È un tardo pomeriggio ancora caldo, i raggi del sole fermi nell’aria. L’imbrunire si può solo immaginare ma per ora il cielo è ancora chiaro, appena tinteggiato di arancione pastello.

Siamo nella piazza a lato della strada: è ombreggiata, grazie agli alberi. Prendiamo posto al Kimbe Bar tra tavoli e muretti, resi più ospitali da grandi cuscini colorati. Sorseggiamo Spritz Curaçao e Moijto ghiacciato; a poca distanza, l’apparente immobilità delle barche ormeggiate in porto.

È il preludio alla serata che sta per cominciare: il primo appuntamento della rassegna estiva “Kimbe BookFest”.

Fare aperitivo è un must ormai ma farlo, sentendo parlare di filosofia e letteratura in piazza, assume un sapore ben diverso, soprattutto quando è mosso dalla competenza e dalla passione di chi condivide il proprio sapere.

Razionalità e irrazionalità, e l’immenso viaggio che sta in mezzo, partendo dall’età dei lumi per arrivare al ‘900.

Immanuel Kant- Critica della ragion pura (1781). Siamo in pieno illuminismo. Il filosofo tedesco si pone due grandi domande, sulla conoscenza e sulla morale e l’unica risposta possibile, come ci dice la professoressa Federica Musu, non può che essere: la ragione. La ragione applicata a tutto ciò che risiede entro i limiti del sensibile e non quindi a due entità evanescenti come Dio e l’anima. E sulle note sfumate di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd arriviamo nel ‘700 letterario dove lo scenario ci porta a conoscere uno dei più grandi scrittori dell’epoca. Citando Eleonora Carta, scrittrice e appassionata di letteratura gialla, l’entrata in scena di Edgar Allan Poe “è come vedere Cesare che avanza con la sua biga nei fori imperiali e viene sorpassato da una Ferrari; è come l’avvento dei Beatles nell’universo della musica”. Insomma, assistiamo alla totale innovazione del genere, sancita dal primo romanzo di Poe, I delitti della Rue Morgue: efferati omicidi, descritti nei minimi dettagli e la conseguente, minuziosa ricerca del colpevole. E giusto per sottolineare il legame tra letteratura e musica, ascoltiamo Murder in the Rue Morgue degli Iron Maiden, dove è cantato tutto il romanzo di Poe. (E come ci racconta un ragazzo dal pubblico, il cantante degli Iron Maiden è laureato in storia). Ci piace quando i nostri aperitivi sono interattivi!

Ma ci spostiamo un po’ più avanti nel tempo. Arriviamo a un’amicizia: Hegel e Schopenhauer. Colleghi all’università, Hegel continua a professare il razionale, a muoversi sul lume della ragione. Ma Schopenhauer no. Arthur(per gli amici) non ne può più di questo ordine e non crede che tutto si possa spiegare in tal modo. C’è qualcos’altro che muove il mondo, qualcosa di più potente e sottinteso: la spinta alla vita, a voler vivere. E questo è totalmente folle, irrazionale appunto. Tanti, danno per scontato che Sigmund Freud, padre della psicoanalisi sia anche genitore di questo concetto dell’irrazionale ma come abbiamo appena visto, non è proprio così. La professoressa Musu ci fa immaginare un Freud che legge, ammirato e commosso, le parole di Schopenhauer e che fa sua l’idea dell’irrazionalità, portandola dentro l’uomo. Da qui, l’inconscio.

La playlist continua con Non è per sempre degli Afterhours e ci porta al romanticismo in letteratura, dove il sipario si alza su Arthur Conan Doyle che prosegue sul filone della letteratura gialla, aggiungendo però quel tocco che lo renderà famoso e che farà prendere vita al personaggio più famoso dell’investigazione deduttiva: Sherlock Holmes. Cominciano a essere introdotti anche elementi gotici, lo spiritismo, e quelle atmosfere tipiche… fredde, sinistre, con il canto degli uccelli che fende il cielo nebbioso. L’intervallo con Karma Police dei Radiohead ci trascina al ‘900.

Anno zero, spartiacque tra la filosofia tradizionale e un nuovo metodo di riflessione. Anno in cui Friedrich Nietzsche muore, lasciano agli eredi il suo pensiero informale e provocatorio. Ancora una volta l’irrazionalità viene tacciata di nuova essenza: mentre Schopenhauer si abbandonava inerme alla totale follia di quest’ultima, Nietzsche assume una posizione decisamente più consapevole. “Dio è morto”, e in chiave odierna possiamo leggere Nietzsche come autore noir per quest’affermazione. Nulla di consolatorio nel genere se non una presa di coscienza, l’accettazione della “morte di Dio”, della fine di ogni metafisica, di ogni orizzonte di senso; la “morte di Dio” come dato di fatto, necessaria per potersi basare sulla materia, accoglierla con “entusiasmo orgiastico”. E infine, affrontare l’irrazionalità contando solo ed esclusivamente (ditemi poco) su se stessi. Fix you dei Coldplay ci porta alla chiusura della serata, che termina con una lettura significativa prima di ascoltare Where is my mind dei Pixies.

Amicizia stellare.— Eravamo amici e siamo divenuti estranei. Ma è giusto così, e non vogliamo né dissimularcelo né tenercelo oscuro, come se dovessimo vergognarcene. Siamo due navi, ciascuna delle quali ha la sua meta e la sua traiettoria; potremmo certo incrociarci e celebrare una festa insieme, come abbiamo fatto – e poi, le due brave navi potrebbero starsene tranquillamente in un stesso porto e sotto uno stesaso sole, cosicché si potrebbe pensare che siano giunte alla meta e che avessero una meta comune. Ma poi l’onnipotente violenza dei nostri compiti ci separerebbe ancora, spingendoci in mari e sotto soli diversi, e forse non ci rivedremmo mai più; oppure ci rivedremmo, ma senza riconoscerci, perché mari e soli diversi ci avrebbero cambiato! Il fatto che dobbiamo divenire estranei è la legge sopra di noi: ma proprio per questo dobbiamo divenire anche più degni di noi! Proprio per questo il pensiero della nostra amicizia di un tempo si fa più sacro! Esiste, probabilmente, una curva, una traiettoria stellare immensa e invisibile di cui le nostre strade e mete tanto diverse possono costituire piccoli tratti: eleviamoci a questo pensiero! Ma la nostra vita è troppo breve e la nostra vista troppo scarsa perché possiamo essere più che amici nel senso di quella sublime possibilità. Crediamo dunque nella nostra amicizia stellare anche se, sulla terra, dovessimo essere nemici”.

Friedrich Nietzsche – La gaia scienza (1882)

© Erika Carta

Flavia e il Blu Cobalto

Meravigliata, malinconica e felice, arricchita, chiudo l’ultima pagina del libro, respirando l’aria come per riconnettermi alla realtà e lo stringo un po’ al cuore, prima di riporlo nell’asciugamano sopra la sabbia.
“Cosa hai letto?”
“Flavia’s end, di Claudia Aloisi, edito da Condaghes”.
“E com’è?”
“Oh, un gioiello”.
“Sì, ma cosa è… un giallo, noir, romanzo d’amore?”
Ecco, il ritorno brusco. Le etichette di genere, che in genere, odio.
“È un gioiello”.
Mi limito a ripetere, come se in questa risposta fosse contenuto tutto ciò che è dato e necessario sapere.
“Sì, ma di che parla?”
Questa domanda, già mi piace di più e mi offre lo spazio per raccontare, a ruota libera.
“È un limbo di emozioni dai confini sfumati che si muove tra passato e presente, leggende e realtà.
È Sardegna.
Ti solca l’anima, come il porto scavato dentro la montagna e che però si affaccia sul blu cobalto del nostro mare.
È ispirato a Porto Flavia, il porto d’imbarco del sito minerario di Masua, progettato dall’ingegnere veneziano Cesare Vecelli e realizzato nel 1924.
Tu lo sapevi che prende nome dalla figlia dell’ingegnere? Era dedicato a lei. Flavia…”
“No. Ma quindi è un saggio? Un romanzo storico?”
(Aridaje. Ma che gusto c’è a voler per forza catalogare un libro?)
“Comincia tutto con un prologo, bellissimo e suggestivo che racconta la leggenda della Dama che teneva in mano la luce”.
Continuo a parlare, noncurante delle domande asettiche.
“… Ma ci ritroviamo subito ai giorni nostri, in macchina con una fotografa belga, Estelle Moreau, che arriva nella Sardegna sud occidentale per un reportage sulle miniere.
Sembra di percorrere con lei la strada in salita che lascia sulla sinistra la spiaggia di Fontanamare e prosegue, aprendosi sullo spettacolo del mare, che si confonderebbe con il cielo se non fosse per Il faraglione che svetta, tanto imponente e bello da sembrare un’isolotto a sé, un iceberg che emerge dal blu.
Pan di zucchero.
Estelle alloggia a Nebida, presso la Casa
Del Sole, dove Maria, la proprietaria, è una signora di una certa età, accomodante ma allo stesso tempo penetrante e misteriosa.
Basta veramente un attimo perché Estelle rimanga… stregata. Davanti, intorno, dentro Porto Flavia.
E di contro, le pagine diventano specchio accecante di questa magia.
Impossibile staccarne gli occhi, ogni richiamo al reale è un po’ uno strappo doloroso al cuore che perdura fremente finché non riprendi la lettura.
Cuore che batte irregolare, narici che odorano forte la macchia mediterranea, gusto che si bea di sapori forti e insieme freschi, occhi che si riempiono di luci e colori dalle infinite sfumature, troppe, per le sole ventiquattr’ore del giorno.
L’obiettivo di una Nikon che ritrae più di ciò che dovrebbe.
E tu stai lì, e senti tutto intercorrere sotto pelle. Vuoi sapere di Flavia, di Maria, di Estelle… e di Marco.
Marco Ferrara.
Oh, ti innamorerai di lui, te lo dico io”.
“Quindi è un roman…”
“E BASTA! Ti dico io cos’è… è un romanzo pieno di affascinante mistero, sì, si affaccia nella storia, sì, ed è fantastico, sì! Passato e presente convivono in una bellezza unica e brutale, tanta è l’intensità.
E quando leggi ti rendi conto che chi prende in mano foglio e penna, può davvero far sì che tutto sia possibile, dar vita a chi di vita ne aveva un’altra. È incroyable.
È un romanzo che parla di persone, di amore e nostalgia, e parla di casa.
È Sardegna”.
“Ah, ok… quindi… è un gioiello”.
E ci siamo, finalmente.
“Sì, leggilo”.

Della Sardegna è facile amare il mare, i suoi colori: sono talmente potenti da non poterli ignorare. Quello che è difficile scoprire è la sua gente. I sardi parlano una lingua unica, sono orgogliosi e testardi, ironici e fatalisti, con un’innata cortesia che scalda il cuore. La loro storia antica ce l’hanno scavata dentro, come solchi di una montagna.

© Erika Carta





Il nostro Gioco del Mondo.

“Il tempo vola, quando leggi”.

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questo è tutto ciò che conta”.

“La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi”

Camminando per il Salone Internazionale del Libro di Torino, capita di fermare i propri passi davanti a frasi, citazioni come queste.

Pit stop di consapevolezza.

“Non puoi comprare la felicità, ma puoi comprare un libro che è praticamente la stessa cosa”.

Felicità. È sempre, esattamente questa, la parola che spicca tra le tante nella mia testa, quando penso ai libri. Lettere che rimbombano al suono delle centinaia, migliaia di voci che in questi giorni hanno fatto da sottofondo al mio incedere.

I libri. Ammassi di carta, storie, prodotti commerciali, certo.

Eppure, c’è tutto un mondo che si muove intorno. Dannatamente bello e maledetto.

E movimento, ora, mi sembra la parola più adatta a descrivere ciò che è la Fiera del Libro di Iglesias. Per il secondo anno, ospite dello spazio Super Festival al Salone Internazionale del Libro, per l’evento “Il mare intorno”, non a caso. Sul monitor scorrevano le immagini della quarta edizione della nostra Fiera appena trascorsa, immortalate da Valentino Film the Life, e al tavolo sedevano Eleonora Carta, Maurizio Cristella, Marco Belli, Riccardo Cavallero e Mara Facchetti a parlare di ciò che è stata e a cosa ha portato. Perché è importante l’evento in sé, ma forse ancor più, l’effetto che genera in seguito. E man mano che procede lungo il corso del tempo, la Fiera del Libro di Iglesias evolve, cura i rapporti instaurati e si apre a nuove conoscenze aggiungendole alla rete, che si fa sempre più solida.

E proprio al Salone Internazionale del Libro di Torino è stata presentata la neonata Rete Pym.

Rete di Fiere e Festival che si svolgono indipendentemente in vari punti del territorio italiano e che si uniscono come stelle di una costellazione, in gemellaggi che sanno di buono, che operano insieme per diffondere la lettura come strumento di benessere individuale e sociale.

Fiera del Libro di Iglesias, Elba Book Festival, Festival Giallo Garda, Piccolo Festival dell’Animazione di Pordenone.

Luoghi, isole, piazze, città… persone, perché è da lì che si parte.

Ed è importante essere consapevoli, dall’interno e all’esterno, che si può e si deve crescere, e che per far in modo che ciò sia possibile è necessario unire le forze, incontrarsi, parlarne, raccontarsi.

Immancabilmente, i libri e tutto ciò che è costruito intorno a questi, sono potente veicolo di diffusione, cassa di risonanza che produce di continuo sistemi di causa ed effetto, e perché no, che genera sempre “gioia a profusione”.

E quale luogo, fisico e non, meglio del Salone Internazionale del Libro di Torino, può accogliere tutte queste realtà dinamiche?

Micro mondo, sospeso in una dimensione che seppur caotica, o forse proprio per questo, sa di Gioco del Mondo per chi è del settore.

Sa di magia per chi chiude gli occhi quando inala il profumo di un libro e per chi, semplicemente, sogna.

©Erika Carta

Quid est Veritas?

Agosto 2018.

Una pioggia insolita aveva da poco finito di urlare, fuori, nello spazio aperto e bello dell’Antica Tonnara di Portoscuso.

Il Big Blue Festival si apprestava a terminare con una cena, tra ospiti, amici ed emozioni a caldo.

A un certo punto, Eleonora si alza in piedi e annuncia: “Per chi volesse cominciare a pensarci, il tema della prossima edizione della Fiera del Libro di Iglesias sarà… “Quid est Veritas?”.

Quid est Veritas? È la domanda che Ponzio Pilato rivolge a Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, chiedendo di “rendere testimonianza alla verità”.

Che cos’è la verità? Se lo si chiede a una sola persona, difficilmente si può ottenere risposta. O meglio, le parole dette dal singolo si perderebbero, come pochi granelli di sabbia che fanno mulinello assieme al vento. Nei quattro giorni appena trascorsi alla Fiera del Libro di Iglesias 2019, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda; di scomporre, sviscerare, analizzare e ricomporre la verità in ogni sua sfaccettatura; di guardarla da tutte le angolazioni. Ma questo viaggio comincia in un tempo che è difficile collocare con precisione.

Si potrebbe dire che “chi legge” è da sempre alla ricerca della verità, dove tra le parole scritte da altri spera di trovare uno spiraglio riflesso della propria, o al contrario uno schiaffo che risveglia la coscienza e sconfina in territori inesplorati, fomentando “il seme del dubbio”.

Per quanto ci riguarda, possiamo affermare di esserci aggregati, un giorno e di aver camminato fianco a fianco nella stessa direzione, se pure calcando passi differenti. Abbiamo cercato la verità nella “Cultura a km 0”, nella “Padrona della festa”, la nostra Terra, che sempre celebriamo nella sua giornata, il 22 Aprile. L’abbiamo trovata in ogni brandello lasciato per strada, nelle orme di un percorso che insieme ad altri non smetteremo mai di “Costruire”.

Vorrei partire da un concetto che considero fondamentale e che arriva dall’analisi fatta al connubio “verità e giustizia”, con uno sguardo profondo e di attenzione delicata a quello che dovrebbe essere punto di partenza della verità: l’ascolto. Mi correggo: il sentire. Prendersi carico delle verità altrui, farle proprie, per una comprensione a trecentosessanta gradi. Soprattutto per non diventare anestetizzati e sordi.

Abbiamo affiancato il tema della verità alla filosofia, a quel grande punto di domanda che si può considerare padre dell’attuale genere “noir”; alla scienza, alla poesia, alla lettura, quella silenziosa e quella ad Alta Voce; allo sport, anche quello estremo che è facile da giudicare, impossibile da comprendere appieno, pur ascoltando la testimonianza di un uomo, uno sportivo che ci ha parlato della sua “vita oltre”.

Ci siamo addentrati nel mondo scomposto e sempre più indecifrabile della comunicazione e dell’informazione che in un numero crescente di casi diventa disinformazione: vera bugia che pretende di vestire i panni di falsa verità.

Ci siamo resi conto di quanta verità è presente nei mondi immaginari disegnati con maestria dagli autori di graphic novel e di come, anche in questo caso, i messaggi vengano trasmessi attraverso forme d’arte differenti.

Abbiamo gettato reti su altre reti, guardato nascere e sigillato la collaborazione con Festiva Letterari che ci piace chiamare “gemelli”.

Un grande spazio di espressione e manipolazione consapevole è stato lasciato ai bambini, che loro, di verità, ne sono esperti osservatori e custodi. Forti delle nostre radici, ci siamo cullati nella storia e nelle tradizioni che ci contraddistinguono, apportando però nuovo sapere e sentendoci cittadini di mondi simili… se osservati tutti da vicino.

Come ogni anno, una particolare e sentita importanza è stata dedicata alla ricorrenza della Liberazione, nella giornata del 25 Aprile. Abbiamo pensato, letto, cantato di resistenza, e ascoltato parole rimaste impresse sulla carta così come sui cuori, per non permettere mai alla nostra memoria di stendere oblio su ciò che è stato. Siamo tutti un po’ “Giulia”: impariamo a sapere, a ricordare, a dissentire. Siamo tutti un po’ “Giordano”: impariamo a stare calmi.

Non so se, alla fine della fiera, abbiamo trovato una risposta alla nostra domanda, “Quid est Veritas?”, ma siamo sicuramente certi che non v’è unicità, ed è particolarmente stolto colui o colei che crede di conoscerla in toto, o peggio… di possederla. Come detto più volte, noi pensiamo che la Verità sia di tutti e che l’interrogativo possa rimanere aperto, ancora da scoprire. Soltanto muovendoci insieme potremo diventare esploratori e guide, sentirci coinvolti e mettere non un solo punto, ma creare sempre diversi e nuovi nodi nella medesima rete; seminare su terreni fertili di bellezza, lasciando al margine sterili aridità.

Posso dire che io immagino la verità come una delle entità più razionali che ci siano, eppure so che la mia parte affonda le sue (o le mie) radici in un groviglio inestricabile di emozioni e che sarà sempre questo il mio contributo alla verità collettiva.

Motivazione Ambulante

In queste giornate ho assistito a qualcosa che sa molto di magia ma che è tutto frutto di fatiche terrene.

Ho due parole. E ho deciso di usarle insieme.

Motivazione Ambulante.

Non si tratta di vivere sulle nuvole ed esser ciechi alla realtà. La vediamo bene, altroché. Non solo. Ce l’abbiamo sulla pelle, scotta e ci fa tremare. Prevalgono sentimenti di paura, disillusione e impotenza all’ordine del quotidiano.

Eppure, quando ci si ritrova seduti in cerchio a parlarne, credo si metta in atto la prima forma di lotta buona che rende le cose possibili.

Soltanto il fatto di esserci, non soltanto occupando una sedia ma presenti per davvero, insieme a quella passione e determinazione che muovono l’animo e alla voglia di mettersi ancora e sempre in gioco, assume un valore senza eguali.

Chi resiste e chi consapevolmente, nonostante faccia male, invece sa che deve prendere un’altra strada.

Spesso è necessario soltanto guardare le cose da un’altra prospettiva, da un punto di vista che sia al di fuori del vortice di nero in cui per inerzia, tante volte, ci muoviamo.

Ieri, oggi, il nostro LA del pianoforte è stato, come qualcuno l’ha definita, l’energia vulcanica di Chiara Cuttica che ha eruttato parole e idee di senso, una appresso all’altra. Progetti concreti. Scappatoie da attraversare per affrontare la realtà. Dietro ognuna di queste cose, c’è il lavoro di chi ci vede e ci crede.

Diciamocelo chiaramente… una piccola realtà, non può diventare grande dall’oggi al domani. Soprattutto non si può pensare che questo avvenga senza sacrifici e tentativi.

Eravamo tutti lì a raccogliere piccole perle di entusiasmo, ancora semi da piantare e di cui prenderci cura, sperando sempre di poter godere, un giorno, di fiori sbocciati e prati enormi a perdita d’occhio.

Perché non provarci di nuovo, ancora, in altri modi che magari non avevamo considerato? In certi casi, anche se per brevi lassi di tempo, l’unione fa la forza.

Mi fa venire voglia di crederci. Sempre di più.

Ci sarebbero tante parole che mi verrebbe da urlare ad ALTA VOCE, ma ce n’è una che gira di bocca in bocca, verso chi ha iniziato, da chi cerca di portare avanti l’inizio e viceversa. Rimbalza e diventa sempre più grande. GRAZIE.

Erika Carta

Fiera Off per la Giornata della Memoria

Nel weekend che verrà, per celebrare la Giornata della Memoria, la Fiera Off della Fiera del libro di Iglesias è lieta e orgogliosa di ospitare l’autrice e giornalista Daniela Palumbo.

Si comincerà Sabato 26 Gennaio alle ore 18:00 presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, con la partecipazione della Storytelling Libreria Sala da tè. Avremo l’onore di conoscere IN ANTEPRIMA NAZIONALE il nuovo libro di Daniela Palumbo: “A un passo da un mondo perfetto”, Il Battello a Vapore Edizioni Piemme. Interverranno: il Sindaco di Gonnesa, Hansel Cabiddu, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Federica Olla, l’Assessore al Turisnìmo, Simone Franceschi.

A seguire, Domenica 27 Gennaio, alle ore 18:00 presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias replicheremo con la presentazione del libro “A un passo da un mondo perfetto”. Inoltre i bambini della ex 5°A della Scuola Primaria di Via Roma ci parleranno del libro “Fino a quando la mia stella brillerà” di Liliana Segre, coautrice Daniela Palumbo, Edizioni Piemme. Dialogherà con l’autrice Enrica Ena. Con la collaborazione della libreria Mondadori Bookstore di Iglesias.

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”

Liliana Segre.

Siamo tutti invitati a riflettere, ancora e sempre, su questo importante tema.

Tra pace e dolore

E’ esattamente così che ci siamo sentiti al terzo appuntamento del gruppo di lettura In Libro Veritas, per l’Argo Circolo Letterario.

Sospesi tra la pace e il dolore che emergono dalle pagine di “Una giornata dall’aria antica”, edito dalla Graphe.it.

12 Novembre 2003. Attentato a Nassirya. C’è la Brigata Sassari in quel campo, missione di pace…

L’autrice Antonella Serrenti ha dato voce al suo dolore di madre, alla paura che ha provato in quei momenti concitati dove vacillava e lottava per credere fermamente alla convinzione che suo figlio stesse bene. Poi il sollievo e la paura che dopo anni è svanita soltanto per lasciare il posto al “timore di avere paura”.

Non solo la voce di una madre, ma tutti i racconti in cui l’autrice si è immedesimata, hanno scavato dentro ognuno di noi emozioni forti e contrastanti che sono venute fuori senza freni, vive e condivise.

Perché è sempre questo il potere della parola scritta e raccontata: un viaggio da un cuore a un altro. Ricchezza in circolo.

“E’ una strana giornata, tiepida, tersa ma di un colore che non so definire. Sembra che tutto abbia un’aria antica. Sì, ecco cos’è: una giornata dall’aria antica”.

Antonella Serrenti – Una giornata dall’aria antica.

E noi, cari amici lettori, prendiamo appuntamento al 5 Febbraio per un’altra avventura da scoprire. Ad aspettarci, il confronto “Tra realismo e allegoria” con “Il paradiso degli animali” di David James Poissant, edito da NN Editore.

Buona lettura.

Buon Anno da ArgoNautilus

Dicembre, si sa, è  mese di bilanci: uno spazio sospeso tra il tempo vecchio e quello nuovo, dove ti guardi indietro e acchiappi ogni momento vissuto per custodirlo dentro una valigia che porterai per sempre con te nei viaggi che ancora ti aspettano.

Ed è un bagaglio che pesa di cose belle, di quelle che fanno nascere le lucine  negli occhi e ti spronano a voler fare sempre meglio.

E allora, in attesa di muovere un primo passo pieno di fibrillante aspettativa e nuova speranza  nell’anno che verrà, guardiamocelo un po’ insieme questo 2018, che ancora è qua e ci regala gli ultimi granelli del suo tempo.

2018.

365 giorni nell’anno solare, 50 incontri culturali nell’anno della Fiera Off, la fase permanente e itinerante della Fiera del Libro di Iglesias. Dodici mesi che ci hanno arricchito mentre abbiamo cercato di diffondere l’importanza dei libri, della cultura e della salvezza che questa può e deve rappresentare.

G come Gioia e Gennaio:  Eleonora Carta porta alla Biblioteca Civica “Don Milani” di Falchera, Torino, “L’imputato” edito da Newton Compton.

F come Fratellanza e Febbraio: Al Mondadori Bookstore “I mulini” di Selargius, conosciamo lo scrittore Diego Galdino con il suo “Ti vedo per la prima volta” edito da Sperling e Kupfler. Alla Biblioteca Comunale di Uras, l’autore Gianmichele Lisai presenta “Proverbi e modi di dire della Sardegna” edito da Newton Compton.

M come Movimento e Marzo: l’autrice, amica, Antonella Serrenti racconta “Una giornata dall’aria antica” edito da Graphe.it alla Sala Consiliare del comune di San Giovanni Suergiu, al MIF di Muravera, il museo dedicato a Donna Francesca Sanna Sulis e a Giba, comune partner della Fiera del Libro di Iglesias. Antonio Maccioni, ospite e amico della Fiera del Libro di Iglesias presenta “101 cose della Sardegna che non puoi non sapere”, edito da Newton Compton, alla Storytelling Libreria Sala da Tè di Gonnesa.

Conosciamo l’autore Daniele Aristarco che all’Istituto Paritetico di Cagliari e alla Storytelling libreria sala da tè, inizia a raccontarci qualcosa sugli eroi del suo “Io dico no”, edito da Einaudi Ragazzi. Iglesias si veste di flashmob e nelle strade del centro storico che portano dalla Biblioteca Comunale Niccolò Canelles alle librerie, seguiamo i NO interpretati dai ragazzi dell’istituto superiore, capitanati dalla professoressa Federica Musu. I bambini di quinta elementare, della scuola primaria di Via Roma, di Iglesias, guidati dalla maestra Enrica Ena, preparano un’intervista per l’autore.

A come Amicizia e Aprile. Gli amici dell’associazione Chine Vaganti festeggiano 20 anni con il reading del libro “Certi Maestri”, alla Storytelling Libreria Sala da tè. L’autore Gianmichele Lisai torna per parlare dei suoi libri alla Biblioteca Comunale di Santadi e alla Caserma Allievi Carabinieri Trieste di Iglesias.

Il 22 Aprile ha inizio la terza edizione della Fiera del Libro di Iglesias, perno magico attorno e per il quale tutto si muove. Quattro giorni, fino al 25 Aprile, che diventano cuore pulsante delle attività di Argonautilus. Ma non solo. Si viene a creare un ambiente prolifico che prende vita nelle principali piazze del centro storico di Iglesias, si snoda tra le vie e le persone, si ripercuote nei giorni e nei mesi a seguire. Nascono amicizie, sinergie, terreni fertili per nuove collaborazioni.

M come Mare e Maggio. Argonautilus e la Fiera del Libro di Iglesias, partner del Superfestival al Salone Internazionale del libro di Torino. Un viaggio che è anche un sogno che si realizza, uno spazio nell’evento “Il mare intorno”,  per raccontare il percorso che abbiamo costruito attorno alla Fiera del libro di Iglesias.

L come Libertà e Luglio: Argonautilus partecipa all’evento nazionale Letti di notte, ospitato dalla Storytelling Libreria sala da tè di Gonnesa. A Portoscuso, Gianluca Ales ci racconta il suo “Quinto Round” edito da Imprimatur. L’autore, amico, Piergiorgio Pulixi torna a trovarci alla Storytelling Libreria sala da tè e a “Sa domu antiga” di Santadi, per raccontare il suo ultimo libro “Lo stupore della notte”, edito da Rizzoli. Con Platone, all’Electra Cafè Letterario, inauguriamo “Gli aperitivi Filosofici“, a cura della professoressa Federica Musu, che vedono Piazza Pichi a  Iglesias, gremirsi in una sera d’estate per sentir parlare di filosofia e responsabilità.

A come Aperitivo e Agosto: Continua la rassegna de “Gli aperitivi Filosofici” con Cartesio e la sua consapevolezza e con l’autonomia di Immanuel Kant. Un messaggio importante, in collaborazione con il Big Blue Festival, è stato il nostro NO alla plastica. Abbiamo cercato di sensibilizzare sulla questione dell’inquinamento, dando per primi il buon esempio. I nostri aperitivi sono stati oltre che filosofici, anche ecologici. Niente cannucce di plastica per i nostri drink, ma una valida alternativa: gli Ziti.

S come Seminare e Settembre: In collaborazione con il Comune di Iglesias e Legambiente, partecipiamo a “Puliamo il mondo” nella spiaggia di Masua. Andiamo incontro alla poesia, dandole nuova luce con Stefania Congiu e la sua prima raccolta “L’elefante tra gli ombrellini”. Un esordio ricco di emozioni alla Biblioteca Comunale di Iglesias e un percorso che continua alla Storytelling Libreria sala da Tè e sotto la luna piena nell’azienda agricola Donne Rurali di Villamassargia.

E’ Settembre quando viene inaugurata la sede di Argonautilus con il primo de “I mercoledì di Argonautilus“. Una festa dall’aria tropicale che saluta l’estate, dove scorrono fiumi di persone, parole e sangria. Abbiamo festeggiato insieme l’uscita del nuovo libro di Khaled Hosseini, “Preghiera del mare”, con la prefazione di Roberto Saviano, edito da Sem, Società Editrice Milanese. E in pochi mesi è diventato un appuntamento fisso che gira attorno ai libri,  un’occasione per incontrarsi e stare insieme, come sempre più spesso ci si dimentica di fare.

O come Obiettivo e Ottobre: Il secondo de “I mercoledì di Argonautilus” presenta il nascente Argo Circolo Letterario, con due gruppi di lettura: Fantadìa per i bambini e In Libro Veritas per gli adulti. E’ un percorso che si snoda da Ottobre a Maggio, con un incontro mensile in cui si parla di libri, lettura e laboratori per i più piccoli;  uno spazio aperto al dialogo sui diversi modi di “leggere” la vita. Molto importante la rinnovata collaborazione con le librerie aderenti alla Fiera del Libro di Iglesias: Mondadori Bookstore, Libreria Simona, Fumetteria Altrove, Libreria Duomo di Iglesias; Storytelling Libreria Sala da Tè di Gonnesa; Libreria Cossu di Carbonia.

N come Novità e Novembre: Comincia effettivamente l’attività dell’Argo Circolo Letterario, con il primo incontro dei due gruppi di lettura e con un evento extra realizzato in collaborazione con la Fumetteria Altrove di Iglesias. “Mondi Altrove, uno sguardo alle graphic novel e all’opera di Neil Gaiman “Sandman”, a cura di Cristian e Serena. La Biblioteca Comunale di Iglesias ospita “Il viaggio incantato” di Claudia Desogus. Dal 25 al 29 Novembre siamo stati lieti di avere con noi un gradito ritorno: l’autore, amico Daniele Aristarco, in quattro, intense giornate, che sembra siano cominciate molto tempo fa e che difficilmente potranno dirsi finite.  Abbiamo macinato ore e chilometri nei comuni del Sulcis, spingendoci fino alla provincia di Oristano. Iglesias, Gonnesa, Santadi, Tratalias, Portoscuso, Villamassargia, Zeddiani. Siamo entrati in punta di piedi nelle  scuole elementari, medie e superiori; nelle  biblioteche e librerie dei comuni partner della Fiera del libro di Iglesias. Guidati dal suo libro “Fake, non è vero ma ci credo” , abbiamo cercato insieme a Quesalid, una o più possibili risposte alla domanda: “Che cos’è la verità?”.

E mentre l’eco di una canzone che è stata colonna sonora della Fiera del Libro di Iglesias 2018, risuona ancora forte nelle orecchie

…ma tra la partenza e il traguardo…
in mezzo c’è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è silenziosamente
costruire

le nostre menti sono già proiettate a quello che sarà il tema della prossima edizione, la Fiera del libro di Iglesias 2019, “Quid Est Veritas?”

D come Doni e Dicembre: la sala Lepori ospita Clelia Martuzzu con il suo libro “Un volo nel passato” edito da Condaghes. Torna a trovarci l’autrice Cristina Caboni che porta il suo nuovo libro “La stanza della Tessitrice” alla Storytelling libreria sala da tè per un firmacopie accompagnato da un buon tè ealla Biblioteca Comunale di Iglesias. Antonio Maccioni nel comune di Portoscuso, presenta il suo nuovo libro “I luoghi e i racconti più strani della Sardegna” edito da Newton Compton. Alla Storytelling Libreria Sala da Tè di Gonnesa ci siamo riuniti per la seconda edizione del “Tè letterario sotto l’albero”. Ci siamo scaldati attorno a tazze fumanti e letture a tema. Mercoledì 19 Dicembre ha chiuso questa carrellata di eventi con l’ultimo  “Mercoledì di Argonautilus” dell’anno dove abbiamo trasmesso un messaggio importante che speriamo abbia fatto breccia ovunque: “Per Natale regalate libri”. Molti autori, editori e librai, amici e partner della Fiera del Libro di Iglesias, ci hanno regalato brevi videoclip in cui hanno consigiato uno o più libri da lasciare sotto l’albero. In questo giorno di festa, nella sede di Argonautilus ci siamo scambiati sorrisi, abbracci, doni. Ci siamo scambiati libri e tacite promesse per il futuro. E così, con il cuore pieno ma inspiegabilmente leggero, siamo pronti a salutare quest’anno e tutto ciò che abbiamo costruito, insieme. E senza smettere mai di esplorare, partiremo alla ricerca della Verità. Siete tutti invitati a venire con noi, per sentirci parte di una rete sempre più solida e intraprendere insieme un nuovo viaggio, pieno di scoperte.

Nella breve attesa, Felice anno a tutte e tutti voi da Argonautilus.

© Erika Carta

Tra sostanza e apparenza

Martedì 4 Dicembre 2018.

Non eravamo al lavatoio del sesto piano di Via Grotta Perfetta 315, ma lo stesso ci siamo riuniti, nella sede di Argonautilus a parlare ancora di libri.
È nato e trascorso così il secondo appuntamento del gruppo di lettura In Libro Veritas.
Il tempo si è messo in circolo insieme alle parole e alle idee.
Controverse, animate.
Chi con uno sguardo fugace, chi in punta di piedi o di prepotenza, tutti ci siamo comunque intrufolati in un condominio che non era nostro ma che forse un po’ lo è diventato.
Abbiamo sbirciato le luci accese in ognuna di quelle case, ci siamo fatti portavoce e giudici di altre vite, irreali ma non troppo.

“E oggi mi sembra che nessuna donna oltre a me, è mai diventata Mamma”.

Abbiamo conosciuto quella scellerata di Maria e seguito la piccola Mandorla nelle sue strampalate famiglie. Tina Polidoro che cena con l’immaginazione; Lidia e Lorenzo che non riescono a scindere l’amore dal male che si infliggono; Caterina, donna e Samuele, bambino; Paolo e Michelangelo che si aggrappano uno all’altro in spazi diversi; la famiglia Barilla, specchio di apparenze.
Porcomondo, la paura del diverso.

Al riparo dal mondo per un po’, abbiamo lasciato comunque nuove impronte, che seppure minuscole, rimarranno impresse dentro noi stessi e almeno vicine a chi ci sta intorno.

Vorrei Vorrei Vorrei…
Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri. Dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male”.

Le luci nelle case degli altri.
Chiara Gamberale.

E poi, ci siamo detti la frase di congedo più bella che possa esserci, per salutare questo nostro Dicembre letterario:

“Ci vediamo a Gennaio”.

        

 

         

 

 

 

 

 

Qualcosa di tutto. Argonaute a Roma.

Vi siete mai guardati negli occhi?

No, non guardati allo specchio, che quello è facile… lo fanno tutti.

Proprio negli occhi, intendo.

A me è capitato nel viaggio in treno che mi riportava all’aeroporto.

I bordi del mondo fuori dal finestrino si sono scoloriti e allora ho incrociato il mio sguardo, ho messo a fuoco me stessa.

Non ho potuto far altro che sorridere, ancora.

Quel che ci ho visto dentro sono state le lucine di autentica gioia che in nessun modo posso, né tanto meno voglio nascondere.

 

Qualche settimana prima avevo ricevuto una telefonata: “Vieni a Roma?”

Quante volte ci avevo pensato, a quella Roma vista soltanto una volta, desiderio inconscio e realtà imprigionata nel cuore per sempre.

“Impossibile” avevo risposto.

Ma la spinta alla vita, certe volte, fa tutto da sé.

Siamo partite, in veste per metà Lettrici e per metà Argonaute, che poi è un po’ come dire che siamo partite così, come siamo.

Qualcosa era nell’aria, Qualcosa stava per succedere.

E non una cosa qualunque, una cosa abbastanza.

Qualcosa di Troppo, come sempre quando  ci sono in pista le emozioni che ballano.

Come la principessa nata da Qualcuno di Importante e Una di noi, ma ancora prima dalla penna di Chiara Gamberale.

Sarebbe stato troppo poco lasciarla soltanto scritta tra le pagine di un libro.

L’abbiamo vista nel suo ingresso sopra il palco di un teatro, il Piccolo Eliseo, gridare: IO ESISTO!

Siamo arrivate mentre il cielo di Roma piovigginava leggero.

Bizzarro come cambia la percezione del tempo quando si è felici. Il mio si dilata.

Tutti abbiamo il cuore a groviera, per qualcosa di brutto che ci è accaduto. Ma se impariamo a lasciare in pace quel buco e a vederlo come un passaggio segreto non ne saremo sovrastati e rimarrà lo spazio per tutte quelle cose luminose che ci carezzano.

Qualcosa è accaduto. Incontri inaspettati e piacevoli chiacchierate. Incontri vecchi e sempre belli. Incontri nuovi, fatti di sorrisi, abbracci e dediche. Poche parole scambiate su terreni promettenti. Sogni incrociati che forse prima temevo persino di avere. Se me lo avessero raccontato non ci avrei creduto che in un sabato qualunque sarei stata seduta sulla poltrona di un teatro a parlare di libri.

La fede è un concetto così controverso, eppure esiste. E la mia è credere fermamente al potere di questo ammasso di carta e parole. E a ciò che irradia tutto intorno.

E poi… poi Roma.

Antica città, grondante di bellezza che di nuovo mi ha lasciata senza fiato. La meraviglia di scoprirne la grandezza  passeggiando sulle sue strade come fosse la prima volta, i piedi dolenti e gli zigomi all’insù.

Dietro ogni angolo un’immensità che riempie gli occhi.

Quanti se ne sono posati sulle tue pietre di storia.

Luci nuove, luci riflesse.

Un giorno durato un minuto o forse una vita intera, fuori da ogni tempo.

 

Siamo tornate alla base inevitabilmente più ricche, come sempre accade quando si intraprende un viaggio.

E in valigia con noi abbiamo portato nuovi SÌ di speranza per il futuro.