La Parola crea Mondi

di Erika Carta

5 ottobre 2020: siamo di nuovo in cerchio, distanti e mascherati a parlare di Fiera del Libro di Iglesias.
Quella incredibilmente trascorsa e quella che verrà.
La sede di Argonautilus, che si affaccia sul chiostro di San Francesco, accoglie e raccoglie le nostre fatiche, le autocritiche e i pensieri: semenza da spargere in questo terreno rinnovato, fruttuoso sotto tanto punti di vista, fertile.
“Ce l’abbiamo fatta”.
È da cinque anni che, arrivati più o meno indenni al quinto giorno, ce lo diciamo. Perché fa bene.
Fa bene come guardare i miei compagni di viaggio negli occhi, ora più che mai in risalto sui volti, e vederci uno specchio di sentimenti affini: le stesse domande, perplessità e preoccupazioni. E l’immancabile luce della voglia di fare, ancora. Sopra ogni altra cosa.
Continuare a Esserci.

30 Settembre 2020, due giorni di PreFiera appena conclusi.
“Ragazzi, domani alle 8:30 in Piazza Pichi”.
Musica per le orecchie. So già che non dormirò abbastanza da arrivare fresca e riposata. Ma chi se ne importa.
È 1 Ottobre ed è come se fosse 22 Aprile.
Piazza Pichi comincia a svegliarsi in questa mattina dal tempo incerto, sotto un tiepido sole. Si anima degli anni passati, di ricordi affollati.
Viva, nonostante.
Prendiamo posto tra i tavoli dell’Electra Cafè Letterario, cauti, per la prima Colazione d’Autore (un nome che non smetterà mai di affascinarmi).
Inizia la Fiera del Libro di Iglesias 2020.
Contingentata, è vero. Ma la cultura ha lo straordinario potere di resistere, plasmarsi alle necessità e reinventarsi, pur di andare avanti e coinvolgere.
“La Parola Crea Mondi”.
Suggestivo per chi di parole, ne fa schermo e tesoro.
Spunto di discussioni incrociate, ricerca di significati; un tema che, come ogni anno, viene smembrato, riassemblato, posto con attenzione sotto una lente di ingrandimento, sviscerato in ogni sua possibile prospettiva di riflessione.
Una Fiera di spessore, comunque ricca di eventi, che avanza di livello, cresce.
Tra le novità di quest’anno, gli appuntamenti in Radio Arcobaleno per Radio Fiera e le
Dirette Web, che diffondere e rendere quanto più fruibile… non fa mai male.
Le quattro Masterclass di formazione gratuite, una per ogni giornata, che hanno esplorato il tema da diverse angolazioni: lettura e scrittura; scienza e informatica; parole dal Medioevo legate alla città, al Breve di Villa di Chiesa; giornalismo di inchiesta, associato al Premio Morrione.
E che per un momento mi hanno fatto pensare: “Voglio esserci! Mimetizzarmi tra i partecipanti, smettere gli abiti da argonauta e godere di ciò che creiamo!”
Ma no. Ormai è la mia seconda pelle.
Stare dietro le quinte di tutto questo è uno dei più bei regali che mi sia presa dalla vita.

Parole condivise tra Sindaci e Assessori alla Cultura dei Comuni partner per un tempo delicato come quello con cui ci troviamo a convivere.
Mostre che illustrano la bellezza del mondo del Graphic Novel; la Casa degli Autori in Fiera; i Librai Fantastici; Alta Voce; il progetto delle Biblioteche Possibili; Tavoli Tecnici sull’editoria, sul “fare rete”: area di interesse per diversi soggetti del settore; doni inaspettati da chi come noi ci crede e si sente parte integrante.
Festival gemelli sempre attivi con impegno e sinergia; ospiti importanti che hanno diligentemente riempito la Piazza del Municipio e il Teatro Electra, sotto il meticoloso sguardo e il prezioso lavoro di un super Staff.
Piccolo grande spazio, sul palco del Teatro Electra per parlare dell’Argo Circolo Letterario e dei suoi gruppi di lettura, In Libro Veritas e Fantadìa.
Che quando dico “regalo”, non sono mai stata così seria. E se parlo di riconoscenza, intendo a tutto tondo. Verso la mia compagna di avventure Sara, verso Argonautilus.
Grazie. Ai bambini e ai lettori senza i quali tutto questo non avrebbe senso di esistere, ai libri, alle parole.
A me stessa.
Impossibile, alla fine di tutto, non provare soddisfazione per un lavoro ben svolto, non senza fatica.
Ma è riduttivo. La verità è che io provo gioia pura. La Fiera del Libro di Iglesias è da sempre la mia fonte di ricarica energetica, Argonautilus la nave sulla quale son salpata e da cui non ho intenzione di scendere.
Per mare, per cielo e terra, tante volte in ginocchio o sorvolando gli ostacoli: l’importante è andare.

“Se viaggia, Enea lo fa per arrivare a fermarsi. E per, finalmente, costruire. Anzi per ricostruire.
[…] è la serietà a guidare la mano nel suo lento ricostruire”.

La lezione di Enea, Andrea Marcolongo

fieralibroiglesias

Le Janas di Montevecchio

di Claudia Aloisi

Ci sono incontri che segnano, momenti che restano nel cuore e non si sa spiegarne il motivo. La presentazione della professoressa Iride Peis Concas con il suo “Le Janas di Montevecchio” è stato uno di questi incontri, uno di questi momenti.

Nella bella cornice di Piazza Municipio a Iglesias domenica 4 ottobre abbiamo ascoltato i racconti sulle janas, le leggendarie fate sarde, creature antiche e misteriose, dispensatrici di fortuna, ma anche permalose e talvolta temibili.

Una raccolta di storie, corredata da splendide tavole dipinte, che ha incantato per lo spazio di un’ora, lasciando in chi ascoltava la nostalgia di un mondo passato ma ancora vivo. Abbiamo assaporato il potere della parola che evoca l’essere umano nelle sue vicende di amore, morte, vita. Abbiamo scoperto un’eredità preziosa che si snoda nel tempo, e che va consegnata anche ai più giovani perché non si perda. Abbiamo colto la forza che attraversa l’esistenza e che anche nel dolore più duro consente di continuare.

Se davvero le janas esistono e talvolta si avventurano tra noi, Iride Peis Concas è una di loro: con grazia ammaliante ha tessuto storie preziose, piacevoli, commoventi. E non avremmo voluto smettere mai di ascoltare.

La parola crea mondi: anche fatati, ma antichi e veri come l’uomo.

“Parola d’ordine: fare Rete”

di Claudia Aloisi

Sabato 3 ottobre il Teatro Electra di Iglesias ha ospitato un evento di grande valore per chi mette la cultura al centro del suo progetto lavorativo e di vita. Sul palco gli ospiti Marco Belli, Matteo Colombo, Alessandro Cauli, Francesca Spanu, e in collegamento da Barcellona Cecilia Ricciarelli e da Torino Rocco Pinto.
Gli intervenuti avevano in comune il fatto di essere portatori di un’esperienza significativa nella direzione di riviste e associazioni culturali, e nell’organizzazione di eventi letterari, come il Festival Letterario del Monreale ed Elba Book Festival (che proprio con la Fiera del Libro di Iglesias e il Festival Giallo Garda ha dato vita a #PYM rete di Fiere e Festival).
È stato un momento di forte condivisione, dal quale è emerso che mettere in comune le competenze non genera rivalità, ma arricchimento. Allargando gli orizzonti dei contatti e delle conoscenze si scoprono i frutti delle diverse esperienze maturate e, come in un grande brainstorming collettivo, nascono nuove idee e possibilità.
Questo circolo virtuoso è paragonabile a una rete, che si può allargare all’infinito e che diffonde i suoi benefici effetti attorno, sempre all’insegna della competenza, della professionalità e dell’amore per la cultura. Perché è un patrimonio è universale e non può venire soffocata dagli egoismi miopi dettati da politica, economia, o mode del momento.
Un’altra importante lezione alla Fiera del Libro di Iglesias: “la parola crea mondi”, e anche relazioni.

Leggere parole dal Medioevo

di Claudia Aloisi

Sabato 3 ottobre, dieci del mattino, Teatro Electra di Iglesias.
Con la dottoressa Daniela Aretino il tema della Fiera del Libro, “La parola crea mondi”, si riveste di Storia.
In una masterclass di quasi tre ore intense e appassionate, la Daniela ha illustrato il celebre “Breve di Villa di Chiesa”, documento storico di eccezionale importanza che racchiude in quattro libri le leggi e le norme in vigore a Iglesias almeno dal 1327.
L’allusivo sottotitolo del corso, “Leggere parole del Medioevo”, giocando sugli omografi “lèggere e leggère”, ha suggerito la possibilità di restituire connotati più lievi, e forse più realistici, a quel periodo maltrattato e talvolta frainteso che è il Medioevo.
Nel cuore della masterclass, le parole: metterle al centro come specchio di vita, analizzarle e capirne origine e significati, intuire il sostrato culturale di chi le utilizzava. Sulle parole, e con le parole, si è anche giocato, in quel misto di levità e cura che appartiene a chi ama profondamente il suo lavoro ed è capace di trasmetterlo.
La dottoressa Aretino è entrata con grazia nei dettagli dell’etimologia e dell’uso di numerosi termini presenti nel Breve nei diversi ambiti giuridici: dai crimini, alle regole del commercio, alla vita in miniera.
Da questo attento esame della lingua tra presunto pisano, sardo, latino e persino antico tedesco, sono emerse alcune evidenze interessanti: in primo luogo la “modernità” delle norme citate, che mostrano attenzione alla realtà del territorio e un insospettabile, attualissimo senso civico. Ma soprattutto questo studio delle parole ci restituisce in modo vivido la temperie storica, sociale ed emotiva degli uomini di sette secoli fa: magaluffo era la mancia dovuta all’incantatore di aste, ombraco la tettoia, derratale un’unità di misura per il vino, guelco il capo della fonderia.
E pareva quasi di vederli, questi uomini, passeggiare per Villa di Chiesa, alle prese con le loro beghe quotidiane, i loro crucci e le loro soddisfazioni. Come se, ripetendo quelle sillabe, quei suoni antichi, potessimo far rivivere ciò che le persone di quel tempo sperimentavano e provavano.
Ancora una prova, se fosse necessaria, che “la parola crea mondi”: anche quelli passati.

Speciale Fiere del Libro: Fiera del Libro di Iglesias

Per il Sito:
http://liberatrailibri.blogspot.com/2020/05/speciale-fiere-del-libro-fiera-del.html

(a cura di Erika Carta, ArgoNautilus)
by Leryn (Libera tra i Libri) on 10:30

Buongiorno Lettori,
ci spostiamo nella stupenda Sardegna per parlare della Fiera del Libro di Iglesias!

L’Articolo che state per leggere è stato redatto da Erika Carta, socia di ArgoNautilus , associazione che dal 2016 organizza con grande impegno e passione La Fiera del Libro di Iglesias .

Ringrazio Erika e tutta ArgoNautilus per l’aiuto offerto.
Questo Post vi permetterà d’immergervi nella storia dell’evento e di scoprirne il futuro.

Pronti?

Era il 2016 e già si respirava un’aria diversa, di cambiamento.
Iglesias, città medievale del sud Sardegna, sembrava sul punto di esplodere. Nuove idee, voglia di fare, entusiasmo, da troppo tempo sopiti dietro anni un po’ vuoti, piatti, di stasi.
Posso dire fieramente che la spinta che ho sentito maggiormente sotto i piedi e che mi ha permesso, finalmente, di muovermi in avanti è stata la Fiera del libro di Iglesias.
L’idea, piccola come un seme e per questo già immensa, nasce da Eleonora Carta, scrittrice e Maurizio Cristella, Direttore artistico dell’AssociazioneCulturale Argonautilus.
Chiamarla Associazione Culturale è una mera riduzione rispetto a ciò che è veramente:
Argonautilus è più un modo di essere. Caratteristica principale: la caparbietà.

Non smetteremo mai di esplorare. E dopo tutto il nostro andare torneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”.
T.S. Eliot

Il nome è un forte richiamo alla natura che circonda la nostra isola: il mare.
Argo come la prima nave che solca le acque nel mito di Giasone, Nautilus come il sottomarino del capitano Nemo.
E da ben cinque anni gli Argonauti navigano su un mare talvolta placido, talaltra in tempesta, in quest’avventura che ha come protagonisti i libri e la cultura.

La Fiera del libro di Iglesias è una fiera itinerante che grazie alla sua appendice, la Fiera Off, si muove durante tutto l’anno tra Iglesias e i Comuni partner, con eventi culturali che coinvolgono scuole, librerie, musei, biblioteche, autori, editori, associazioni e cittadini.

Nei quattro giorni di Aprile, 22-23-24-25, il centro storico di Iglesias vede la manifestazione al suo culmine. Le piazze prendono vita, sotto stand zeppi di libri e si può toccare con mano la vividità di questo mondo, assistendo a colazioni d’autore, tavole rotonde, incontri e rappresentazioni tra le vie, il Teatro Electra, e le sale di biblioteca e musei.

La scelta delle date non è casuale: 22 Aprile: Giornata della Terra, 23 Aprile: Giornata del Libro e del Diritto d’Autore, 25 Aprile: Giornata della Liberazione. Ricorrenze attorno alle quali saremo sempre fieri di riunirci per ricordare, celebrare e riflettere in modi sempre diversi e attenti.

Ogni anno la Fiera de libro di Iglesias si snoda attorno a un tema differente e raccoglie pensieri e parole, iniziative di tutti i soggetti sopracitati che insieme si muovono alla volta di un unico, comune obiettivo: diffondere cultura,
privilegiare la discussione costruttiva, tramite un mezzo che da sempre è promotore di progresso e divenire: il libro.

Edizione 2016: “La cultura al KM0” per esplorare il rapporto tra la produzione artistica e le radici culturali;
Edizione 2017: “La padrona della Festa”, per esplorare il rapporto tra uomo, natura, ambiente e territorio;
Edizione 2018: “Costruire – Nec sine labore”, per costruire insieme conoscenza, coscienza, identità, consapevolezza, e reti di lavoro;
Edizione 2019: “Quid est Veritas?” alla ricerca della verità nell’informazione, comunicazione e realtà storica;
Edizione 2020: “La Parola crea Mondi”: la parola come atto creativo ed evocativo, dalla letteratura alla comunicazione.

Come detto, un piccolo seme porta in sé un nucleo di potenzialità da coltivare con cura, piantato in un terreno fertile che raccoglie tutta l’energia buona possibile. In questi anni è cresciuta tanto, diventando nodo di una rete più ampia che lavora a ritmi simultanei.

La Rete PYM che vede oltre alla Fiera del Libro di Iglesias, altri tre Festival gemelli: Festival GialloGarda, Elba BookFestival, ognuno di essi generato dai medesimi intenti.

Una volta l’anno, la nave Argo s’imbarca, pronta a partire verso il mare aperto del Salone Internazionale del Libro a Torino. Nello spazio dedicato al Super Festival, portiamo fuori dalla Sardegna un bel pezzo del territorio in cui viviamo e raccontiamo di come proviamo a prendercene cura, nel nostro piccolo.

Da qualche tempo abbiamo deciso di dedicarci una giornata che potesse essere spazio di incontro festoso: “I mercoledì di Argonautilus”, nei locali della nostra sede, senza perdere di vista il motore intimo che muove ogni nostra iniziativa.

Inoltre, nell’Ottobre del 2020, compirà due anni anche l’Argo Circolo Letterario, nato all’interno dell’Associazione, dal desiderio impellente e, di conseguenza, bisogno necessario di creare due Gruppi di lettura di cui si sentiva mancanza nel territorio: InLibroVeritas per gli adulti e Fantadìa per i più piccoli. Due mondi dove è possibile incontrarsi, creare, parlare ancora di libri, leggere a voce alta, riflettere sulle pagine e raccontarsi liberamente.

Perfino in un momento difficile come quello che abbiamo e stiamo vivendo, ArgoNautilus e la Fiera del Libro di Iglesias, dopo lo sgomento iniziale, si sono risollevati e con immenso piacere e forza d’animo hanno adattato i propri eventi alla fruibilità da lontano, “da casa”, creando ad hoc la Fiera Off Web, consolidando le collaborazioni esistenti e stringendone di nuove, partecipando a “Il Maggio dei Libri” e rimanendo aggrappati sempre al libro, alla lettura, ai mondi creati dalle parole e mai come in questo momento alla potenza vitale della cultura.

Ed è stata nuova linfa, infinita energia che continua a scorrere, nonostante tutto.
Se non è passione questa, cosa lo è?

La misura eroica

La misura eroica

“Indicibili sono i colori dell’acqua, perché non si può chiamare per nome  la luce che l’accende di giorno – trasparente, blu, cristallo, perla – e la spegne di notte – nero, vino, luna”.

Il mare. 

Così lo descrive Andrea Marcolongo nelle prime pagine de “La misura eroica”, e così lo ritrovo ogni volta che ho il primordiale bisogno di andare a guardarlo, figlia della mia isola.

Lo vedo perfino ad occhi chiusi o quando bene aperti, ne leggo.

In queste duecento pagine circa, la Marcolongo racconta “il coraggio che spinge gli uomini ad amare” (nel senso più ampio del termine, aggiungo io) e lo fa attraverso due storie, amalgamate tra loro con tenera maestria.

Ogni capitolo si apre con un breve pensiero tratto dal manuale in lingua inglese del 1942: “How to abandon ship”, dove l’autrice scorge l’importanza di resistere ai naufragi della vita, piuttosto che fuggire, abbandonare.

La tua nave è progettata per resistere alle tempeste più di quanto lo sia tu, marinaio”.

Il passo poi è lasciato a una grande storia, un mito greco che risale all’età micenea.

Racconta di Giasone, giovane ragazzo figlio di Esone che fu re della città di Iolco, che pur di sottrarre il trono al malvagio zio, Pelia, accetta la sua sfida: “Và alla ricerca del vello d’oro. Vediamo se ci riesci”. 

Era bastato questo a muovere, nella profondità dell’anima, la sua voglia di partire, tralasciare la sicurezza della terra madre per cercare altrove e tornare, dal viaggio, diverso. 

Altri cinquanta giovani vollero seguirlo nell’impresa.

D’altronde è a noi chiaro che superare quella soglia significava crescere, maturare, ad ogni modo. Muoversi.

E, come un Peter Pan al contrario, restare fermi avrebbe significato rimanere eternamente giovani, ignari. 

Quei ragazzi pronti a salpare furono per sempre chiamati con il nome della nave cui avevano scelto di appartenere: Argonauti”.

[…] Fu allora che, per la prima volta nella storia dell’uomo, una nave, scivolò dentro il mare […]

La nave era femmina e sotto la prua, nella chiglia, aveva intagliato il viso di Atena, colei che l’aveva costruita, non certo perché rimanesse ferma in porto.

“La nave Argo era bellissima. Argo era stata fatta per navigare verso l’ignoto, e poi tornare a casa”.

Questa frase mi riporta inevitabilmente a un’altra, nata dalla penna di T.S. Elliot:

“Non smetteremo mai di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”. Motto, se così vogliamo chiamarlo, che mi è entrato dentro radicando ancora più profondamente la consapevolezza che ogni passo è, a sé, un viaggio. E che mai torneremo uguali a come siamo partiti. Si tratta di prospettive.

“Nel mezzo c’è tutto il resto, e tutto il resto è giorno dopo giorno…” 

Lo so, questo articolo è un continuo richiamo, da una citazione a un’altra. Ma è la mia spirale emotiva, piena e aperta.

Non credo di fare spoiler se dico che Giasone tornò eccome nella sua Tessaglia, con il vello d’oro, mutato per sempre nel profondo del suo essere, da ogni avventura vissuta per mare e nelle altre isole, con le persone. Insieme a Medea.

La misura eroica era data dall’esperienza di superare se stessi, non dal risultato”.

E certo, nulla sarebbe stato possibile se non fosse stato per l’amore: la più grande forza, unica e necessaria a muovere ogni cosa. 

E a chi, stolto e apatico dice è impossibile, la Marcolongo risponde:

“Se solo non ci dimenticassimo che un tempo siamo stati Argonauti cui nulla importava se tutti dicevano è impossibile, per noi non solo era possibile, ma doveroso. Avevamo urgenza, bisogno di provare per poi vivere”.

D’altronde “fallire non significa non inciampare mai, ma scegliere di restare a terra”.

Questo mito senza tempo ha incantato gli uomini di ogni epoca. 

Nel 1382 un ordine segreto di rivoluzionari anarchici comparve a Napoli facendosi chiamare gli Argonauti di San Nicola.

Nel 1945 la conferenza di Yalta che pose fine alla seconda guerra mondiale fu inizialmente denominata La conferenza degli Argonauti.

Nello sport il club dì football con il nome originario più antico nel Nordamerica fu coniato nel 1873: i Toronto Argonauts.

Diverse navi hanno preso ispirazione dalla prima Argo, per i loro nomi, compreso il primo sottomarino della storia.

E poi ci siamo noi. 

“Come sinonimo di squadra, di solidarietà e di coesione tra amici”.

A bordo della nostra nave che solca questo mare sempre mutevole,  un po’ Argo un po’ Nautilus

Ogni giorno, a partire dalle vele srotolate di Argo, ci mettiamo per mare affrontando venti e tempeste per arrivare a riva, ovvero per diventare diversi da come siamo partiti, superando la linea d’ombra e varcando la nostra soglia.

[…] Non stai forse navigando anche tu, come tutti noi, umani e contemporanei Argonauti , attraverso i mari che ci separano dall’essere grandi, a qualunque età?

Dentro la borsa

Dentro la borsa

Aveva bisogno di pensare a qualcosa di bello. Era un trucco che aveva inventato da bambina, chiusa nella sua stanza, per scacciare la tristezza […]

Allora prendeva il suo diario e raccontava qualche episodio appena vissuto, sottolineando solo le parti belle”.

È come vedere il “bicchiere mezzo pieno”, no? Anche se, in questo caso, posso esprimere con certezza che non si tratti di un bicchiere, ma di una borsa, “un insieme di velluto rosso, orbace, lana, pelle e broccato che, nei toni del nero con i ricami bianchi, ricordavano i tappeti sardi”, e di tutto quello che c’è dentro.

Ed è veramente tanto, per stare chiuso lì, stipato. Le cerniere non chiudono, il tessuto si strama, l’involucro si deforma.

È così che questo contenuto si riversa in parole, tra le pagine di un libro.

“Dentro la borsa” di Francesca Spanu.

Di cosa parla? 

“Di aborto”, ho sentito dire qualche tempo fa.

“Di un bambino che si è perso”, dice Ele , con attenta e sensibile interpretazione filtrata dai suoi cinque anni, che disegnava mentre l’autrice si raccontava, alla presentazione. 

E io, prima ancora di addentrarmi tra le righe che mi avrebbero svelato le vite di Lidia e Cristina, ho capito che non sarebbe stato solo questo.

Ho sentito due parole che mi sono bastate per intraprendere questo viaggio: amore e libertà.

Due aspetti imprescindibili uno dall’altro, aridi se presi singolarmente, rigogliosi se tenuti assieme dal filo della consapevolezza.

Si tratta di scelte. Subite, sepolte sotto strati di apparenza, egoiste, mascherate. 

E poi di scelte compiute. Difficili, sofferte, d’amore, protettive, altruiste, libere… CONSAPEVOLI. 

Non per questo senza conseguenze, tutt’altro. 

Non stare ferma, reagisci. Utilizza il danno che hai subito come risorsa, è questa l’unica strada. Usa questa sofferenza per capire cosa vuoi davvero dalla vita. Sì perché devo dirtelo, finora hai vissuto la vita che altri volevano per te. Approfitta di questo dramma per essere ciò che vuoi essere tu”.

Piedi inchiodati al fondo, piedi che raschiano fino a staccarsi. E poi spinte. Verso l’alto, verso fuori, alla luce… proprio come venire al mondo, di nuovo. 

Tenere la propria vita tra le mani, guardarla rinascere, incedere, divenire. 

È questo che io ci ho letto. Riflessiva, ma emozionata, vorace nello scorrere le pagine, così come divoro i giorni davanti a me. 

“Sii contenta di essere libera, libera di cambiare idea e andare dove desideri, molte persone non lo sono e non sono in grado di combattere per la cosa più importante, il diritto di essere liberi”.

©Erika Carta

Chi era Gianni Rodari? Uno sguardo alla sua biografia.

Chi era Gianni Rodari? Uno sguardo alla sua biografia.

Sulla riva settentrionale del Lago d’Orta, in Piemonte, sorge Omenga, il paese che ha dato i natali a Gianni Rodari.
Ho sempre adorato questa espressione: immaginare i luoghi e le quattro mura dove uno scrittore ha passato le sue vigilie più belle, germogli di fantasia.

“Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi […]”

È il 23 ottobre 1920 quando Giovanni Rodari apre gli occhi sul mondo.
Nato da Giuseppe e Maddalena Aricocchi, si forma alla scuola elementare di Omegna per sole quattro classi.
Un lutto in famiglia comporta il trasferimento in Lombardia.
È il papà ad andarsene a causa di una broncopolmonite, in seguito al salvataggio di un gatto sotto un violento temporale, così si racconta.
È curioso come “il gatto” torni spesso nelle sue opere, forse per esorcizzare l’evento tragico che lo segnò da bambino.

“Sì, signora maestra,
mi sono un po’ distratto:
ma per forza con quel gatto,
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri”.

Nel 1937 si diploma come maestro alle magistrali e pur iscrivendosi dall’Università non completa gli studi, abbandonando il mondo accademico dopo pochi esami.
Altri tempi, è vero, eppure la dimostrazione che il genio, la volontà e la passione possono prosperare anche fuori dalla mera formalità di un documento cartaceo che definisce “dottore”.
Maestro di scuola, e di vita, perché non è da tutti ammettere di imparare dagli stessi bambini a cui insegna, soprattutto nel campo della fantasia.

Nel dicembre del 1943 viene richiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana ma ben presto si unisce alla Resistenza Lombarda, avvicinandosi al Partito Comunista Italiano.
Innumerevoli, le parole spese per la pace.
Nel 1953 sposa Maria Teresa Ferretti dalla quale avrà una bambina, Paola.
Nel 1970 vince il premio Hans Christian Andersen.
Florida è la sua attività come giornalista: occhio attento e delicato a quello che succede nel mondo e un’immensa maestria nel saperlo riportare con un linguaggio chiaro, semplice e profondo, fruibile da tutti… bambini e adulti.
Il corpo di Gianni Rodari lascia questo mondo il 14 Aprile 1980.
Scrittore, poeta, pedagogo senza tempo, con l’umanità e l’umiltà che lo hanno contraddistinto e che rimangono eco tra le parole delle sue opere.

E dopo questo fugace sguardo nella vita di un uomo che io conosco grazie alle mie maestre, nel prossimo articolo la parola andrà proprio a loro: insegnanti che da sempre lo scelgono per trasmettere il sapere.
Continuate a seguirci!

©Erika Carta

Alla fonte delle parole

Alla fonte delle parole

Avida di parole da quando ricordo di ricordare, o forse anche prima, mi sono imbattuta in un libro che narra della fonte da cui sgorgano.

Inesorabili e prepotenti, delicate e deliziose, stanno sempre con me.

Corsi d’acqua in continuo movimento o fotogrammi scattati in tempi remoti e per sempre conservati immobili nel cassetto della memoria.

E di memoria, parla l’autrice Andrea Marcolongo. Pozzo da cui attinge, riconoscendo 99 parole che fanno parte della sua vita e che, se state bene attenti, potete fare anche vostre, in questo lessico di condivisione di cui ci ha fatto regalo.

Non le avevo mai guardate sotto questa luce, che antica fiammeggia e tutta nuova rischiara il loro significato essenziale. Come un guscio d’uovo, a lungo covato nel tepore della cura, che quando si spacca emana bagliori dalle sue crepe.

Così, è stato per me questo libro. Meraviglia, pagina dopo pagina.

Fasci di consapevolezza brillante e specchio dentro cui annegare per ritrovarsi.

Rinascita e conferme.

Termini come “lemma” “etimo” “panromanza”, che mi fanno sentire allacciata a questo mondo più che mai.

Dire, sempre.

Ci sono entrata dentro, godendo di sapienza dall’inizio alla fine, leggera ma non più superficiale.

Ho pensato di salvare un solo etimo, che fosse tutto mio.

L’ho trovato quasi subito, emozionata.

Ma poi, come margherite in un prato verde, ne sono spuntati altri.

Ognuno con il suo perché, perle incastonate nel mio essere.

Eppure, chiusa l’ultima pagina, ha rimbombato, come battito di cuore, quello che avevo scelto già in principio.

Non sono più tanto sicura che sia stata un’azione mia, quanto più che la parola abbia trovato me, ancora una volta.

È il mio turno di condividerla e perpetrarla.

Leggere.

“Quello di leggere è uno dei miei etimi preferiti di sempre, perché, se ripercorso a ritroso e con cura, indica che senza parole non può esistere decisione alcuna”.

“In greco antico, il verbo légo, che rimanda direttamente al latino legere, significava sia raccogliere, sia scegliere, sia raccontare”.

“Raccontami una storia: da sempre il primo istinto, il primo bisogno, degli essere umani. Per vincere la paura del buio, dell’ignoto, dei fantasmi, della morte”.

“E grazie al potere delle parole, trasformiamo la vita in narrazioni che ci fanno sentire un poco più al sicuro, e un poco meno spersi”.

“In fondo solo questo significa parlare, e allo stesso tempo leggere: non tanto acquistare un libro da tenere per anni su un comodino finché non sarà ricoperto di polvere, la copertina sbiadita dal sole che ogni mattino filtra dalla finestra. Bensì, in mezzo a mille e mille grumi emotivi, saper scegliersi. Dunque, saper dirsi”.

Andrea Marcolongo.

©Erika Carta