Mi pare quasi scontato che leggere un libro come questo mi riporti esattamente all’età della protagonista, quindici anni o giù di lì, quando me ne stavo in balia del vento che non aveva ancora nessuna forma, a metà tra la certezza che avrebbe potuto assumerne migliaia oppure nessuna e rimanere così.

Era già capitato con “La ragazza che amava Miyazaki” e ora che il magico trio è tornato, lo confermo: questi libri possiamo, dobbiamo, leggerli tutti.

Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua firmano un nuovo romanzo, con le pagine dai bordi color mare, e dentro, tutta la loro energia, triplicata.

Lo scrivono anche per chi, come me, è profondamente affezionato a ogni età della propria vita. Mi rivedo, con molta tenerezza, nella mia cameretta a leggere i libri presi in prestito dalla biblioteca o scambiati tra i banchi di scuola, quando pur avendone il sentore non avevo ancora ben realizzato quanto leggere mi sollevasse la vita.

Così, i ricordi di allora e le emozioni di adesso si  mescolano di nuovo tra le pagine, a quelli di Anna Ji-eunn Lee, una ragazza italo-coreana che da Seoul si è trasferita a Milano e vive con il padre e la nonna mentre sua madre è rimasta per un po’ in Corea.

Anna deve affrontare il divario geografico, la nuova scuola e una solitudine che è di tutti, a quell’età. Nelle notti insonni, si nasconde dietro l’anonimato del suo food blog Pop&Poem e di giorno, senza averlo chiesto, è protetta dalle spalle larghe di Alex Ferrari, il compagno più popolare.

Tra le righe, soffiano come vento due sensazioni: angoscia e leggerezza, che sono proprie dell’adolescenza e che le due autrici e l’autore sanno riportare nel ritmo della narrazione.

Sono trattati temi di un certo peso come il bullismo, la lontananza, la rabbia, il senso di colpa, la malattia, il dolore, il suicidio, la morte.

Poi però c’è il potere magico del “jeong: quegli atti di gentilezza non richiesti che i coreani chiamano abbracci invisibili”; c’è Mirabilia, il ricettario segreto della nonna.

C’è la musica, lo sport, le poesie, le serie tv. Ci sono un paio di elementi che, appena li leggi, ti senti connessa prima ancora che vengano spiegati, perché non hai bisogno di alcuna spiegazione, perché se non sono di tutti… sono di molti e tu, sei in quella moltitudine: gli  Eggo Waffle, ed è subito Undi e Hopper, di Stranger Things; l’ombrello giallo, ed è subito Ted di How I met your mother; la tv accesa all’ora di pranzo ed è subito La signora in giallo.

Appartenenza.

C’è una casa, due città, l’aroma del caffè, un genitore rifugio.

Un’amicizia inaspettata, frivola e sincera, lo sguardo fermo e dolce di un’insegnante che lascia il segno, una bussola, la libellula, l’amore timido, sciocco e profondo come può essere soltanto a quindici anni.

E ci sono i cambi di prospettiva, la crescita.

C’è tutto quello per cui vale una lettura immersiva e lenta allo stesso tempo, in meno di ventiquattro ore.

Le immancabili ricette, alla fine.

E la speranza che ogni adolescente, come lo sono stata io, possa trovare il suo spazio sicuro ovunque creda, sempre.

Erika Carta