La felicità non è un caso

La felicità non è un caso

Non a caldo. A caldissimo.

Anche perché i pensieri nati in questa settimana hanno preso la loro forma di pari passo con le emozioni e i giorni. 

E non vi è alcuna necessità di un tempo fermo per raccontarli.

Se devo scegliere un aggettivo per descrivere questa Fiera del libro, arrivata alla sua sesta edizione, me ne viene in mente solo uno, sopra ogni altra parola:

EROICA.

Dal 2016, con “La cultura al Km 0”, Argonautilus pianta semi nel territorio.

Questo, comincia a essere un raccolto soddisfacente, nonostante si operi talvolta in mezzo a sterpaglie che crescono in terreni perigliosi e ostili. 

E no, non lo dico io, soltanto perché lo vivo in prima persona. 

In questi giorni sono stata specchio di sensazioni altrui. 

Ed è stato meraviglioso e gratificante.

La Fiera del libro è ancora una scommessa stravinta di fronte a scelte infelici e coraggiose.

“Il cambiamento” che, più spesso di quanto vorremmo fa paura, “dovrebbe invece essere vissuto sempre come qualcosa di positivo” come ha detto l’ospite Riccardo Cavallero (SEM edizioni) alla tavola rotonda su “La resistenza del libro”, uno dei svariati momenti di discussione e riflessione tra operatori del settore e il pubblico. 

Ed è bene che questo concetto riesca finalmente a far breccia anche nella mia di testa.

Sono stati sei giorni concitati e concentrati. Una Fiera del libro espansa tra Iglesias, Portoscuso, Gonnesa e Zeddiani, con un programma ricchissimo di eventi che ha il suo “dietro le quinte” lungo un anno. E anche di più, se soltanto si provasse a immaginare quanta attenzione e cura ci vogliano per tessere sodalizi, rapporti professionali e relazioni sociali che perdurino nel tempo e negli spazi.

Il fatto che poi dagli incontri fioriscano meravigliose amicizie dipende unicamente dalle persone, dal loro esserci.

E proprio di persone e gratitudine parla Alosha (Giuseppe Marino) “il danzatore di parole”, che dalla Sicilia è arrivato a incantare una piazza della nostra Sardegna.

Conosco le mille e una sfaccettature che irradiano dai libri ma non avevo mai GUARDATO una storia prima d’ora.

Come ho scritto in un post su Facebook immediatamente dopo essermi ripresa dall’emozione: 

“Rosario Russo ha scritto un racconto.

Alosha l’ha danzato.

Io, l’ho visto”.

La musica che nasce unicamente dalle parole, il corpo che si muove al loro ritmo. 

Ci sarà sempre nuova bellezza da imparare.

La Fiera del libro è spazio di “rincontro”. 

È come darsi appuntamento ogni anno in piazza, in un parco, o in un’antica tonnara.

Librerie, biblioteche, case editrici, associazioni, festival gemelli che fanno il punto sulla situazione. Evolvono con essa, si contaminano di bene, contrastano tedio e ignoranze. Resistono. 

Seppur difficile è sempre confortante vedere come tutto questo attecchisca anche nei più piccoli, nei loro occhi curiosi… nelle domande che spiazzano. 

Una bambina di otto anni che, partecipe, legge con spontanea bontà i versi di Dante Alighieri e della sua Divina Commedia è stato uno dei momenti più felici. 

“La felicità è una scelta. Alice vi ha scelto”.

Le parole di una madre.  

Partecipare alla Fiera del libro, anche dall’interno, significa vivere su di un filo che tesse le sue reti anche quando i microfoni sono spenti.

Si continua a parlare di libri davanti a un calice di vino. Di trame, di progetti. Ci si confronta su idee diverse, opinioni, pensieri. Si riflette, si ride.

Credo che ridere sia una delle cose più concrete che si possano sperimentare.

Anche mentre si lavora.

E di questo, ringrazio soprattutto i miei compagni di viaggio. 

Argonauti, eroi, avengers. 

Ognuno di noi si fa in dieci per la riuscita di tutto questo. Impegno, passione.

E nel mentre scappa un’occhiata di intesa, un balletto, uno sfogo. Parole di incoraggiamento e conforto. Un sorriso, un regalo, un messaggio inopportuno, un fotomontaggio.

Ho capito che quandosietefelicifatecicaso non è un monito, un consiglio, un avvertimento prima che sia troppo tardi.

È un modo di essere.

E io, lo sarò. 

©Erika Carta

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