Quest’anno per le nuove letture di ArgoCircolo Letterario, dopo aver pensato ai libri da proporre e averne trovati tre, mi sono resa conto che stagnavo un po’ nella scelta degli altri titoli che completassero la rosa.
Così ho chiesto aiuto ai lettori stessi… chi, meglio di loro. E nei gruppi, tra i vari consigli, le idee, i desideri di leggere questo o quello, è venuto fuori il nome di Andrea Camilleri.
Nello specifico, “La forma dell’acqua”.
Ci ha messo poco meno di qualche secondo per fermarsi nella mia attenzione e affermarsi nella scelta.
Andrea Camilleri, il centenario dalla nascita.
Andrea Camilleri, il documentario che ho guardato da pochissimo, riconoscendo voci, luoghi, persone.
Andrea Camilleri, la Sicilia.
Lo so che è grande. Lo so, perché me l’hanno detto.
Non è la prima volta che al Circolo lo leggiamo.
Tempo fa, forse quando i gruppi di lettura erano soltanto due e si riusciva ancora a leggere libri diversi in uno e nell’altro, a Gonnesa leggemmo “L’altro capo del filo”.
Io, non lo avevo letto mai. Mi dissero che avrei potuto trovare il linguaggio un po’ difficile all’inizio ma che ci avrei fatto presto l’abitudine. E così fu. Mi era piaciuto ma ecco, non aveva lasciato chissà quale segno.
Che bello, sapere ora com’è che andrà a finire questa mia storia.
Lume d’alba non filtrava nel cortiglio della Splendor […]
Ed eccolo qui. L’incanto.
“che a me m’era parso un verso, non l’incipit di un romanzo.”
Scrive Antonio Manzini nella nota del libro del 2025 Prima edizione “Cento anni di Andrea Camilleri”, Sellerio.
Sì, caro Antonio, l’incanto di un verso. E di quelli a seguire, tutti, fino alla fine.
“Non mi ricordo dove te ne eri andato, Andrea, né se fuori c’era la luce o era già buio […] Invece mi ricordo dove ero io. A Vigàta. Che non esisteva, ma io l’avevo capito che era un po’ Porto Empedocle e quelle erano le tue strade […] E Salvo. Coi baffi e i capelli spettinati, omu di liggi nella Sicilia che t’eri inventato e che era più vera di quella vera.”
Continua Manzini, in queste parole che tutte sono un Grazie, per il Maestro.
Ho pensato, stupidamente, “quando finisco di leggerlo, lo recensisco per ArgoCircolo”.
Ma quando mai! Come si recensisce Camilleri? Ma nemmeno se lo leggessi da quarant’anni, e non fossi arrivata, invece, a quarant’anni a leggerlo, leggerlo davvero, per la prima volta!
Andrò soltanto a ruota di emozioni, come sempre.
Certi libri, arrivano quando devono arrivare, e questo l’ho capito da un bel po’, ormai. E l’ho ampiamente detto, ridetto, scritto e condiviso.
E se in passato mi rabbuiavo, rendendomi conto di arrivare spesso parecchio “in ritardo” su molte cose, ora so che il tempo è sempre stato relativo e che soltanto io ho il compito, il dovere e soprattutto il diritto di custodirlo, così, come e quando arriva a me.
Scoprire ciò che altri hanno già scoperto, gioire dove altri hanno gioito, provare meraviglia di fronte a cose che di meraviglia riflessa ne hanno fatto tesoro, non rende mai la mia esperienza personale meno bella.
Anzi. Se per me è nuovo, ha in più il valore aggiunto di uno sguardo che cambia, che assume una consapevolezza diversa davanti a cose che ho visto solo in superficie, che altri mi hanno raccontato con le loro emozioni.
Ora le comprendo, le condivido. Ora sono anche mie. Ed è bellissimo.
Per esempio, mentre scrivo sono seduta sul divano a casa mia, sotto la libreria, ma vorrei essere di nuovo ad Agrigento, in via Atenea a fare una foto che ho già fatto e che non ho capito, se non negli occhi di qualcun altro.
Vorrei tornare a Porto Empedocle a sentire daccapo tutto quello che mi è sfuggito.
Ci si può avvicinare ancora così tanto, a ciò che è già arrivato dentro il cuore e ci è rimasto, senza chiedere?
Evidentemente sì, perché non c’è mai fine, credo, allo spazio per la bellezza.
Che è un po’ come l’acqua…
«Questo sta a lei scoprirlo, se ne ha voglia. Oppure può fermarsi alla forma che hanno fatto prendere all’acqua».
«Qual è la forma dell’acqua? »
«Ma l’acqua non ha forma!» dissi ridendo: «Piglia la forma che le viene data».
