di Barbara Sessini

“C’è un filo rosso, anzi, nero, che parte dalla strage dimenticata di Alkamar – uno snodo fondamentale della storia recente del nostro Paese – e che unisce cinquant’anni di misteri italiani”. Così Lucio Luca, vicecapo redattore di Repubblica e scrittore, ha presentato il 22 aprile scorso, nella prima giornata dell’undicesima edizione della Fiera del Libro di Iglesias, il caso
di cronaca su cui è incentrato il suo libro “L’ultima spiaggia” pubblicato da Compagnia editoriale Aliberti. Ad accompagnarlo con le domande, nella cornice di Piazza Pichi, il giornalista Stefano Lamorgese.
Il libro parla dell’assalto alla caserma di Alcamo Marina, in provincia di Trapani, la notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1976, in cui furono uccisi da un commando l’appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo. Le indagini puntarono al terrorismo rosso e furono arrestate quattro persone, che confessarono costrette da ore di torture. Negare successivamente il loro coinvolgimento di fronte ai magistrati fu per decenni inutile: Giovanni Mandalà morì in cella, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo scapparono in
Sudamerica e Giuseppe Gulotta, voce narrante del libro di Lucio Luca, subì un calvario
giudiziario che durò 36 anni, di cui 22 in carcere da innocente, fino a quando la revisione del
processo non scagionò tutti.
Il meccanismo riparatorio parte da una trasmissione televisiva, Blu notte. “Carlo Lucarelli, nel
2007, decide di dedicare una puntata a tre episodi, uno dei quali è la strage di Alkamar. La
nipote di Gulotta fa qualche ricerca nel forum internet della trasmissione, imbattendosi in un
commento di una persona sotto pseudonimo che dice di sapere tutto su quella notte. La
Procura di Trapani viene avvertita”. Renato Olino, ex brigadiere, racconterà ai pubblici
ministeri cosa ha visto e sentito durante le indagini sulla strage e i metodi utilizzati. La sua
testimonianza dà il via al processo di revisione.
Appurata l’innocenza di Gulotta e gli altri, la strage resta però senza colpevoli e per le due
vittime non c’è tuttora neanche una verità giudiziaria. Resta però il “filo nero”, che passa per
l’omicidio di Peppino Impastato e la sua carpetta verde sulla quale c’era scritto Alcamo
Marina, mai restituita alla famiglia dopo le indagini, per il delitto del colonnello Russo, dei
giornalisti Mauro Rostagno e Mario Francese, soprattutto per Gladio che proprio a Trapani
aveva basi logistiche, fino ad arrivare al traffico di rifiuti in Somalia e alle uccisioni di Ilaria
Alpi e di Miran Hrovatin. Una storia di legami e di coincidenze pirandelliane in cui, a dirla con
le parole di Stefano Lamorgese, “la letteratura è sempre in agguato”.
Il mestiere del giornalista e quello del magistrato sono diversi e una storia plausibile può non
trovare spazio nelle aule giudiziarie. “Questo è un libro che non dà risposte – precisa Lucio
Luca – ma che pone molte domande, che poi è il compito dei giornalisti. È un po’ come
quando nei giornali di enigmistica si uniscono i puntini e apparirà qualcosa. Io invito il lettore
a unire i tanti puntini che ci sono in questo libro”.
“Nel tessuto sbrindellato, rammendato, forse anche irrimediabilmente macchiato della storia
repubblicana – ha concluso Stefano Lamorgese – sono storie come queste, che mettono
insieme i pezzi di un complesso puzzle della nostra vita, che ci aiutano a tirarne fuori un
senso”.

