-EDITORIALE-

C’è un tempo in cui restare fermi non è più possibile, ma muoversi senza una rotta diventa un rischio. È in questo spazio instabile che prende forma Naviganti, il tema che accompagnerà il lavoro della Rete PYM nel 2026.
Il navigante non cerca scorciatoie né approdi facili. Accetta l’attraversamento, legge i segni, mette in conto l’incertezza. Sa che la direzione non è mai definitiva e che orientarsi richiede responsabilità. È una figura antica e insieme attualissima, che parla a chi scrive, pubblica, legge, costruisce immaginari in un tempo dominato dalla velocità e dalla semplificazione.
Oggi le rotte culturali sono spesso imposte: dal mercato, dalle icone, da orizzonti che promettono sicurezza ma chiedono rinunce. Navigare, allora, diventa un gesto di resistenza. Significa scegliere di interrogarsi sul senso del movimento, sul rapporto tra identità e cambiamento, sul confine fragile tra ciò che decidiamo e ciò che subiamo.
Navigare non è governare il mare. È restare in ascolto, accettare che ogni parola sia parziale, che ogni approdo sia provvisorio. Le rotte dei naviganti sono fatte di storie, desideri, paure. Non sempre possono essere cambiate, ma possono essere comprese.
E forse è proprio questa, oggi, la rotta più necessaria.