Lockdown-La lista della spesa

Lockdown-La lista della spesa

LOCKDOWN – LA LISTA DELLA SPESA

CAPITOLO 1 

Autrici: Erika Carta e Laura Altobelli

Foto di Barbara Pau

Sono giorni ormai che vorrei scriverle.

Un messaggio, breve.

No.

Digito… e cancello.

Se potessi le invierei solo 5 lettere, come un dardo luminoso sparato nell’aria:

“Aiuto”.

Ma non è possibile.

Perché?

E allora mi viene una domanda che potrei farle, mascherata certo, ma tanto lei me le fa sempre cadere tutte le maschere.

E infatti…

“Ciao. ❤ Come va?”-

“Bene amica mia, bene. Sto provando a riposarmi. Tu?”

“Io altalena. No montagne russe. No, peggio. Volevo sapere se tu la stai vivendo da umana o da psicologa questa situazione. Fammela una rubrica, anche piccola, di consigli”.

“La prepariamo insieme. Io buttò giù e tu aggiusti”.

“❤ Non so se lo stai facendo volontariamente o inconsciamente, ma già mi aiuti 🙏🏼”

“Entrambe le cose 😉”.

Eeee giù la maschera.

Scrivere.

Ogni persona che mi conosce, bene e non, mi sta dicendo: “Scrivi su questo!”

Folli! È impossibile. Io, in mezzo al dolore e al terrore… sono movimento apparente.

Immobile.

Però con il suo aiuto potrei riuscirci, penso.

Ho mille domande e lei avrà risposte.

Certo, detta così sembra facile ma no, è tutt’altro.

Volete un esempio?

Torniamo alla mia “domanda”, o meglio, dardo luminoso, “aiuto”!

“Fammela una rubrica, anche piccola, di consigli”.

Direttivi con noi stessi

Riprogrammarsi di mezz’ora in mezz’ora

Resilienti

Autocritici

Generativi”

“E che è?! Sembra la lista della spesa!”

E attendo.

E nel mentre mi rigiro questi cinque punti tra le dita, a fior di labbra.

Alcuni pulsano di luce fioca, altri sono oscuri.

“Autocritici”, per esempio, so già che non mi piacerà. O forse si?

Ci sarà sicuramente da lavorarci.

E… non vedo l’ora!

Questo sì che sarà bello metterlo nero su bianco, fissarlo alla carta, aggrapparmi ad essa insieme all’inchiostro, specchio specchio delle mie brame.

“Ciao Ery eccomi, ho dormito e riposato per una settimana. 

E ho imparato la prima lezione di questa quarantena: il mio corpo ha bisogno di sette giorni per riposare e rigenerarsi, una volta disinnescato il mio pilota automatico che in sintesi chiamiamo: -Senso di responsabilità e del dovere-.

Ho ascoltato solo i ritmi e i bisogni del corpo. Dovevo farlo prima, non certo aspettare una pandemia e una serie di decreti ministeriali per fermarmi.

Non ci sono riuscita, a farlo prima, ma ho imparato.

Questo virus ci costringe a stare a casa, per chi ha la fortuna di poter stare a casa, a guardare ciò che in noi dimora: le nostre risorse e le nostre aree critiche ancora in cura.

Tornando alla lista della spesa, il mio sistema nervoso è pronto a essere di nuovo generativo.

Qualunque emozione sopraggiunga o si provi davanti a questo evento complesso va bene, è adattiva, è necessaria, è umana.

L’emergenza disattiva la neocorteccia e iperattiva il sistema limbico: quella parte del cervello che è maggiormente coinvolta nell’esperienza emotiva.

Siccome non è “robetta” che si risolverà in una settimana, questa dolorosa e complessa pandemia di COVID – 19 del 2020, mi piacerebbe che questo isolamento forzato fosse un’occasione per stare fermi ma in maniera dinamica. 

E, tornando alla lista, ho pensato di individuare quelli che sono per me, gli ingredienti primari che un adulto potrebbe usare per affrontare questa situazione.

Io te li spiego, però poi sei Tu che li devi riempire di significato, con i Tuoi di significati, a seconda di come Tu funzioni e del momento che Tu stai vivendo.

Per i bambini e per gli adolescenti, o giovanissimi adulti, la lista della spesa è un po’ diversa, ma per noi… la immagino così:

– Direttivi con noi stessi: significa che dobbiamo avere padronanza di noi e delle nostre azioni, rispetto delle regole che ci vengo richieste. Insomma non possiamo fare quello che ci pare e piace, non mi sembra proprio il momento! 

Questo ha e avrà un costo emotivo enorme da tollerare intimamente in termini di costrizione, soffocamento, rabbia, tristezza, noia o al contrario senso di tutela e protezione, ma non possiamo farne a meno”

Ecco, io rispetto queste nuove regole, per paura. E me ne faccio scudo. Ma mi sa tanto che la paura non ha l’aria di esser una padrona efficiente e diplomatica, in questa situazione. 

Devo rispettare le regole sì, ma con consapevolezza. 

E al diavolo la mia famosa e conclamata -claustrofobia-. 

È ora di farci due chiacchiere, da buone amiche.

Sulla bilancia, il peso emotivo.

“- Riprogrammarsi di mezz’ora in mezz’ora: questa roba l’ho imparata un po’ di tempo fa, quando la vita mi ha messo di fronte buona parte delle mie più grandi paure. Così, per sopravvivere, ho imparato una riprogrammazione di mezz’ora in mezz’ora. Oggi mi è utilissima! Ve la consiglio: programmate il tempo passetto per passetto, fate una chiamata che non avevate avuto il coraggio o il tempo di fare, aggiornate un curriculum, leggete un piano di studi che avevate messo in un cassetto, mettetevi la crema sul corpo, fatevi un bel pianto, scrivete, leggete, cucinate, pregate, cantate, supportate”.

Farà sempre parte di quel -non correre a perdifiato per vedere cosa c’è alla fine- ma muovi un passo, il primo. 

Poi un altro, e un altro ancora. 

Percorso tracciato, cronometro: i primi trenta minuti.

Ora scrivo, poi… 

“- Resilienti non è una condizione, ma un processo che si costruisce giorno per giorno. Significa che -tieni botta- davanti a questo evento complesso, pur sentendo il massimo della tua vulnerabilità. 

La senti in maniera incarnata ma non ti spezzi. 

Oggi, siamo chiamati a essere resilienti”.

Wow, il fatto che non sia una condizione, mi consola. Il fatto che oggi, siamo chiamati a esserlo, fa tanto Formazione Dell’Esercito di Resilienza. 

Ebbene, mi arruolo. 

Figura filiforme, vetro di Murano, oscillo DI CONTINUO pensando che se la forza di gravità schiaccerà un altro po’, mi romperà in mille pezzi. 

Mi sento spingere sull’orlo del burrone, piegata, mi manca la terra da sotto i piedi. Sarebbe facile e tremendo lasciarmi andare, perciò riacquisto terreno, indietro. 

Cerco di tornare dritta ogni volta che posso, a fatica. Ma sempre.

“- Autocritici: ogni tragedia ti fornisce la massima informazione sul tuo modo di funzionare, se non ti giri a guardare gli altri, ma metti a fuoco bene dentro di te, vedi con più chiarezza cosa puoi esplorare, accarezzare e aggiustare di te”. 

Eccallà. Lo sapevo che -Autocritici- sarebbe stato insidioso. 

Pochissimo tempo fa, quando -i problemi erano altri- e questo era invece uno spettro sfuocato e lontano, da film (ammetto tristemente), mi è stato detto a voce alta: -Sì, ma tu! Cosa provi? TU! Mi stai sempre parlando degli altri, mai di TE.

TU COSA PROVI?-

E via di zoom adesso. Sotto lente, spiata da me stessa. Osservatrice e osservata nello stesso corpo, nella stessa mente.

Auguri! Ci sarà da divertirsi… vedrai come ti passerà il tempo, altro che impastare gnocchetti freschi!

“- Generativi: essere produttivi nel tempo, fedelmente alla propria natura e al proprio talento. Questo, è per me essere generativi”.

Wow. Talento, che bella parola. E Produttività… più spigolosa, ma vanno a braccetto, vero?

Mi attira e mi riattiva la circolazione mentale.

E sai dove sento il formicolio che stava sopito? 

Nelle punta delle dita.

-Generativi- l’ultima voce della lista.

“Oggi amica mio, io e te abbiamo generato, un piccolo pezzo scritto”.

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