Dopo la fine della Fiera del Libro di Iglesias mi sento proprio come una navigante che lascia per un po’ il mare (d’acqua o di emozioni, vedete voi) e approda in ciò che resta. E quello che resta, sempre, come elemento tangibile di quanto è successo, sono i libri.

Impossibile, quindi, stare realmente fermi. Il viaggio continua e questa volta è una vera e propria caccia. Una Caccia ai tesori.

Aldo Dalla Vecchia, curatore dell’antologia, la definisce in vari modi: Nostra Signora del Giallo, o Il nostro Archimede Pitagorico. Io ho avuto modo di incontrarla dal vivo poche volte (purtroppo), in un territorio neutro se così possiamo dire, che poi neutro non è, il Salone del Libro di Torino. E ho capito subito quale forza lascia quando passa, questo tornado buono. Scompiglia e meraviglia.

Laura Marsadri. 

Ideatrice di qualcosa che non è solo pagine scritte, pubblicate da iSenzaTregua, dentro una meravigliosa copertina, a cura di Marco Petrella. 

Laura, direttrice artistica del Festival Giallo Garda, partner della Fiera e arteria pulsante della Rete Pym, ha ideato un’esperienza totalizzante.

I diciassette racconti di questa antologia sono il risultato di una vera scoperta e in alcuni casi riscoperta di posti nella Valle Sabbia, provincia di Brescia, dove, come dice Marco Belli, direttore artistico di Elba Book Festival, altro partner e altra arteria pulsante della Rete Pym, “non c’è niente da vedere”. 

E invece… 

Tutte voci differenti che oltre ad abitare fosse anche per qualche ora il luogo che raccontano, vedono oltre e permettono a noi lettori di esperire, quasi, lo stesso. 

Ho avvertito una certa pace, dopo giorni di tempesta (emotiva). Ho avuto l’impressione di trovarmi subito davanti all’acqua, alla natura talvolta impetuosa, talaltra silenziosa, che però se guardata davvero e ascoltata, può cambiare anche il punto di vista più interno. Ho letto di leggende che si mescolano al quotidiano, ho sentito il freddo della neve e il calore di un focolare acceso, ho pensato che forse potrei mangiare qualcosa del cibo di cui si parla (se è senza glutine e ahimè, non ha squame né pinne). 

Poi Laura ha avuto un’altra trovata geniale. Alla fine di ogni racconto ha fatto lasciare due pagine bianche con un titolo che ho rubato per questa mia pseudo recensione emotiva. Echi di viaggio.

E io questo spazio bianco l’ho riempito, perché non posso farne a meno. Soprattutto se quello che leggo mi lascia qualcosa come ciò che mi ha trasmesso questa antologia. 

Laura, ora mi rivolgo direttamente a te, anche se presumo di arrivare in ritardo rispetto alle tue idee galoppanti: un po’ di spazio l’ho lasciato ancora e vorrei riempirlo dopo aver visto di persona questi luoghi che pulsano di vita e di storia, nascosti, magici. 

Propongo un tour per i lettori, mappa di Cecilia Lunghi alla mano, pronti, partenza… via! 

Erika Carta