrazione, Eleonora, libraia e Federica, argonauta, entrambe con passione.
E il pubblico curioso e coinvolto, anime di lettori.

Questa sera, si replica a Iglesias, dove a ospitarci saranno Stefania e Antonella della libreria Mondadori.

Appuntamenti di imperdibile ricchezza.

Iglesias incontra la poesia

Iglesias incontra la poesia

Libertà

“Quando la stanza dell’inquietudine

diverrà sempre più grande

ingombrante e invadente,

lei lascerà la casa.

Attraverserà la porta

con i suoi piccoli piedi

nelle scomode ciabatte.

Avanzerà tra la polvere

le pietre, le foglie

sotto la pioggia

o lascerà leggere orme

sulla neve bianca.

Scanserà ogni luogo comune

allontanerà ogni zavorra

scavalcherà ogni ostacolo,

muterà il tempo incendiandolo

un’altra volta ancora.

Silenziosa, è soffio

che arriva ovunque,

guida di battaglie

richiamo che no tace,

ombra che nessuna oscurità

imprigiona mai.”

Iglesias incontra la poesia. Nuova, densa di emozioni e di fotogrammi istantanei. E la accoglie nelle parole di Stefania Congiu, figlia di questa città, innamorata degli ombrellini sospesi sopra Via Nuova.

La sua opera prima, una raccolta di alcune poesie ha come titolo, per l’appunto, “L’elefante tra gli ombrellini”.

E subito, l’immagine rimanda a qualcosa di pesante, greve, che ha bisogno e desiderio di sentirsi leggero, di librarsi al di sopra della malinconia.

Questo è la poesia per Stefania, come ha raccontato lei stessa alla serata, organizzata da Gennarta Servizi in collaborazione con Argonautilus, che l’ha vista protagonista ieri 18 Settembre, alla Biblioteca Comunale di Iglesias.

“È una valvola di sfogo”, dice. “Soltanto così, riesco a fermare le parole che mi riempiono la testa”.

E con simpatia, Stefania supera il momento di imbarazzo… quella linea sottile tra “scrivo solo per me stessa” e “è arrivato il momento di far conoscere anche agli altri quello che scrivo”.

Ed è un successone, perché le persone si rispecchiano, interpretano, comunicano tra loro. Si ha bisogno anche di questo: del coraggio, della bellezza di parole che descrivono le emozioni e il quotidiano.

E per mantenere la scia d’arte scatenata ieri, Stefania, Gennarta Servizi e Argonautilus replicheranno con un’altra serata, la settimana prossima alla fattoria didattica di Donne Rurali Società Agricola per una serata di poesia e luna piena.

 

di Erika Carta