Un vocabolo per la Fiera del Libro di Iglesias, e perché. La parola agli ospiti.

Ylenia Bagato

*SINERGIA*

“Iglesias è un albero che affonda le radici in una terra antica e meravigliosa, è insieme di persone che lavorano con tenacia e attenzione, come i cloroplasti che nelle foglie trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, così Argonautilus porta cultura e respiro. È questo che vogliamo noi di Festival Giallo Garda dalla Rete PYM appena nata con Iglesias e Elba Book Festival: essere sinergia per una cultura rinnovata e vincente”.

Federica Calosso

*PERIFERIA*

“Falchera è un quartiere molto periferico di Torino dove ha sede il Circolo sardo Sant’Efisio, un luogo forse addirittura più periferico del quartiere Paraguay a Iglesias, con cui ha molti punti in comune. Anche la Sardegna è in qualche modo regione periferica dell’Italia. Spesso è proprio dalle zone più lontane e meno conosciute che nascono idee, spunti, suggestioni che poi dilagano altrove e attecchiscono bene, come la verdissima macchia mediterranea dell’isola che si allarga sulle strade. Così sta accadendo per la Fiera del Libro di Iglesias a cui quest’anno ho avuto l’onore di partecipare con il mio libro “Falchera Pietra Alta e Villaretto. Borghi fuori porta” edito da Graphot a Torino. Giornate intense e davvero interessanti che mi hanno dato la possibilità di conoscere una parte della terra sarda che non avevo mai visto, con i suoi abitanti, le sue tradizioni e le sue idee innovative per il futuro. Un grazie sincero ed un arrivederci”

Matteo Mereu

*NOSTOS*

“In greco significa ritorno. In epica rappresentava il ritorno dei guerrieri e degli eroi dalle imprese. Per me rappresenta il ritorno dei sardi a casa”.

Daniele Mocci

*VIVA*

“La cosa più bella della Fiera del Libro di Iglesias è la Fiera del Libro di Iglesias.
In quattro edizioni è diventata parte di me, parte dei miei impegni e dei miei pensieri. È lì, come un dato di fatto, come una di quelle cose inamovibili che facciamo (o che ci capitano) nel corso di un anno. Sia che faccia caldo, sia che faccia freddo.
Inamovibile ma non immutabile. È una creatura viva. Una creatura che cresce e che si evolve non solo nei quattro giorni di aprile in cui si apre al pubblico. Lo fa durante tutto il corso dell’anno, senza soluzione di continuità. Il merito è dell’associazione Argonautilus e, ancora meglio, delle persone che l’hanno creata e che la nutrono con pazienza e costanza.
Anche quest’anno la Fiera del Libro di Iglesias mi ha regalato stimoli, incontri e amicizie. Anche quest’anno ha alimentato le mie passioni per la scrittura, la lettura, i fumetti, i confronti e le diversità. Anche quest’anno mi ha coinvolto e mi ha fatto sentire parte di una bellissima esperienza di gruppo.
E allora non importa se in quei quattro giorni di aprile piove, fa vento o c’è il sole. Quel che importa è che ci sia la Fiera del Libro di Iglesias”

Marianna Cadeddu

*ACCOGLIENZA*

“Accoglienza come apertura, perché si è presa cura delle persone, delle idee, delle prospettive, perché ha unito in un’unica grande sinfonia tanti adulti che confrontandosi sono cresciuti e tanti bambini che con il loro modo semplice e genuino i guardare il mondo sono i custodi della verità”.

Giufà Galati

*SCAMBIO*

“Scambio come quello che c’è stato tra gli ospiti che vicendevolmente si sono “ospitati” durante questi giorni. Scambio di linguaggi tra poesia, giornalismo, prosa e musica. Scambio di accenti e dialetti italiani e, infine, scambio di idee, di parole e di abbracci”.

Il nostro Gioco del Mondo.

“Il tempo vola, quando leggi”.

“Finché scrivete ciò che desiderate scrivere, questo è tutto ciò che conta”.

“La letteratura contemporanea ha un compito antico: mostrarci quello che abbiamo sotto gli occhi”

Camminando per il Salone Internazionale del Libro di Torino, capita di fermare i propri passi davanti a frasi, citazioni come queste.

Pit stop di consapevolezza.

“Non puoi comprare la felicità, ma puoi comprare un libro che è praticamente la stessa cosa”.

Felicità. È sempre, esattamente questa, la parola che spicca tra le tante nella mia testa, quando penso ai libri. Lettere che rimbombano al suono delle centinaia, migliaia di voci che in questi giorni hanno fatto da sottofondo al mio incedere.

I libri. Ammassi di carta, storie, prodotti commerciali, certo.

Eppure, c’è tutto un mondo che si muove intorno. Dannatamente bello e maledetto.

E movimento, ora, mi sembra la parola più adatta a descrivere ciò che è la Fiera del Libro di Iglesias. Per il secondo anno, ospite dello spazio Super Festival al Salone Internazionale del Libro, per l’evento “Il mare intorno”, non a caso. Sul monitor scorrevano le immagini della quarta edizione della nostra Fiera appena trascorsa, immortalate da Valentino Film the Life, e al tavolo sedevano Eleonora Carta, Maurizio Cristella, Marco Belli, Riccardo Cavallero e Mara Facchetti a parlare di ciò che è stata e a cosa ha portato. Perché è importante l’evento in sé, ma forse ancor più, l’effetto che genera in seguito. E man mano che procede lungo il corso del tempo, la Fiera del Libro di Iglesias evolve, cura i rapporti instaurati e si apre a nuove conoscenze aggiungendole alla rete, che si fa sempre più solida.

E proprio al Salone Internazionale del Libro di Torino è stata presentata la neonata Rete Pym.

Rete di Fiere e Festival che si svolgono indipendentemente in vari punti del territorio italiano e che si uniscono come stelle di una costellazione, in gemellaggi che sanno di buono, che operano insieme per diffondere la lettura come strumento di benessere individuale e sociale.

Fiera del Libro di Iglesias, Elba Book Festival, Festival Giallo Garda, Piccolo Festival dell’Animazione di Pordenone.

Luoghi, isole, piazze, città… persone, perché è da lì che si parte.

Ed è importante essere consapevoli, dall’interno e all’esterno, che si può e si deve crescere, e che per far in modo che ciò sia possibile è necessario unire le forze, incontrarsi, parlarne, raccontarsi.

Immancabilmente, i libri e tutto ciò che è costruito intorno a questi, sono potente veicolo di diffusione, cassa di risonanza che produce di continuo sistemi di causa ed effetto, e perché no, che genera sempre “gioia a profusione”.

E quale luogo, fisico e non, meglio del Salone Internazionale del Libro di Torino, può accogliere tutte queste realtà dinamiche?

Micro mondo, sospeso in una dimensione che seppur caotica, o forse proprio per questo, sa di Gioco del Mondo per chi è del settore.

Sa di magia per chi chiude gli occhi quando inala il profumo di un libro e per chi, semplicemente, sogna.

©Erika Carta

Quid est Veritas?

Agosto 2018.

Una pioggia insolita aveva da poco finito di urlare, fuori, nello spazio aperto e bello dell’Antica Tonnara di Portoscuso.

Il Big Blue Festival si apprestava a terminare con una cena, tra ospiti, amici ed emozioni a caldo.

A un certo punto, Eleonora si alza in piedi e annuncia: “Per chi volesse cominciare a pensarci, il tema della prossima edizione della Fiera del Libro di Iglesias sarà… “Quid est Veritas?”.

Quid est Veritas? È la domanda che Ponzio Pilato rivolge a Gesù nel Vangelo secondo Giovanni, chiedendo di “rendere testimonianza alla verità”.

Che cos’è la verità? Se lo si chiede a una sola persona, difficilmente si può ottenere risposta. O meglio, le parole dette dal singolo si perderebbero, come pochi granelli di sabbia che fanno mulinello assieme al vento. Nei quattro giorni appena trascorsi alla Fiera del Libro di Iglesias 2019, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda; di scomporre, sviscerare, analizzare e ricomporre la verità in ogni sua sfaccettatura; di guardarla da tutte le angolazioni. Ma questo viaggio comincia in un tempo che è difficile collocare con precisione.

Si potrebbe dire che “chi legge” è da sempre alla ricerca della verità, dove tra le parole scritte da altri spera di trovare uno spiraglio riflesso della propria, o al contrario uno schiaffo che risveglia la coscienza e sconfina in territori inesplorati, fomentando “il seme del dubbio”.

Per quanto ci riguarda, possiamo affermare di esserci aggregati, un giorno e di aver camminato fianco a fianco nella stessa direzione, se pure calcando passi differenti. Abbiamo cercato la verità nella “Cultura a km 0”, nella “Padrona della festa”, la nostra Terra, che sempre celebriamo nella sua giornata, il 22 Aprile. L’abbiamo trovata in ogni brandello lasciato per strada, nelle orme di un percorso che insieme ad altri non smetteremo mai di “Costruire”.

Vorrei partire da un concetto che considero fondamentale e che arriva dall’analisi fatta al connubio “verità e giustizia”, con uno sguardo profondo e di attenzione delicata a quello che dovrebbe essere punto di partenza della verità: l’ascolto. Mi correggo: il sentire. Prendersi carico delle verità altrui, farle proprie, per una comprensione a trecentosessanta gradi. Soprattutto per non diventare anestetizzati e sordi.

Abbiamo affiancato il tema della verità alla filosofia, a quel grande punto di domanda che si può considerare padre dell’attuale genere “noir”; alla scienza, alla poesia, alla lettura, quella silenziosa e quella ad Alta Voce; allo sport, anche quello estremo che è facile da giudicare, impossibile da comprendere appieno, pur ascoltando la testimonianza di un uomo, uno sportivo che ci ha parlato della sua “vita oltre”.

Ci siamo addentrati nel mondo scomposto e sempre più indecifrabile della comunicazione e dell’informazione che in un numero crescente di casi diventa disinformazione: vera bugia che pretende di vestire i panni di falsa verità.

Ci siamo resi conto di quanta verità è presente nei mondi immaginari disegnati con maestria dagli autori di graphic novel e di come, anche in questo caso, i messaggi vengano trasmessi attraverso forme d’arte differenti.

Abbiamo gettato reti su altre reti, guardato nascere e sigillato la collaborazione con Festiva Letterari che ci piace chiamare “gemelli”.

Un grande spazio di espressione e manipolazione consapevole è stato lasciato ai bambini, che loro, di verità, ne sono esperti osservatori e custodi. Forti delle nostre radici, ci siamo cullati nella storia e nelle tradizioni che ci contraddistinguono, apportando però nuovo sapere e sentendoci cittadini di mondi simili… se osservati tutti da vicino.

Come ogni anno, una particolare e sentita importanza è stata dedicata alla ricorrenza della Liberazione, nella giornata del 25 Aprile. Abbiamo pensato, letto, cantato di resistenza, e ascoltato parole rimaste impresse sulla carta così come sui cuori, per non permettere mai alla nostra memoria di stendere oblio su ciò che è stato. Siamo tutti un po’ “Giulia”: impariamo a sapere, a ricordare, a dissentire. Siamo tutti un po’ “Giordano”: impariamo a stare calmi.

Non so se, alla fine della fiera, abbiamo trovato una risposta alla nostra domanda, “Quid est Veritas?”, ma siamo sicuramente certi che non v’è unicità, ed è particolarmente stolto colui o colei che crede di conoscerla in toto, o peggio… di possederla. Come detto più volte, noi pensiamo che la Verità sia di tutti e che l’interrogativo possa rimanere aperto, ancora da scoprire. Soltanto muovendoci insieme potremo diventare esploratori e guide, sentirci coinvolti e mettere non un solo punto, ma creare sempre diversi e nuovi nodi nella medesima rete; seminare su terreni fertili di bellezza, lasciando al margine sterili aridità.

Posso dire che io immagino la verità come una delle entità più razionali che ci siano, eppure so che la mia parte affonda le sue (o le mie) radici in un groviglio inestricabile di emozioni e che sarà sempre questo il mio contributo alla verità collettiva.

Motivazione Ambulante

In queste giornate ho assistito a qualcosa che sa molto di magia ma che è tutto frutto di fatiche terrene.

Ho due parole. E ho deciso di usarle insieme.

Motivazione Ambulante.

Non si tratta di vivere sulle nuvole ed esser ciechi alla realtà. La vediamo bene, altroché. Non solo. Ce l’abbiamo sulla pelle, scotta e ci fa tremare. Prevalgono sentimenti di paura, disillusione e impotenza all’ordine del quotidiano.

Eppure, quando ci si ritrova seduti in cerchio a parlarne, credo si metta in atto la prima forma di lotta buona che rende le cose possibili.

Soltanto il fatto di esserci, non soltanto occupando una sedia ma presenti per davvero, insieme a quella passione e determinazione che muovono l’animo e alla voglia di mettersi ancora e sempre in gioco, assume un valore senza eguali.

Chi resiste e chi consapevolmente, nonostante faccia male, invece sa che deve prendere un’altra strada.

Spesso è necessario soltanto guardare le cose da un’altra prospettiva, da un punto di vista che sia al di fuori del vortice di nero in cui per inerzia, tante volte, ci muoviamo.

Ieri, oggi, il nostro LA del pianoforte è stato, come qualcuno l’ha definita, l’energia vulcanica di Chiara Cuttica che ha eruttato parole e idee di senso, una appresso all’altra. Progetti concreti. Scappatoie da attraversare per affrontare la realtà. Dietro ognuna di queste cose, c’è il lavoro di chi ci vede e ci crede.

Diciamocelo chiaramente… una piccola realtà, non può diventare grande dall’oggi al domani. Soprattutto non si può pensare che questo avvenga senza sacrifici e tentativi.

Eravamo tutti lì a raccogliere piccole perle di entusiasmo, ancora semi da piantare e di cui prenderci cura, sperando sempre di poter godere, un giorno, di fiori sbocciati e prati enormi a perdita d’occhio.

Perché non provarci di nuovo, ancora, in altri modi che magari non avevamo considerato? In certi casi, anche se per brevi lassi di tempo, l’unione fa la forza.

Mi fa venire voglia di crederci. Sempre di più.

Ci sarebbero tante parole che mi verrebbe da urlare ad ALTA VOCE, ma ce n’è una che gira di bocca in bocca, verso chi ha iniziato, da chi cerca di portare avanti l’inizio e viceversa. Rimbalza e diventa sempre più grande. GRAZIE.

Erika Carta

-Giallo in libreria-

“In una sera di Marzo, mentre fuori il sole comincia a sciogliere i cuori ibernati dal freddo inverno, accade che alcuni personaggi dei libri si ridestino dalle pagine ingiallite per fare visita alla Storytelling Libreria Sala Da Tè

Ma la serata prende una piega inaspettata. Mentre vengono sorseggiati tè e infusi, in un clima conviviale, improvvisamente la libreria si tinge di GIALLO!

Tra i libri si consuma un omicidio.

Ogni personaggio ha un movente.

Pennywise incarna le paure, Emma Bovary si sente giudicata, Jay Gatsby offeso perché la libraia non è mai andata alle sue feste, Romeo e Giulietta non sopportano che lei preferisca altre tragedie alla loro. Annie Wilkes non trova il libro del suo autore preferito e Mr. Hyde cerca la sua pozione. Anna Karenina è gelosa e Scrooge non tollera che a Marzo ci sia ancora una stella di Natale in libreria. Mattia Pascal teme che la sua fuga possa essere sabotata.

Ma… CHI HA UCCISO LA LIBRAIA?

Emma Bovary ci ha tentato. Ha provato a farle assaggiare il suo tè corretto al veleno; ma Jay Gatsby che ha visto tutta la scena è intervenuto, salvando la libraia.

E intanto Pennywise si aggirava nei paraggi.

Anche Annie Wilkes ci ha provato: non trovando il libro del suo autore preferito, in un impeto di rabbia, ha scaraventato a terra diversi libri, scagliandone uno anche contro la libraia. L’ha mancata per un soffio, colpendo però Scrooge che in quel momento stava accanto alla stella di natale. I due sono poi andati via insieme (?).

E intanto Pennywise si aggirava nei paraggi.

Anna Karenina non ha retto alla gelosia ma invece di uccidere la libraia ha deciso di farla finita scappando dalla libreria e andando a prendere (in faccia) il treno Iglesias-Cagliari delle 19.15 al binario 1.

Romeo e Giulietta hanno capito che l’unico modo per contrastare la rabbia è…l’amore. Così si sono appartati sul retro ma prima hanno nascosto un libro (L’imputato).

Mr. Hyde è troppo impegnato a cercare la sua pozione per accorgersi di quello che accade intorno a lui.

Intanto la libraia riconosce Mattia Pascal e decide di scrivere una lettera a sua moglie, Romilda, per informarla del fatto che lui si trovi in libreria. L’uomo se ne accorge e tenta di bloccarla ma lei scappa accartocciando la lettera tra le mani. Mattia Pascal la insegue per ucciderla, sta per strozzarla, e questa volta la paura è davvero troppa.

I contorni sfumano alla vista e la libraia si accascia. Muore di spavento ma soltanto dopo aver visto per l’ultima volta Pennywise che si aggirava nei paraggi”.

E’ trascorsa così la giornata di ieri, 7 Marzo, alla Storytelling di Gonnesa. La libreria, in collaborazione con l’Argo Circolo Letterario, ha organizzato il “Giallo in libreria”, una serata dedicata all’ospite d’onore, Eleonora Carta, che ha presentato il suo saggio edito da Graphe.it, “Breve storia della letteratura gialla“.

Il resto è stato tutto un gioco di ruoli, di personaggi saltati fuori dai libri, di indizi ed enigmi, tra un bicchiere di vino e un muffin al cioccolato.

Quella che doveva essere una gara spietata è diventata un bellissimo gioco di squadra che ha visto gli ospiti interagire e soprattutto RIDERE.

Perchè questa era la parola d’ordine, la prima regola da rispettare. E non è stato difficile. Quando si gioca e si torna un po’ bambini ogni cosa assume una sfumatura divertente e colorata, in questo caso, di giallo!

A un passo da un mondo perfetto

Sono tempi frenetici quelli in cui viviamo. La vita ci corre a fianco rimbalzando nel virtuale. Siamo spettatori, indifferenti per lo più. Brancoliamo nel buio seguendo l’unico filo fiocamente illuminato: l’inerzia. Eppure, ci sono dei momenti che ci costringono a rallentare, a fermare il vortice… a pensare. L’occasione è arrivata con le celebrazioni per la giornata della memoria. È sempre un dolore sordo ricordare, leggere, sentir parlare di quello che fu la Shoah. Ma non solo è giusto parlarne, è necessario.

Argonautilus e la Fiera del Libro di Iglesias hanno voluto ospitare, con onore, la scrittrice e giornalista Daniela Palumbo che come lei stessa sostiene, ha fatto i conti con la reale, profonda empatia per quella sofferenza, già all’età di 13 anni. Età di domande, dove tra tutte ce n’è una che ancora oggi rimane senza risposta.

Perché?

Però Daniela Palumbo indaga, si cala tra le sfaccettature che stanno attorno all’orrore. Non può descriverlo in maniera diretta ma la delicatezza che contraddistingue la sua narrazione arriva dritta e forte ai cuori. Dei più giovani e non solo. E apre quelle crepe di cui lei parla nel suo ultimo libro, A un passo da un mondo perfetto, edito da Il Battello a Vapore, Edizioni Piemme.

Sabato 26 Gennaio, presso la Sala Consiliare del Comune di Gonnesa, in anteprima nazionale, abbiamo presentato questo suo ultimo lavoro.

Al centro della vicenda c’è Iris, una bambina tedesca che smetterà ben presto di vivere nel mondo felice che ha sempre conosciuto. Suo padre ricopre il ruolo di Vicecomandante in un campo di concentramento vicino a Berlino, sua madre come la maggior parte del popolo cade in quella trance di odio ingiustificato, nello spazio grigio dove la folla si muove, in massa, senza distinguere la realtà dal sogno patriottico di un folle.

Iris però coi suoi occhi curiosi e svegli di bambina incrocia lo sguardo di un prigioniero ebreo, Ivano, e ci vede dentro esattamente quello che lui è: un essere umano. Si pone delle domande, giuste, legittime e in tutta la violenza che la circonda a un passo da casa, ha la fortuna di incontrare dei piccoli punti luce che fanno da riflesso al suo. L’istitutrice Helga, sua nonna Lena, Gerolf e lo stesso Ivano.

Si porterà per sempre nel cuore il senso di colpa, eppure nel suo piccolo con le crepe, le domande, con ogni gesto d’amore e per ogni volta che ha provato sdegno e vergogna, ha contrastato un po’ di quell’odio disumano.

Domenica 27, abbiamo replicato la presentazione di A un passo da un mondo perfetto nella Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Iglesias e il valore aggiunto sono stati gli alunni della ex classe 5^A della Scuola Primaria di Via Roma, che dopo cinque anni sotto la guida della maestra e coordinatrice degli eventi Enrica Ena, hanno costruito un lavoro autonomo per raccontarci Liliana Segre. Sono proprio loro lo specchio di quelle domande che è giusto e necessario porsi, anche oggi. Sono lo scudo all’indifferenza, invitano a guardare avanti e non a voltare la faccia dall’altra parte.

Veicolo di tutto questo, ancora una volta e sempre, i libri. La letteratura, che come la stessa Daniela Palumbo sostiene, ci permette di fare esercizio, di immedesimarci in punti di vista diversi dai nostri e di riportare questo germoglio di empatia anche fuori, nel mondo reale.

E ci lasciamo con una frase, tratta dal libro A un passo da un mondo perfetto, che più di tutte ha fatto breccia in noi.

“Quando vedi un uomo a terra, chiunque sia, non ti vergognare a sentire su di te il suo dolore, come ti capitava con il prigioniero ebreo all’inizio. Non te ne vergognare mai. Neppure se è ebreo, Iris. È questo sentire la sofferenza dell’altro che ci rende esseri umani”.

Daniela Palumbo

“Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”.

Liliana Segre

Gioia a profusione

“Non sto più nella pelle”.

Mi è sempre piaciuta questa espressione, trovo sia la descrizione che più si avvicina a come sta davvero la realtà, alcune volte.

Senti che qualcosa custodito profondamente nel tempo, scalpita con frenesia battendo più forte perfino del cuore. Si proietta fuori, verso ciò che sarà ma che ancora non è.

Chiassoso, difficile da contenere. Abbatte gli argini e straripa in libertà.

Non sto più nella pelle.

Poi succede che il volume esterno i cui decibel non si possono quantificare, sfuma fino a diventare sussurro unanime, quasi playback.

Non senti nient’altro che brividi in quella pelle ricongiunta finalmente a te stesso.

Succede, quando entri al Salone Internazionale del libro di Torino.

E ti rendi conto dell’immensa fortuna e di “come spesso basti un viaggio, pochi

grammi di coraggio”, per varcare la porta di un sogno.

144.386, scrive il direttore Nicola Lagioia. Anime come te, riunite sotto il tetto del Lingotto Fiere a camminare tra padiglioni di libri e persone, in flussi multidirezionali.

È pazzesco.

Diventa un luogo amplificato, senza tempo. Ti muovi veloce cercando di tenere il passo con gli occhi che schizzano fuori per cercare di carpire ogni dettaglio.

Ogni tanto una voce nella testa ti ricorda che sei davvero lì, perché non è facile crederci.

Te ne vai stanco, ti duole ogni muscolo, fischiano le orecchie, se chiudi gli occhi vedi pile di libri e passi svelti.

Vorresti riposarti a un certo punto, ma sei una bomba di energia sull’orlo dell’esplosione, che quando esplode ti rende suscettibile e insopportabile.

Ma poi ridi. Di gioia a profusione.

Succede tutto questo e di più quando oltre ad andare per la prima volta al Salone internazionale del libro di Torino, ci vai con un gruppo che non è soltanto un’Associazione Culturale, ma una rete di amici. Un gruppo di Argonauti coraggiosi che stanno gettando basi solide per creare qualcosa di sempre più grande: la diffusione della cultura, la cultura del libro, della lettura, della condivisione e della costruzione di mondi perpendicolari e paralleli.

La Fiera del Libro di Iglesias 2018, partner del Superfestival, diventa una goccia nel grande mare di una realtà come quella di Torino, in questa sua 31esima edizione.

Il mare intorno.

Ispirato al romanzo dell’autore sardo Giulio Angioni, è questo il titolo dell’evento che vede il cuore pulsante di Argonautilus raccontare cosa c’è sotto l’organizzazione di una fiera letteraria in una città come Iglesias. In particolare il balzo di crescita che ha fatto in questa sua terza edizione, guidata dal tema Costruire – Nec sine labore.

E si ricrea un po’ di quella magia.

Ancora una volta a riunirsi in festa, per narrare, sono state le persone. L’Assessore alla Cultura, vicesindaco di Iglesias Simone Franceschi; Marco Belli, Livio Milanesio, Chiara Cuttica, Diego Galdino, Daniele Aristarco: autori ed editori presenti in Fiera a Iglesias, che sono arrivati come ospiti e sono andati via come amici hanno raccontato la loro esperienza, mentre in sottofondo scorreva il video, realizzato da Valentino Film the Life, dei quattro giorni di Aprile in cui si è svolta. Momenti immortalati e salvati per sempre.

Tutto questo ha portato davvero un’altra boccata di orgoglio.

Ha arricchito notevolmente il bagaglio con cui ero partita, incontro a questa nuova avventura. C’è sempre tempo per emozionarsi, per imparare, ricevere e donare.

C’è sempre vita nello spazio culturale.

©Erika Carta

#EffettoFiera

Avete presente quando da bambini si imparano le parole? Con il tempo diventano parte di noi, ne abbiamo piena la testa, le pronunciamo all’occorrenza, ne conosciamo il significato.

Ma vi è mai capitato che un vocabolo prendesse vita?

A me è successo con la parola COSTRUIRE.

Il contesto è stato la Fiera del libro di Iglesias.

Arrivata alla terza edizione, la fiera si svolge in quattro giorni nel mese di Aprile. Sono giorni in cui le piazze del centro storico pullulano di energia, che se stai bene attento, la puoi sentire a fior di pelle. Quest’anno ho potuto toccare con mano ciò che sta dietro le quinte. Ho assistito e partecipato al graduale dipanarsi della trama celata dietro la realizzazione di un evento che non è fine a se stesso.

È stato come se ogni forza impiegata in questo lavoro avesse depositato di volta in volta, di mese in mese, qualcosa di sè.

Come il muro che abbiamo innalzato nel corso della manifestazione: un muro fatto di libri per simboleggiare che mattone dopo mattone insieme si può costruire, unire e non dividere.

Costruire-Nec sine labore.

Costruire-Non senza fatica: il tema scelto per raccontare questa terza edizione.

Parole che ho visto esplodere davanti ai miei occhi, in ogni sfaccettatura; un concetto emerso in tutti i  punti del ricco programma, articolato in colazioni d’autore, inaugurazione di mostre, incontri con autori, animazione alla lettura e diversi laboratori.

Progetti e flashmob con protagonisti i ragazzi degli istituti superiori di Iglesias, impegnati nell’alternanza scuola lavoro, che hanno lavorato con dedizione portando avanti la riscoperta di valori e ideali, costruendo emozioni, passione per i libri, consapevolezza assieme a guide motivate e competenti.

Tavole rotonde dove a discutere sono stati autori, editori, librai, giornalisti, geologi, fotografi, assessori alla cultura che nei loro dibattiti hanno gettato le basi per costruire ancora coscienza, identità, cultura, coscienza ambientale.

Ma è stato aggirarsi tra le vie che collegano le piazze coinvolte, in mezzo agli stand e le installazioni a tema create dai ragazzi delle scuole, a portarmi dentro la reale magia che eventi come questo creano, con un sano sistema di causa-effetto.

Aggregazioni di persone e idee, scambi di cultura dove le differenze si evidenziano ma coesistono in un terreno neutro di crescita.

A fare da sfondo pittoresco: Iglesias, città che affonda le sue radici nella storia, ma che cambia volto, diventando fulcro di energia potentissima in cui si respira aria fresca di novità, consapevolezza e voglia di cambiare.

Concludo con una citazione di Niccolò Fabi che inconsapevolmente ha prestato il testo di una sua canzone come colonna sonora di questa edizione:

“E in mezzo c’è tutto il resto. E tutto il resto è giorno dopo giorno. E giorno dopo giorno è silenziosamente costruire.”

©Erika Carta