di Barbara Sessini

Quello di Daniele Serra alla Fiera del Libro di Iglesias è un ritorno: era già stato ospite in
passato e nel 2022 ha disegnato la locandina della settima edizione. L’autore, che si è
raccontato tra traguardi raggiunti e lavori futuri, ha presentato “Le avventure di Arthur
Gordon Pym” di Edgar Allan Poe, che ha illustrato per un editore francese e che in Italia è
stato portato dalla casa editrice L’Ippocampo.
“Un romanzo – ha spiegato Eleonora Carta – perfettamente nelle corde di Daniele, e che ci è parso necessario in questa edizione della Fiera a tema Naviganti perché è una storia che parla di mare, di un viaggio iniziato quasi per scherzo e trasformatosi in un’avventura che si muove tra la realtà, l’immaginario e altri mondi”.


Arthur Gordon Pym si imbarca clandestinamente a bordo di una baleniera e dopo
una serie di disavventure in mare scampa a un naufragio e viene salvato dall’equipaggio di
un’altra nave con cui andrà alla ricerca di terre inesplorate.
“Da isolano, da amante dei libri che trattano di mare, sono sempre stato molto attirato dal
disegnare navi, tempeste – afferma Serra – e questo libro mi ha dato la possibilità di
esprimermi totalmente da questo punto di vista. Il romanzo, che avevo letto quando avevo
sedici anni e che ho riletto due volte per illustrarlo, rimane attuale, ha una forza che non si è
persa nel tempo, ha una costruzione interessantissima e l’ultima cosa che fa è annoiare,
anche se ha una prosa dell’Ottocento”.
Serra parla della sfida che è stata, per lui, disegnare una storia così intensa, fatta di
inquietudini suscitate sia da dettagli, cosa in cui Poe è maestro, che da eventi straordinari
come il cannibalismo. “Mi sono concentrato più sul lato avventuroso, sul cercare di dare
emozioni. Secondo me meno si vede, più la mente va con la fantasia: le illustrazioni devono
aiutare ad aprire nuove strade alla storia stessa, a creare nuove visioni. Penso che questo
sia l’aspetto più interessante quando illustri un libro. C’è ancora una concezione del libro
illustrato per adulti molto didascalica, si tende a illustrare solo i classici, si osa poco. Invece
si può ibridare e rendere la cosa molto più interessante, come si fa nei libri per l’infanzia”.
La tecnica utilizzata da Daniele Serra è l’acquerello a mano.
“Non uso tecniche digitali. Per me l’idea del foglio e del pennello è un rituale. Uso acquerelli che si possono trovare in ogni cartoleria e pennelli standard, non sono un tecnicista della strumentazione perché penso che lo strumento debba parlare lui stesso. A volte uso pennelli molto rovinati e il fatto che il
pennello sia rovinato trasmette qualcosa. L’acquerello in particolare poi ha un elemento che
è l’acqua, che è incomprensibile in qualche modo nel momento del lavoro. Si muove, non si
può gestire del tutto. Di conseguenza, questo comporta un aspetto improvvisativo molto
forte. È una lotta, una lotta da cui tu devi uscire vivo”.