Nel mio universo che, grazie al cielo, circa dieci anni fa ho scoperto essere compreso e condiviso anche da altri, quando qualcosa colpisce, entusiasma, affascina… se ne scrive. Quando qualcosa disorienta, tormenta, terrorizza… se ne scrive. 

Ultimamente, io e Eleonora Carta ci siamo confrontate molto su questo punto, naturalmente affine.

Perciò, comprendo la sua esigenza ora, di mettere nero su… rosso, questo saggio per la collana Parva della Graphe.it Edizioni.

Breve storia della letteratura weird

Io so solo, e per puro caso, che weird vuol dire strano.

Non sapevo esistesse una letteratura dedicata. O meglio, non che fosse chiamata così. Beatissima ignoranza, che permette di imparare, grazie alle parole di altri, a dare i nomi alle cose che non si conoscono.

Ora, penso di aver capito che tutte le volte che ho letto o guardato qualcosa che mi ha fatto dire a voce alta: “ma cosa sto leggendo?” “ma cosa sto guardando?”, probabilmente ho avuto anche fare con il weird.

In questo libro, che andrà ad aggiungersi al mio forziere di tesori e gioiellini della stessa collana, Eleonora Carta dà una definizione o meglio una non definizione di cosa sia la letteratura weird. Diciamo che individua la chiave.

Proprio questa distonia, il mancato allineamento tra quel che ci aspettiamo e quel che troviamo, è la vera chiave, perché altera gli elementi base del nostro immaginario e smuove qualcosa nelle profondità del nostro inconscio.”

La perturbazione è un concetto che diviene  strumento molto utilizzato, per esempio, anche in psicoterapia, tant’è che l’autrice nelle prime pagine, riferisce l’indagine sulla definizione di weird, data da Sigmund Freud. Non è semplicemente qualcosa che disturba appena, il perturbante è una manifestazione dello spaventoso che proviene da ciò che ci è familiare. Sembra una contraddizione in termini. 

Ma questo succede quando il confine tra fantasia e realtà si fa sottile.

Ed è straniante non sapere più quale sia la differenza o dove finisca uno e cominci l’altro.

Straniante e affascinante.

Quale modo migliore di sviscerarne i concetti se non esplorando la letteratura.

Perno, H.P. Lovecraft, attorno al quale, prima durante e dopo, si muovono autori e autrici che si cimentano sul genere, in modi differenti, derivanti dal contesto storico e culturale ma anche da una benedetta contaminazione l’un con l’altro. 

Come Stephen King, emulato da molti ma che ammette felicemente di essere stato influenzato da tutto ciò che Lovecraft ha mai scritto.

Risulta un lavoro di ricerca e di studio davvero interessante e curioso, anche per i non addetti ai lavori.

Fosse per me, passerei in rassegna a mia volta, tutto ciò di cui ha parlato Eleonora ma direi che ve lo risparmio per lasciarvi il piacere di entrarci da voi. 

Posso dire che ho lasciato dei cuoricini segnati con la matita accanto al sublime di Burke; al gotico  che giunse a conferire pregio al disordine, bellezza al caos, significato all’assenza di equilibrio; a Bram Stoker e Oscar Wilde; a Lord Dunsany che non conoscevo; a Ray Bradbury già, giustamente, infastidito dal politicamente corretto di cui, nel 1994, disse: È il vero nemico dei nostri tempi. È controllo del pensiero e della libertà di parola.

A Borges, a IT, Murakami e Dino Buzzati. 

E mentre avanzavo nella lettura, certa di aver ormai preso familiarità con il genere ho aspettato di veder comparire (con successo) anche lei, Shirley Jackson.

Ho capito più a fondo che quando si vive un momento, che sia storico o personale, di forte cambiamento e quindi, immancabilmente di inquietudine e disagio, può nascere qualcosa di nuovo, che prima non c’era. 

E che, il santo compito della letteratura è quello non di spiegarlo o di risolverlo ma di elaborarlo.

Infine non posso non citare quel qualcosa che è stato un ottimo compagno di viaggio, nel volo Catania-Cagliari: il weird di Twin Peaks. Quando qualcosa ci appassiona fortemente non è poi così difficile che avvenga un contagio buono. 

E io, ne sono stata totalmente, volutamente contagiata.

Grazie, Eleonora.

Erika Carta